Uncategorized

secondo me no.

venivo al lavoro stamattina, che son finite le ferie era ora, ascoltavo i notiziari alla radio diceva radiodue che in spagna inaugurano una mostra dedicata a federico fellini il regista.

ricordava radiodue che nel 1960 quando è uscito il film la dolce vita, di federico fellini il regista, in spagna era stato censurato dal regime franchista, sosteneva inoltre radiodue che dopo questa censura franchista, se oggi fosse ancora vivo fellini sarebbe doppiamente contento e onorato di questa mostra dedicata a lui in spagna.

posso sbagliare, ma secondo me mica tanto.

che se era ancora vivo federico fellini il regista, con tutte le rotture di balle che gli han procurato i franchisti che lo censuravano, così come quelli del vaticano che lo scomunicavano, se era ancora vivo altro che onorato, andava fin là gli cagava davanti al portone della sede espositiva.


chest pain waltz pt.V

quella cosa che ho raccontato una volta che mi hanno intervistato, ne parlavo qui in un post che si chiama un ricco omaggio un ricco tributo un ricco noscimento, ho raccontanto che l’amica psicologa di una mia amica aveva detto che secondo lei per affrontar la vita ho bisogno di alcuni strumenti, senza faccio fatica. la fotografia, la scrittura, la musica. la psicologa diceva anche che le donne le uso come degli strumenti. che lì sul momento quando è saltata fuori questa cosa un po’ mi ero spaventato. che intanto il verbo usare, riferito a una donna che mi piace, che fastidio. e poi anche strumento, addirittura. che parola brutta.

e invece aveva ragione, la psicologa.

che mi sono accorto, la signorina che in questi giorni non c’è e io di notte non dormo niente. la uso come uno strumento. quando c’è, intendo. si capisce quindi perchè non dormo.

in pratica, fa da apparato filtrante.

funziona così, quando dorme nella mia spalla, magari a lei sembra che sta solo dormendo, e invece fa una cosa bellissima neanche si accorge respira l’aria, la butta fuori e quell’aria la respiro poi io. prende il mondo, se lo tira dentro e poi lo fa uscire con il suo profumo addosso.

ecco. di notte, respirare l’aria senza che prima l’abbia filtrata lei, mi passa la voglia di dormire.

che poi chissà come la prende, che scrivo pubblicamente queste cose un po’ innamorate, conoscendola è facile che prima di salir sull’aereo per tornare qua mangia un panino con la cipolla.

non sarebbe neanche la prima volta.


chest pain waltz pt.IV

io vivo col nervosismo. che ci son delle volte il nervosismo mi entra nel corpo, comincia a spaccare tutto quello che trova.

ai tempi delle superiori facevo il liceo classico andavo in giro a scrivere nei bagni, col pennarello indelebile, hysteria magistra vitae, ora questo non c’entra ma mi è venuto in mente.

il nervosismo non saprei stare senza mi serve per fare le cose. per dire, le fotografie, senza il nervosismo, non riuscirei a farle bene. che ho lavorato con diversi fotografi, con diversi studi fotografici, quando stavo bene, che era tutto tranquillo, tutto filava liscio, facevo delle gran foto di merda. inguardabili, proprio. quando invece sto male, a fotografare, che son tormentato, dei capolavori.
poi ci son delle volte che il nervosismo non riesco a farlo andare dalla parte che vorrei, si trasforma in panico. quando ho un problema che non riesco a risolverlo, comincio a pensare solo a quel problema lì, non ne vengo più fuori. che delle volte sento parlare della gente che ha gli attacchi di panico. non lo so se i miei son proprio degli attacchi di panico. so solo che comincio a girare avanti e indietro per casa penso solo al mio problema che non riesco a risolvere non dormo più.
in queste settimane, un po’ capolavori, un po’ panico.

in casa mia vive anche un cane, lo sanno tutti, la ozy, me l’hanno regalata più di due anni fa è un cane di razza è una bull terrier. che sarebbe uno di quei cani che usano per i combattimenti ha la mandibola più potente al mondo invece la ozy è un cane buonissimo. non lo dico mica per dire, è proprio un cane buono. allora, in queste settimane, vado in giro con ozy, la gente ha paura del mio cane, invece dovrebbe aver paura di me.

queste storie quando si parla dei cani, ho notato, in genere raccolgono l’interesse solo delle persone che gli piacciono i cani, quelli che i cani non gli piacciono, si disinteressano immediatamente smettono di leggere.

comunque. ieri, due volte.

sono uscito la mattina sono andato con ozy alla plurisecolare mostramercato degli uccelli di serravalle, a vittorio veneto, la fanno a ferragosto, c’erano gli uccelli, ozy scodinzolava, c’eran delle poiane, ozy scodinzolava, gli scoiattoli, i rettili, le galline, i gatti africani, i dobermann, che alla plurisecolare mostramercato degli uccelli di serravalle vengono un po’ tutti, mica solo gli uccelli, ozy scodinzolava con tutti quanti. è divertente andare in giro con ozy.
a un certo punto ci è venuta fame, ero con lello potete chiedere a lui vi dice che è andata proprio così, ci fermiamo alla cassa per prendere dei panini, vicino alla cassa c’era uno che si beveva una birra con la sua morosa e con un cane grosso nero, tipo un pitbull, ozy scodinzolava al pitbull, questo qua si è messo a dirmi ebbè? allantanati che si mordono! ma con un tono, mi ha dato proprio fastidio non ci ho visto più non avevo nemmeno voglia di discutere gli ho detto io devo far lo scontrino se il tuo cane è cattivo vedi di levarti tu dai coglioni. l’ho guardato in un modo che ha capito che se diceva ancora una parola gli saltavo addosso e lo mordevo io. mi son girato per fare lo scontrino. lui si è levato dai coglioni.
poi la sera ero in giro per la plurisecolare mostra dell’artigianato a cison di valmarino, non è vero che è plurisecolare, la fanno solo da trentanni c’era pieno di gente ozy scodinzolava a tutti quanti. c’era pieno anche di forze dell’ordine, lungo il viale c’erano anche due dell’anarcotici con i cani antidroga. che si vede che alla mostra dell’artigianato la gente ci va per spaccarsi di canne io non avrei immaginato quando ero giovane fumavo le canne andavo a spaccarmi di canne nei centri sociali no alle mostre dell’artigianato. stavamo passeggiando c’era anche la duse, potete chiedere a lei vi dice che è andata proprio così, siam passati vicino a questi due dell’anarcotici, ozy scodinzolava ai cani antidroga e quello con la divisa mi dice ebbè? allontanati! che anche lì, un tono, dei modi, gli ho detto cattivo cosa c’è sto passeggiando, ti dà fastidio? e l’altro con la divisa, no sai, per evitare… per evitare cosa? gli ho detto allontanati tu, testa di cazzo. e ho tirato dritto. poi dopo mezz’ora li abbiamo incrociati ancora questi due dell’anarcotici coi cani, mi han visto arrivare, han cambiato strada.

