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romanticherie.

quanto sarebbe bello

se io e te

ci fossimo conosciuti su una piccolissima isola deserta

dopo una gran mangiata di ostriche e frutti di mare afrodisiaci.


firulì firulà.

questa mattina è festa ma lavoro lo stesso che non c’è tempo da perdere per realizzare i mirabolanti progetti che ho in testa, stare a casa a far niente non si può.

non c’era in giro nessuno in questo mattino di festività tutto deserto ho parcheggiato la macchina in centro vicino la stazione.
e mentre stavo camminando verso l’ufficio mi ha preso tutto un buonumore strano inaspettato, che ultimamente ho anche poco da stare allegro, ero contento mi son messo a cantare una canzone che mi è venuta in mente, ma non cantavo piano, son partito a cantare con voce tonante
gli anni settanta/avrei lasciato tutto per seguire un corso di campana tibetana/con il mio cane e l’amaca.
un testo e musica di samuele bersani liberamente tratto dall’album freak del 1994.

e niente, stavo cantando questa cosa, molto forte, mi son girato un attimo per guardar la strada prima di attraversare c’era una suora che mi stava passando vicino mi ha guardato è scoppiata a ridere.

lì così per non far brutta figura ho tirato dritto, che avrei anche continuato a cantare tutto il resto della canzone. solo, non mi ricordavo il testo come continuava, sono andato avanti a cantare con la mia voce tonante piru piru piru pereppè firulì firulà e ho attraversato la strada.


cito testualmente.

infatti abbiamo questo male noi del ricco ovest, che siamo copie edulcorate di una povertà che sopravvive come incubo della nostra coscienza a cui ogni tanto lasciamo un qualche metro quadrato di schermo su cui potersi proiettare, ma per il resto siamo solo degli emeriti ipocriti che di quella povertà ne vogliamo fare a meno a ogni ora del giorno. per questo non possiamo avere la voce giusta, e soprattutto non possono avercela coloro che più di ogni altro la vorrebbero avere. cioè i giovani. perchè sono come le star televisive che si gonfiano le labbra le tette e il culo. le vedete le ragazze nere? loro le tette le labbra e il culo ce li hanno così per natura, voi invece dovete andare da un chirurgo. non crediate che questo non si noti anche nella voce, o nel timbro della voce, o in quello che la voce dice, perchè fareste un errore madornale.

citazione tratta da baltica 9 – guida ai misteri d’oriente, edizioni laterza 10,oo euro, scritto da daniele benati e paolo nori.

questo pezzettino qui, così a occhio, scritto più da benati che da nori, ma potrei anche sbagliare.

che è un pezzettino che preso così è bello fino a un certo punto, diventa poi bello quando più avanti nel testo si scoprirà che ce l’ha coi rapper italiani.


sono una brutta persona pt.II

non sopporto i regali obbligatori. mi piace da matti fare e ricevere regali quando viene spontaneo farli in momenti casuali, odio quando bisogna farli perchè è usanza.
le feste comandate, se vi piace farvi comandare fate pure, a casa mia comando io.
il compleanno c’è voluta una vita ma alla fine ce l’ho fatta, riesco a farlo passare inosservato. natale è quello che sopporto meno di tutti il massimo che arrivo a fare è mandare un’email con un augurio un po’ dissacrante e poi sparisco fate un po’ quel che vi pare se vi dimenticate di me meglio se poi non resistete e mi mandate il messaggio di auguri sul cellulare, state tranquilli che non avrete risposta.

e questo con l’argomento del post non c’entra niente non è il tema è solo l’antefatto, non c’è niente da dire al riguardo se non: voi fatevi tutti i regali e gli auguri che volete fate benissimo nessuno vi vuol giudicare io invece sono una brutta persona e va bene così.

l’argomento che mi sta a cuore è un altro e vado ora ad illustrarlo. dicevo appunto che compleanni e natali ho fatto della fatica c’è voluto del tempo ma a forza di dagli e dagli ci son riuscito mi son fatto il vuoto intorno. solo, ci son poi delle piccole falle, non son riuscito ad arrivare proprio dappertutto.

che se ero infallibile a quest’ora ero il capo del mondo mica stavo qui a menare tanto il torrone.

