a crismas carol.

l’altro giorno ero lì che stavo pensando a vanvera, ad un certo punto mi è venuta in mente una cosa di quando ero piccolo, che l’avevo completamente dimenticata, mi è tornata nella testa così senza motivo.

quando ero piccolo, ero in prima media, per un bel periodo mi son fissato che da grande volevo fare il giornalista. che da grande ho anche effettivamente poi fatto il giornalista, ma ora questo non c’entra. allora, ero in prima media volevo fare il giornalista. ma in un modo che avrei anche volentieri mollato la scuola subito per andare a fare il reporter andare a scrivere degli articoli di giornale.
una sera stavo cenando coi miei, mi son messo a dire che volevo mollare la scuola per andare a fare il giornalista e mio padre mi ha detto va bene, domani quando esci da scuola vai in centro alla sede dell’eco di bergamo, chiedi di parlare col direttore magari ti assume.

il giorno dopo, finita la scuola, ho preso l’autobus, sono andato.

son salito al primo piano della sede dell’eco di bergamo, c’era una signorina dietro a un bancone le ho detto buongiorno senta vorrei parlare col direttore. lei mi ha guardato, mi ha chiesto: perchè?
eh, vorrei fare un colloquio, per farmi assumere come giornalista.
allora la signorina ha preso su il telefono, ha chiamato, mi ha detto aspetta di là.
dopo un po’ che aspettavo è uscito un signore, mi ha chiesto cosa volevo. e io, di nuovo, vorrei parlare col direttore per farmi assumere come giornalista. allora quel signore si è seduto lì mi ha detto che lui non era il direttore, che era solo un giornalista della redazione, che il direttore per questa cosa non potevamo disturbarlo, che era contento che io volevo fare il giornalista ma che ero troppo giovane e visto che non avevo nemmeno sedici anni non potevano assolutamente assumermi perchè sarebbe stato illegale assumere uno così giovane.
poi mi ha detto che se volevo fare il giornalista dovevo continuare a studiare ancora per qualche anno e poi di provare più avanti, a intraprendere la carriera del giornalista.
e niente, alla fine son tornato a casa, a cena ho raccontato a mio padre che per ora non mi assumevano, che mi toccava continuare ad andare a scuola.

in tutta questa storia ci sono tre cose bellissime, la prima cosa bellissima ero io che a undici anni avevo questa gran passione per il giornalismo e l’ingenuità, o la faccia come il culo, per andare dritto come un missile alla sede del giornale e chiedere di parlare col direttore. la seconda cosa bellissima, mio padre che quando gli ho detto che volevo lasciar la scuola, anzichè dirmi che ero un cretino e che avrei fatto meglio a finir la cena e andare a letto, mi ha mandato alla sede dell’eco di bergamo a chiedere del direttore. e la terza cosa bellissima, il giornalista che quando mi ha visto lì nella saletta del giornale che aspettavo il direttore, ha perso una mezzoretta per spiegarmi che proprio non si poteva fare e che dovevo coltivare la mia passione e che poi un giorno sarei diventato un giornalista se ci credevo veramente.

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2 Risposte

  1. tipo ogni tanto te lo dico che ti voglio bene?
    dio, l’emigrazione mi rende schifosamente sentimentale.

    27 dicembre 2009 alle 12:19 pm

  2. era un po’ che non me lo dicevi, in effetti.
    è ben reciproco, comunque.

    27 dicembre 2009 alle 2:29 pm

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