quando non avevo ancora vent’anni vivevo coi miei genitori volevo far delle cose, mio padre c’eran delle volte che mi diceva finchè ti mantengo io decido io. e questa cosa mi faceva venire un nervosismo, mi entrava nel corpo, cominciava a spaccare tutto quello che trovava. avevo dei problemi grossi, gestire il rapporto con mio padre, che mi diceva che era lui a mantenermi, decideva lui, non ce la facevo più. sono andato via di casa ho iniziato a lavorare, a mantenermi da solo, a decidere io. poi una volta, è stato l’anno scorso, son tornato a bergamo un finesettimana mio padre aveva restaurato la macchina del nonno, che è poi la macchina che ho guidato per prima avevo sette anni, in sicilia, l’anno scorso mio padre l’ha restaurata mi ha detto allora ti va di provarla? siam partiti siamo andati a farci un giro io e lui appena fuori bergamo guidavo io, ad un certo punto eravam fermi a un semaforo l’ho guardato e per un momento mi è sembrato che avevamo la stessa faccia, che eravamo due persone uguali che stavano in una vecchia macchina a dire cose come senti che bel motore, senti come cambia bene le marce, mi è sembrato che in quel momento lì, finalmente dopo degli anni, io e mio padre avevamo fatto pace.


chest pain waltz pt.III

io, nella vita, avevo imparato che è meglio non dar retta alle previsioni del tempo.
e nemmeno agli oroscopi, ma ora non c’entrano, gli oroscopi.
poi, ogni tanto, mi fregano lo stesso.
tornavo a casa in macchina ieri notte diceva radiovenetouno, novantasette e cinquecento, che domani, sarebbe a dire oggi, in tutto il tevigiano arriverà il brutto tempo. da domani fino a ferragosto temperature basse e acquazzoni e diluvi. e io puttanavacca pensavo in macchina mentre tornavo a casa domani oltre a tutti i miei lavori volevo anche fare un giro in moto, tagliar l’erba del prato, adesso stai a vedere che fino a ferragosto tocca stare al chiuso coi diluvi e gli abbassamenti di temperatura.

poi questa mattina ho aperto gli occhi ho sentito dei tuoni, ho sentito che veniva giù acqua fuori dalla finestra, avevan ragione radiovenetouno, puttanavacca, novantasette e cinquecento, piove smetterà a ferragosto. mi son girato dall’altra parte ho dormito ancora un po’.

mi son svegliato dopo un’ora ho iniziato a fare i miei lavori al computer con un umore di merda che tanto fuori pioveva, fuori mica pioveva. mi son messo su anche una maglia che gli abbassamenti di temperatura, anche cinque sei gradi dicevan ieri radiovenetouno, novantasette e cinquecento, e invece fa caldo. a pranzo ho messo su un minestrone che mi par d’essere a novembre, a mangiare il minestrone di quei sudori. avevo proprio voglia di farmi un giro in moto quest’anno sta piovendo in continuazione, giri in moto ne sto facendo proprio pochi, fuori dalla finestra c’è il sole che spacca le pietre.

comincia a venirmi il dubbio che il servizio meteo di radiovenetouno, novantasette e cinquecento, ieri sera han preso una cantonata mica da ridere.

solo, ormai non posso farci niente mi son svegliato con questa testa che mi dice che fuori piove e fa freddo, non è vero fuori fa un caldo micidiale, non lo so se oggi riesco a farlo il giro in moto, falciare il prato.


chest pain waltz pt.II

una roba non tanto bella del vivere nei posti piccoli, tipo vittorio veneto, è che la gente chiacchiera e anche se tu di indole non sei tanto portato a farti i cavoli della gente, comunque devi conviverci in qualche maniera ogni tanto ti ci ritrovi coinvolto, nelle chiacchiere.
nel senso che poco fa ero a un concerto con un mio amico, si stava così bene a sentir la musica seduti in terza fila sulle seggiole di plastica, ad un certo punto al mio amico gli arriva un messaggio sul cellulare mi fa vuoi saper l’ultima notizia bomba?
mah. dimmi.
hai presente quella giovane che ti ciulicchiavi un paio di anni fa?
eh.
adesso sta col babbo della tua ex morosa.
ma dai.

che lì per lì mi ha sconvolto il giusto. più che altro per via del fatto che il babbo della mia ex morosa è un uomo talmente di merda talmente viscido che chiunque abbia un minimo di buongusto gli verrebbe voglia di appiccicarlo al muro dopo i primi venti secondi che ce l’ha davanti.

comunque, questa cosa mi ha sconvolto poi dopo, mentre ero in macchina, tornavo a casa. che ho riflettuto, mi è venuto in mente che un po’ tutte le donne con cui sono stato in passato, nel corso della mia onorata carriera, tutte queste donne hanno delle situazioni familiari che a vederle dall’esterno sono angoscianti. tutte delle storie di abbandoni, di padri che son scappati via, di mamme trottoline, di parenti nonni zii disgregati e oppressivi, delle merde incagabili. e mica solo queste due del chiacchieramento di poco fa, dico proprio anche le altre, di quei disastri che se un giorno decido di scriverci un libro magari vien fuori anche una roba interessante. e il problema non son tanto i genitori e parenti vari casinisti, no, più che altro son gli effetti devastanti che hanno avuto sulle donne con cui sono stato. da matti, veramente.

che poi mi direte e tu? che parli tanto, sarai mica messo meglio?

io, che parlo tanto, son devastato pure io, che discorsi, che la mia famiglia un po’ di danni me li ha innegabilmente fatti. però tutto sommato ne son venuto fuori anche discretamente, e comunque quelli che mi han messo al mondo se si amano tanto non lo so, però sono ancora lì che prendono e si fanno dei giri insieme, hanno ancora la forza per sopportarsi, per sopportarmi e per esserci quando ne ho bisogno.

forse il discorso è un po’ più sottile. è che quando mi guardo intorno e vedo come vanno a finire le famiglie della maggior parte della gente che conosco, veder la disperazione, vedere i danni che provocano, pensare che un giorno potrebbero capitare anche a me le stesse cose, quasi mi passa la voglia di figa.


chest pain waltz

son qua in ferie per un mesetto e la signorina è via non ho soldi per andarmene in giro che c’è la crisi, ne sto approfittando per ridipingere casa. poi tenendo conto del fatto che è un agosto un po’ così, da un punto di vista climatico, mi sono attrezzato ieri son passato da blockbuster che vendono i dvd a prezzi onesti fanno anche il tre per due. che sono uno di quei dinosauri in via di estinzione i film in dvd e i dischi di musica mi piace averli originali, non scarico mai niente. che anche a non essere un dinosauro, dove vivo io non arriva l’adsl ho una connessione lenta scaricare i film e la musica da internet non ci sarebbe verso anche a non voler fare i puristi.
allora ieri ho comprato un po’ di film, mentre ero lì che giravo tra gli scaffali ho visto una custodia c’era zach braff in copertina. zach braff è quello che fa scrubs, il telefilm, e a me piace molto scrubs. allora ho preso su questo film in dvd, si chiama last kiss. ma dai, non lo sapevo che braff avesse fatto questo film che non l’ho mai sentito nominare, l’ho comprato.

poi ieri notte era l’una passata ancora non riuscivo a dormire, che ultimamente dormire è diventata una cosa complicata, ho preso su last kiss ho iniziato a guardarlo.

parla di questi trentenni dei nostri tempi uno di questi trentenni ha la morosa resta incinta allora va un po’ giù di testa incontra una diciassettenne al matrimonio di un suo amico comincia a fare il cascamorto malandrino. e mentre guardavo questo film pensavo ma guarda questa trama, mi ricorda qualcosa, ma cosa mi ricorda. questo qua che si vuol ciulare la diciassettenne ad un certo punto si ritrova da solo in macchina e grida ma cosa cazzo sto facendo? cavoli questa trama, questa battuta me la ricordo, ci ho messo tipo mezz’ora prima di capirlo, eppure il titolo del film era un indizio anche abbastanza evidente potevo arrivarci prima, han rifatto pari pari l’ultimo bacio, 2001, scritto e diretto da gabriele muccino, con stefano accorsi giovanna mezzogiorno stefania sandrelli.

mica ispirato all’ultimo bacio. no. proprio uguale sputato, con gli stessi dialoghi. almeno da quel che mi ricordo, che l’ultimo bacio l’ho visto quando è uscito è passato del tempo lo avrei trovato anche gradevole come film se non fosse stato per accorsi che già in tempi non sospetti mi stava sulle balle.

guardavo questo film, ieri notte, ho preso in mano la custodia, sotto il titolo c’è scritto dallo sceneggiatore di million dollar baby e crash.

stai a vedere adesso che muccino ha sceneggiato million dollar baby e crash. vado a leggere chi è il regista, tony goldwyn. mah, non mi dice niente.

e a quel punto cosa dovevo fare, sono andato avanti a vedermi questo film dove nell’anno 2006 un produttore americano ha preso un film italiano del 2001, ci ha messo attori americani e l’ha rifatto uguale.

che ha fatto uguale anche delle cose che non stanno in piedi. tipo ci son due di questi trentenni che ad un bel momento si spaccano le palle della vita di merda che stan facendo decidono di partire per l’africa sai cosa fanno? fanno colletta vanno a comprarsi un camper scassato poi partono. che te dici, dall’italia, con un camper scassato se dio ti aiuta in africa ci arrivi anche. ma dall’america?

tutto uguale, il film. che matti sti registi americani.

poi verso la fine del film il regista non se l’è sentita, che si vede che si è reso conto che era troppo grossa, il pubblico americano non se la sarebbe mai bevuta una roba così, una cosa l’ha cambiata.

che nella versione originale di muccino c’è la diciassettenne, dopo la ciulata malandrina ormai sta andando tutto a rotoli, si presenta dal trentenne gli fa un regalino tenero, gli regala se non ricordo male ma secondo me mi ricordo giusto, un libro. siddharta, herman hesse, edizioni adelphi. stellina lei, studentessa diciassettenne italiana, il siddharta, ci può anche stare.

nella versione americanizzata, il regista tony goldwyn, l’unica roba che si è sentito in dovere di cambiare nella sceneggiatura, la diciassettenne ciulona si presenta con un cd masterizzato.


dagli al pelato pt.II

sono un po’ di giorni che ho l’umore tribolino. passo dal benissimo al malissimo. che ho evidenti difficoltà nei rapporti interpersonali è uno di quei periodi che son misantropo.
misantropo vuol dire che odio la gente. meglio specificare. metti che arriva qualche stagista a leggere le fesserie che scrivo, non sa cosa vuol dire misantropo, poi non capisce più niente.
allora, il problema non è tanto di giorno, è più che altro la notte. che ci son delle notti che dormo da solo, quando la signorina è via, non riesco a dormire e più non riesco a dormire più mi aumenta il giramento di maroni, più mi aumenta il giramento di maroni più faccio pensieri a vanvera.
capitato mai di aver la febbre alta e di notte vi ritrovate a far pensieri deliranti che vi rendete conto che non son dei pensieri vostri ma delle robe strampalate che vengono dallo stato febbrile dentro la vostra testa? ecco, più o meno la stessa cosa.
la notte appena passata ero nel letto che mi rigiravo a fare i miei pensieri deliranti a non riuscire a dormire, tra le varie ne ho pensata una, mi è tornata in mente poco fa, sono andato di corsa a far delle verifiche.
che le tecnologie moderne mi son venute in aiuto, dieci anni fa una verifica così non avrei mica potuto farla.
sono andato, ho cercato. tutte le mie ex morose e le avventurette semi importanti che son riuscito a ritrovare stanno tutte con degli uomini capelloni. non solo dotati di capelli, ma proprio coi capelli lunghi. ne ho trovate pure un paio che si sono addirittura sposate, nel frattempo, con dei capelloni.

ora, io non è che voglia darmi dell’importanza, stabilire che si tratti di un effetto collaterale provocato dal fatto che queste donne sono state con me.

certo che se è colpa mia, ho fatto dei bei danni, questo sì.


sono un vecchio pompone mi stan sul culo i giovani pt.II

che bella maglietta che hai.

grazie.

ma lo sai da dove arriva quella lingua?

come no, è dei rolling stones.

oh, brava. finalmente una soddisfazione. dai, dimmi il titolo di un pezzo degli stones, uno qualsiasi, il primo che ti viene in mente.

eh, no, le canzoni non le so.

mi pareva, infatti. dannate stagiste.


oh, meglio così.

solo per dire che ieri dopo il lavoro sono andato in stazione che arrivava la signorina, era stata una giornata pesante avevo anche i maroni girati. e niente, ero lì che aspettavo in stazione la signorina ancora non arrivava, ad un certo punto mi è passata davanti un’altra signorina. che l’ho riconosciuta dopo un po’, prima ho pensato ma sarà lei? poi ho pensato ma no non può essere lei. poi ho pensato cavolo è proprio lei. era una che mi ero innamorato saranno sette otto anni fa siamo stati morosi per un mesetto, dopo un mesetto che eravamo morosi prima ha iniziato a dirmi ah quanto ti amo, dopo un paio di giorni che aveva preso a dirmi ah quanto ti amo mi ha lasciato. e io quella volta ci ero pure rimasto male. mica per altro, è che se prima mi dicono ah quanto mi amano e dopo due giorni mi scureggiano, vado in confusione. e poi mi dispiaceva perchè era parecchio gnocca. altissima, lineamenti esotici, un culo scolpito nel marmo, mi ricordo, proprio bella.
vederla passare ieri ci ho messo un po’ a riconoscerla. per via del fatto che nel corso di sette otto anni si è trasformata è diventata molto brutta. che dopo averla riconosciuta ci ho messo qualche secondo a esser sicuro che era proprio lei, ho pensato anche eh, pensa se ci stavo ancora insieme, che fortuna che ho avuto.
e mi è passato subito il giramento di maroni della giornata pesante, mi è tornato il buonumore.


l’importante è essere consci delle proprie ossessioni.

ogni santissima volta che uso il forno a micro onde mi viene da pensare a cosa succederebbe se insieme al mio piatto di quel che è, dentro al forno entrasse per sbaglio anche una mosca.


video porn pelo sottobraccio.

allora wordpress funziona così, che te hai il tuo blog ci scrivi le tue cose hai la pagina utente dove entri fai le tue robe. tra le cose che puoi fare, guardi le statistiche.
in pratica tu schiacci sulle statistiche del blog, vedi quanta gente ogni giorno è venuta a leggere le fesserie che hai scritto. non sai bene chi sono, sai solo quanti. e poi sai anche delle altre cose. una che mi piace da matti, wordpress ti dice cosa han cercato nei motori di ricerca quelli che poi più o meno per caso son finiti sul tuo blog. del tipo, cerchi su google postalmarket, vien fuori tra i vari risultati anche quella roba che ho scritto un po’ di tempo fa sulle seghe che mi facevo col postalmarket quando ero piccolo. tu incuriosito vieni a leggere quella roba lì, poi io vedo nelle statistiche che c’è stata una visita alla mia pagina da uno che ha cercato su google la parola postalmarket.
facile.
allora, niente, ogni tanto mi arrivan di quelle visite di gente che cercava su google o su qualche altro motore di ricerca delle robe, sono fighissime.
riporto di seguito le più interessanti. da un punto di vista strettamente sociologico, intendo.

recensioni crisma carol
eppi auar milano
mostra video delle prime sehe
catalogo postalmarket pelo
prime seghe tra maschi
pisciavo nella vasca bambina
girare col coltello
video porn pelo sottobraccio
le persone dicono che sono una deficiente
se in prima media a 11 anni non hai ancora fatto un pompino
attestato paraculo
porno seghe con le tette
sbrodolarsi fare l’amore
sega occhi lucidi
ragazze stivalate
violetta beauregarde tette
filmato depilarsi la topa
sesso con la figlia racconto scritto
topina depilata
scuola media calze velate
racconti autoreggenti strada
seghe con calze velate
video porno
porn in cassa
piumoni ac dc
piumino ac/dc
dove si può vedere fare un pompino al cinema
pornoseghe
sporcare dei vestiti thriller
frigorifero bip
tushio tutta da ridere
cerca pompino al cinema
tettone bergamasche
io vengo da lontano e lo porto stretto in culo
video porno vittoriese
frasi per inaugurazione negozio di estetista
come pulire una tuta integrale in pelle
estetista pompino
cosa mi hanno lasciato le scuole medie
tettona al cinema
negozi porni a bergamo
sex shop dvd incest
frasi per inaugurazioni pizzeria
giapponese insegna come fare un pompino
quando lanima si fonde coi racconti
dove posso trovare pompini al cinema
seghe con le tette
giapponesina discreta che fa pompini
video seghe con calze velate
sexy shop cinesi in veneto


io nella vita se non fossi un pubblicitario, vorrei fare il pubblicitario.

contro la vita amara
bevi amaro tamara.
ti fa digerire
senza farti morire.

visto poco fa stampato a computer su foglio a4 appeso dietro il bancone della pizzeria.
sarà che è stato un finesettimana tanto tribolato, ma mi è sembrato bellissimo.


porn for dummies.

poi son tornato a vittorio veneto. e la mia amica ginevra dalla russia, quella che scrive su inbassoadestra la trovate sui blog lincati qui a fianco, mi informa che nel frattempo a vittorio veneto hanno inaugurato un sexy shop. ho letto l’articolo sul giornale che parlava dell’inaugurazione, dicevano che siccome sono in pieno centro saranno molto attenti a non turbare la collettività, le vetrine saranno molto discrete, controlleranno accuratamente che all’interno del sexy shop non entrino dei minorenni, che rispetteranno la morale dei vittoriesi.

ieri tornavo dal lavoro mi è venuta la curiosità sono andato, ho visto. funziona così, prima era un negozio di dischi a pelo di fallimento, ora se non ho capito male qualcuno l’ha preso in gestione e del vecchio negozio metà è rimasto negozio di dischi, l’altra metà ci han fatto il sexy shop. solo, l’ingresso è uno solo. entri dalla solita porta, ti ritrovi nel negozio di dischi. poi una volta dentro, puoi entrar dentro una porticina e accedi al sexy shop che son due stanze molto ben illuminate con dentro i dvd etero gay incest trans animal sadomaso, gli scaffali pieni di cazzi di gomma di tutte le misure, strap on, doppi dildi, pallette da passeggio frustini costumini manette parrucche bambole gonfiabili, caramelle colorate a forma di cazzetto.

bello, ho pensato, ci voleva questa ventata di modernità nella comunità vittoriese.

poi ero lì che mi giravo tra i cazzi di gomma, mancava qualcosa, avevo l’impressione. dopo un po’ ho capito, mancava il registratore di cassa.

allora son venuto fuori dalla porta del sexy shop, mi son ritrovato di nuovo nel negozio di dischi, alla cassa c’era uno che conosco, un paio di anni fa suonavamo anche insieme in un gruppo, gli dico senti, ma fammi capire, tutta questa discrezione, le vetrine pudiche, l’accesso solo ai maggiorenni, ma se io adesso voglio comprare un cazzo di gomma da quaranta centimetri cosa devo fare, torno di là lo prendo poi lo porto qua nel negozio di dischi lo appoggio sul bancone della cassa, pago e vado via?

eh, sì.

figo. già che son qui, dammi anche il cd di gianni morandi, sai, per la festa della mamma.


berghem de hura, berghem de hota, berghem in del meès.

sempre mentre ero a bergamo, il finesettimana della faccenda del cinema, c’erano bandiere italiane da tutte le parti. appese alle finestre, lungo le strade, dappertutto, pieno di bandiere italiane.
si stanno preparando all’adunata degli alpini, i bergamaschi, che tra poco c’è il raduno annuale nazionale degli alpini, quest’anno lo fanno a bergamo, per dare il benvenuto agli alpini i bergamaschi appedono le bandiere tricolore da tutte le parti. son bravi, i bergamaschi.
solo, il primo pensiero che mi è venuto a veder tutte quelle bandiere tricolore appese in giro, magari non tutti lo sanno la lega lombarda la lega nord bossi il carroccio borghezio la trota è partito tutto da bergamo. che alle ultime elezioni regionali a bergamo la lega ha preso una cosa tipo il trentasei percento dei voti. son mica bruscolini, il trentasei percento dei voti.
ecco, la lega son poi quelli che vanno in giro a vantarsi che con la bandiera tricolore, loro ci si puliscono il culo.

ho pensato, i bergamaschi stanno facendo un po’ come la cina che stermina i tibetani e poi ospita le olimpiadi sportive all’insegna della fratellanza tra i popoli.

che poi non è nemmeno tanto l’ipocrisia dei bergamaschi e dei cinesi, che mi infastidisce. voglio dire, ti conosco e so già che sei una persona di merda, se poi un bel giorno scopro anche che hai la faccia come il culo non riesco a stupirmi più di tanto.

è più l’idea che gli alpini decidano di fare il loro raduno a bergamo, così come gli sportivi di tutto il mondo che accettano di andare a fare le olimpiadi dai cinesi. questa è la roba che mi manda ai matti.


trentadue.

son stato a bergamo, sabato e domenica. ogni tanto vado a trovare i miei genitori, mia sorella.
sabato sera non c’era niente da fare, ho preso sono andato al cinema. non da solo, con la signorina. abbiam guardato su internet, abbiam scelto un film giapponese si chiama departures. abbiam scelto mica tanto, ha scelto lei che sapeva più o meno che roba era, io non l’avevo ancora sentito nominare, mi son fidato. mentre ero lì ho letto un paio di recensioni al volo su internet, di questo film giapponese departures, i giudizi della critica oscillavano tra poesia pura e una palla micidiale.
allora, siamo andati, io al cinema ci vado anche spesso, solo, una cosa che mi dispiace un po’, i cinema come quando ero giovane non ci sono più, i cinema dove mi capita di andare son tutti dei multisala, che sarà anche vero che ci si sta con le gambe stese larghe, sulle poltrone comode i braccioli giganti il popcorn la cocacola, tutte quelle cose lì. però ci son delle cose, ti assegnano il posto, questa cosa che ti assegnano il posto mi manda via di testa. che se vado a vedere avatar alla proiezione del sabato sera il primo fine settimana che è uscito, posso anche capirlo il posto assegnato, ma quando vado a vedere un film che non se lo caga nessuno, in una sala da mille posti siam dentro in venti, tutti lì ubbidienti come pecore pigiati sulla stessa fila con il resto della sala vuota, non si può nemmeno limonare un pochino.
che va bene ho trentanni abbondanti, al cinema non è  che mi venga più tanto da piantare chissà che limoni, però è vero che fino a quindici anni fa al cinema ci andavo anche per stare con le morose limonare far girare un po’ le mani, mi piaceva andare a cercare posti un po’ in disparte nelle file dietro, stare un po’ infrattato al buio senza gente intorno. nei multisala col posto assegnato si fa fatica a infrattarsi, far girare le mani oltre la barriera del bracciolo gigante.
allora, sabato sera ero a bergamo abbiam trovato su internet questo film giapponese departures da andare a vedere al cinema. a bergamo ci torno un po’ raramente, sabato ho scoperto che oltre ai multisala a bergamo ci sono dei dinosauri che cercano di sopravvivere all’estinzione, tre o quatto cinema ancora aperti di quando andavo al cinema quindici anni fa.
siamo andati, abbiam fatto il biglietto, ero lì col biglietto in mano, prima di entrare in sala mi è venuto il dubbio ho guardato, sul biglietto non c’era scritto il posto assegnato.
poi in sala c’erano le seggiole quelle piccole di legno col sedile ribaltabile l’imbottitura rossa. un po’ mi sono emozionato, ritrovare le vecchie seggiole di legno col sedile ribaltabile l’imbottitura rossa.

mica per altro, per chi non se ne fosse accorto è da un po’ che mi vengono i pensieri amarcord, che comincio ad avere una certa età, son qui incartato nelle bollette, sono lentamente entrato a far parte del sistema lavora guadagna compra, non ne vengo più fuori, ne ho un po’ piene le balle. sarà la crisi dei trent’anni, ogni tanto son qui che penso ah le robe eran meglio ai miei tempi. poi mi prendo per il culo per aver pensato che le robe eran meglio ai miei tempi, poi torno a pensare che però in effetti le robe eran meglio ai miei tempi.
son brutte le crisi dei trent’anni.

comunque, il film giapponese departures, avevan ragione le recensioni, poesia pura e andare a vederlo alla proiezione delle ventidue e trenta quando la notte prima hai dormito cinque ore scarse e poi hai guidato trecento chilometri e poi ti sei fatto pranzo e cena abbondanti, non riesci a restar sveglio fino alla fine.
solo, addormentarti sulle seggiole di legno col sedile ribaltabile l’imbottitura rossa, lo schienale basso, le ginocchia pigiate sul sedile davanti, le robe ai miei tempi saran state anche meglio, e va bene, ma le seggiole dei cinema dei miei tempi giuro non me lo ricordavo che eran così tanto scomode.


una roba tanto per scriverla.

non hai freddo?
no. tu non sei scomoda?
no.
amo, ma se ci facessimo ognuno i cazzi nostri?


ah che donna pt.II

parlavo con una certa signorina, ieri sera, prima di addormentarci, le dicevo che ero un po’ tribolato. che è un periodo un po’ così, nell’ultimo mese ho speso troppi soldi, cambiato la macchina fotografica, preso un computer portatile tra una settimana mando a rottamare la fiestina e arriva l’auto nuova, ieri son passato dal concessionario a lasciar giù l’assegno. insomma, son rimasto senza soldi, ora finchè non mi pagano la fattura dell’ultimo mese qui al lavoro ho il conto in banca vuoto il bancomat bloccato ho venti euro nel portafoglio mi servono per far benzina non posso neanche comprar le sigarette, finchè non mi arriva l’accredito dell’ultima fattura son poverissimo.
poi c’è un altro fatto, che le ultime due settimane in studio c’era da consegnare le foto per il salone del mobile di milano, abbiam lavorato come i matti, fatto tardissimo tutte le sere, ora i lavori li abbiam consegnati tutti, questa settimana non c’è più niente da fare siamo qui fermi, ieri pur di fare qualcosa mi son messo ad aggiustare i fari rotti, arrivare a sera un’insoddisfazione, che stare fermo tutto il giorno qui in studio io non son capace, mi annoio, torno a casa nervoso.
allora, le dicevo alla signorina ieri sera, ho la testa per aria, un gran giramento di maroni, son poverissimo e domani al lavoro non ho niente da fare tutto il giorno.
lei mi diceva eh vedrai che tra poco ti arriva l’accredito in banca non ti preoccupare, domani al lavoro magari visto che non hai niente da fare ti metti lì e scrivi qualcosa, è da un po’ che non scrivi.
è vero,  è tanto che non scrivo. il fatto è che è un periodo che sto bene, io quando sto bene non mi viene da scrivere, mi passa l’ispirazione. lei mi diceva, ma non è vero che stai bene, hai appena detto che sei tribolato.
non le sfugge niente, alla signorina.


la festa degli innamorati.

mi son messo a letto ieri sera ho acceso la televisione, veder se trovavo su qualche canale delle tette da guardare prima di addormentarmi.
appena ho acceso, c’era raiuno parlavano di tette. un servizio di porta a porta, intervistavano la gente, gli interventi estetici questo san valentino vanno per la maggiore, i morosi regalano alle loro morose le tette nuove, le labbra gonfiate, il botulino, queste cose qui.
alla fine intervistavano una, diceva che quest’anno avrebbe proprio voluto farsi regalare dal suo compagno un bel paio di chiappe nuove. solo, siccome costan tanto, il suo compagno le regala una chiappa quest’anno, e l’altra chiappa l’anno prossimo, tocca accontentarsi.
ho cambiato canale, ho trovato delle pubblicità, c’era quella dei baci perugina, se scrivi delle belle frasi romantiche per san valentino le mandi al concorso della perugina poi c’è federico moccia che seleziona le più belle per metterle nei cioccolatini.
ho cambiato canale, che era già passata mezzanotte, ho messo su telenordest c’erano delle signorine con le tette rifatte, ho guardato un po’ di tette, poi mi son stufato mi son messo a dormire.


sono un vecchio pompone, mi stan sul culo i giovani.

nello studio dove lavoro ogni tanto arrivano gli stagisti.
gli stagisti, lo sanno tutti, son giovani studenti, le scuole li mandano per qualche settimana a veder come funziona la vita nei posti di lavoro.
io lavoro in uno studio fotografico, da noi arrivano gli stagisti di una scuola che si chiama scienze multimediali della comunicazione. mi pare che si chiama così questa scuola, non sono sicuro. comunque una cosa del genere. ce ne arrivano quattro o cinque ogni anno, di stagisti di scienze multimediali della comunicazione, che da grandi vorrebbero fare i fotografi.
mi piace da matti, quando arrivan gli stagisti, che son gente di diciotto diciannove anni, provare a fargli delle domande. sulla fotografia, voglio vedere cosa ne sanno, che in questa scuola gli insegnano la fotografia, agli stagisti, di fotografia non sanno niente. il banco ottico, faccio per dire, non l’han mai sentito nominare. tempo, diaframma, niente. tecniche di illuminazione, manco a parlarne.
e va bene.
poi mi prende lo sconforto, smetto di chiedere della fotografia, che ormai l’ho capito che a scuola non ti insegnano niente di utile per il lavoro che vuoi fare quando finisci di studiare, passo alla cultura generale.
la costituzione, per esempio, te lo sai che cos’è la costituzione?
non lo sanno. dico, nessuno.
solo una volta uno stagista lo sapeva, mi ha risposto sì, al corso di nuoto me l’han fatta, la visita.
di cosa, scusa?
della costituzione, no? sana e robusta.


un ricco omaggio, un ricco tributo, un ricco noscimento.

c’è questo giornalino locale, a vittorio veneto, dove vivo, esiste da cinque anni o giù di lì. è una cosa fatta da dei ragazzi che ci si mettono anche d’impegno, io devo essere sincero non me l’ero mai filato più di tanto più che altro perchè avevo l’impressione ci fosse dietro un po’ di clero. nel senso, da quel che so tutto è partito dai giovani di carpesica, che poi nemmeno a farlo apposta è il quartiere dove son venuto a vivere. e insomma son della gente che sa il fatto suo, organizzano un sacco di eventi di concerti di attività culturali, ce ne fosse di più, in giro, di gente così. l’unica cosa, tanti di questi eventi li organizzano alla parrocchia di carpesica, io ho questo mio limite che col clero ho sempre avuto fin da piccino un brutto rapporto, delle brutte esperienze, ogni volta che sospetto che in qualche maniera c’è di mezzo il clero, io sono una gran brutta persona mi rendo conto benissimo, ho dei pregiudizi, ogni volta che ho l’impressione che c’è di mezzo il clero mi partono dei blocchi mentali.
insomma, questo giornalino, ogni volta che lo vedevo in giro, che è un giornalino mensile a diffusione gratuita lo si trova un po’ dappertutto, anche nelle pizzerie, faccio per dire, ogni volta che lo vedevo in giro mi veniva da pensare toh, il giornalino parrocchiale.
allora è successo che un mese fa questi del giornalino mi han chiesto di far le foto di una copertina, che dovevano fare un servizio su degli skaters locali, già che c’erano mi han chiesto se volevo fare un’intervista che poi mettevano un articoletto su di me.

che si vede che loro non sono delle brutte persone, i pregiudizi sui fotografi pelati antipatici e anticlericali, loro questi pregiudizi non ce li hanno.

poi, mi son reso conto, non devono nemmeno esser  tanto clericali, visto che oltre che intervistare i fotografi antipatici, intervistano anche le giovani pornostar.

allora, il giornalino con le mie foto in copertina e la mia intervista in fondo nell’ultima pagina è uscito in questi giorni in forma cartacea, per chi non gira per i locali vittoriesi e non ha accesso alla forma cartacea, c’è anche la versione digitale, se volete andare a vedere c’è il sito, andate lì, vi scaricate il numero di gennaio di questo giornalino, l’indirizzo per andare sul sito è questo qui sotto.

http://www.jabadabadoo.it/


bip bip bip.

un po’ di tempo fa ho aperto questo blog, la prima cosa nuova che ho scritto si chiama inaugurazione, dentro quel post scrivevo diverse cose, una delle cose che avevo scritto dicevo delle mamme che quando sei piccolo ti tirano gli scappellotti e ti sgridano perchè resti delle mezz’ore col frigorifero aperto indeciso se tirar fuori il latte o il succhino di frutta.
Per via del fatto che esce tutto il freddo quando sei piccolo le mamme ti rompono i maroni se tieni aperto per troppo tempo il frigorifero. poi quando diventi grande vai a vivere per i fatti tuoi, non hai più la mamma che ti gira per casa, ti porti dietro i traumi. e infatti io ce l’ho questa cosa, che se apro il frigorifero, lo devo poi chiudere immediatamente, se ho degli ospiti che li vedo che mi aprono il frigo lo tengono aperto più del necessario per veder cosa c’è dentro, magari non gli dico niente per educazione, ma nella mia testa parte tutta un’ansia che io vedere i frigoriferi aperti ci divento matto.

allora, in questi giorni sono a casa di una certa signorina, dormo da lei, questa mattina mi son svegliato son sceso in cucina ho visto un bel vassoio di legno mi è venuto questo istinto spontaneo di preparar la colazione, portare la colazione a letto alla signorina farle una sorpresa. allora, niente, ho fatto il caffè, preso su due arance, il latte, le marmellate, messo due fette di pane nel tostapane, poi ci voleva anche del burro da mettere sul pane, per fare il pane burro e marmellata.

ho aperto il frigo, che la signorina ha un frigorifero moderno a due ante molto grosso spazioso, mi son messo a cercare il burro non lo trovavo. cerca di qua cerca di là il burro non saltava fuori già mi stava partendo il nervoso da frigorifero aperto. ho trovato una cosa che assomigliava a un panetto di burro incartato, guardo, c’eran scritte delle cose in sloveno, mi mancava la conferma che fosse effettivamente del burro, ero lì che ci pensavo, ad un certo punto il frigorifero si è messo a fare bip bip bip bip bip che si vede che stava uscendo tutto il freddo è partito l’allarme.

che male che ci son rimasto.


a crismas carol.

l’altro giorno ero lì che stavo pensando a vanvera, ad un certo punto mi è venuta in mente una cosa di quando ero piccolo, che l’avevo completamente dimenticata, mi è tornata nella testa così senza motivo.

quando ero piccolo, ero in prima media, per un bel periodo mi son fissato che da grande volevo fare il giornalista. che da grande ho anche effettivamente poi fatto il giornalista, ma ora questo non c’entra. allora, ero in prima media volevo fare il giornalista. ma in un modo che avrei anche volentieri mollato la scuola subito per andare a fare il reporter andare a scrivere degli articoli di giornale.
una sera stavo cenando coi miei, mi son messo a dire che volevo mollare la scuola per andare a fare il giornalista e mio padre mi ha detto va bene, domani quando esci da scuola vai in centro alla sede dell’eco di bergamo, chiedi di parlare col direttore magari ti assume.

il giorno dopo, finita la scuola, ho preso l’autobus, sono andato.

son salito al primo piano della sede dell’eco di bergamo, c’era una signorina dietro a un bancone le ho detto buongiorno senta vorrei parlare col direttore. lei mi ha guardato, mi ha chiesto: perchè?
eh, vorrei fare un colloquio, per farmi assumere come giornalista.
allora la signorina ha preso su il telefono, ha chiamato, mi ha detto aspetta di là.
dopo un po’ che aspettavo è uscito un signore, mi ha chiesto cosa volevo. e io, di nuovo, vorrei parlare col direttore per farmi assumere come giornalista. allora quel signore si è seduto lì mi ha detto che lui non era il direttore, che era solo un giornalista della redazione, che il direttore per questa cosa non potevamo disturbarlo, che era contento che io volevo fare il giornalista ma che ero troppo giovane e visto che non avevo nemmeno sedici anni non potevano assolutamente assumermi perchè sarebbe stato illegale assumere uno così giovane.
poi mi ha detto che se volevo fare il giornalista dovevo continuare a studiare ancora per qualche anno e poi di provare più avanti, a intraprendere la carriera del giornalista.
e niente, alla fine son tornato a casa, a cena ho raccontato a mio padre che per ora non mi assumevano, che mi toccava continuare ad andare a scuola.

in tutta questa storia ci sono tre cose bellissime, la prima cosa bellissima ero io che a undici anni avevo questa gran passione per il giornalismo e l’ingenuità, o la faccia come il culo, per andare dritto come un missile alla sede del giornale e chiedere di parlare col direttore. la seconda cosa bellissima, mio padre che quando gli ho detto che volevo lasciar la scuola, anzichè dirmi che ero un cretino e che avrei fatto meglio a finir la cena e andare a letto, mi ha mandato alla sede dell’eco di bergamo a chiedere del direttore. e la terza cosa bellissima, il giornalista che quando mi ha visto lì nella saletta del giornale che aspettavo il direttore, ha perso una mezzoretta per spiegarmi che proprio non si poteva fare e che dovevo coltivare la mia passione e che poi un giorno sarei diventato un giornalista se ci credevo veramente.


tengo botta, grazie.

ieri sera stavo tornando a casa, a parte il fatto che ho scoperto che mangiare un doppiocheesburger mentre guido è un’impresa mica da ridere, più che altro perchè alla seconda curva si ribalta il bicchiere della cocacola sul sedile del passeggero, stavo ascoltando radiodue.
raccontava radiodue di otis redding, che il suo più grande successo è stato the dock of the bay, solo che lui, otis redding, il grande successo di questa canzone non ha potuto goderselo, che tre giorni dopo aver inciso questa canzone era in aereo con tutta la sua band, è caduto l’aereo son morti tutti. diceva radiodue che ieri era l’anniversario della morte di otis redding e della sua band. e a questo punto anche dell’altra gente che c’era sull’aereo, immagino.
the dock of the bay è stata poi resa nota al pubblico sei settimane dopo. postuma, si dice.
allora, in questi giorni mi han scritto delle persone, mi han chiesto se per caso son morto, visto che è da un po’ che son sparito.
i soliti apprensivi. state sereni, che se prima non scrivo, suono, fotografo qualcosa per cui valga la pena diventar famoso postumo, non crepo mica.


non son qua a far ballare la scimmia.

se ho le balle visibilmente girate per questioni extralavorative, mentre sto lavorando non dovete assolutamente:

a. passare davanti alle luci.
b. entrare sul set appena pulito con le scarpe sporche.
c. sfiorare la macchina fotografica tra uno scatto e l’altro.

quando mi trovate in condizioni normali e contravvenite alle tre regole posso anche far finta di niente o riderci addirittura sopra. ma in questi giorni è meglio se ci state attenti.

sempre che non vogliate assistere a una ridicola scenata da fotografo_checca_isterica.