per dire, natale dello scorso anno arrivo a bergamo mia mamma mi consegna un pacchetto mi dice questo te lo fa avere non mi ricordo più quale amica o lontana parente. ecco. apro, lettere contro la guerra, tiziano terzani, edizioni tea 2004. potresti chiamare per ringraziare. sì potrei ma non chiamo. comunque bello. mai letto, mollato in camera mia vecchia a bergamo.
poi, sempre per dire, in un periodo successivo al mio ultimo compleanno passo dai miei a bergamo, di nuovo mia mamma prendi questo te lo manda la rosina. che è un’amica di famiglia non la vedo saranno otto anni. potresti chiamare per ringraziare. mamma, ancora? apro, la fine è il mio inizio, tiziano terzani, edizioni tea l’anno non lo so ora non ce l’ho sotto mano, che quella volta ho detto va bene me lo porto a casa a vittorio veneto poi magari lo leggo. è finito in libreria, mai aperto. due giorni fa arrivo a bergamo dai miei per natale, oggi è venuto a pranzo il moroso di mia sorella, povero cristo ci siam visti poche volte ancora non ha capito che sono una brutta persona, non poteva saperlo, è arrivato con un pacchetto contenente una bottiglia di vino buono che l’ho aperta poi subito l’abbiam bevuta a pranzo e buonanotte signor lenin, tiziano terzani, edizioni tea 2009.
bravo grazie, ma gli ho detto fammi una cortesia grande non azzardarti mai più a farmi dei regali, per favore.

ora, sto cazzo di tiziano terzani, si può sapere cosa vuole? ne parlavo casualmente un paio di mesi fa con un mio collega fotografo, mi diceva che è un giornalista, molto bravo, morto di una brutta malattia, molto appassionato di asia, che ha sempre fatto il corrispondente dagli esteri, un figo, mi diceva questo mio amico fotografo, scrive anche molto bene piace a tutti.
ma dai, gli dicevo io, eh sì mi diceva lui.

però lo stesso, questi libri che siccome piacciono a tutti allora la gente li regala a colpo sicuro perchè poi di sicuro piacciono anche a me, mi viene una tristezza, non mi viene neanche voglia di sapere cosa ha da scrivere tiziano terzani.
adesso è una certa ora son qui nel letto che sto leggendo dei libri che mi son comprato, ne leggo uno dietro l’altro in questi giorni di vacanza a casa dei miei che quando son tranquillo e ho del tempo riscopro il grande piacere della lettura, son qui nel letto nella mia vecchia camera mentre giravo pagina mi son guardato intorno mi è cascato l’occhio sui libri miei che son rimasti qui, lettere contro la guerra, tiziano terzani, edizioni tea 2004.

e va bene, basta coi pregiudizi basati sul nulla adesso vediamo. l’ho preso su ho letto le prime tre pagine. comincia, questo libro, con la faccenda dell’undici settembre lo sappiam tutti le torri gemelle gli aerei l’attentato. e tiziano terzani comincia questo libro, dice sostanzialmente, parafraso, che si sta facendo i cavoli suoi lo chiama un suo amico gli dice accendi la televisione lui accende in tempo per vedere il secondo aereo che si schianta sulla seconda torre, gli vien da pensare, cito, pearl harbor, questa è una nuova guerra.
ma dai. pure io mi ricordo ho fatto un pensiero simile, ho pensato quella volta, bon è fatta adesso scoppia la terza guerra mondiale e siam ciavati.
e dopo? e dopo tiziano terzani scrive che sta delle ore a guardar la cnn veder cosa succede poi, cito di nuovo testualmente, uscii a fare una passeggiata nel bosco. mi ricordo con quanto stupore mi accorsi che la natura era indifferente a quel che succedeva: le castagne cominciavano a maturare, le prime nebbie a salire dalla valle. nell’aria sentivo il solito, lontano frusciare del torrente e lo scampanellio delle capre della brunalba.
fine della citazione testuale e poi va avanti a scrivere delle cose così.
credo, che vada avanti così, perchè io non son mica riuscito ad andare oltre.


a crismas carol pt.II

è da molto che non scrivo, è per via del fatto che ultimamente con il mio lavoro di fotografo ci sono dei problemi, c’è la crisi, lo studio dove lavoro ci sono in piedi di quei disastri allora son tribolato. tribolato vuol dire che va ben la crisi dello studio dove lavoro, che la crisi ultimamente ce l’hanno addosso tutti, ma mica posso stare qui ad aspettare di veder la nave che affonda. quindi ho dei progetti in testa, delle cose mie fotografiche, adesso è prematuro parlarne però insomma tutte queste cose, ho la testa che macina in una direzione soltanto, certi giorni arriva ad essere snervante, trovare anche le forze per scrivere è una cosa in più.

poi, volevo approfittare per raccontare, una settimana fa nel bel mezzo di tutti questi macinamenti fotografici è arrivato anche un deficiente a dirmi che secondo lui non ho passione per la fotografia. me l’avesse detto in un altro contesto storico avrei anche abbozzato, ma venire a dirmelo in questo periodo qui è stata una di quelle occasioni della mia vita in cui mi è venuta seriamente voglia di menar le mani. ma ci vuol pazienza con certa gente.

poi ora è natale, il natale se fosse per me continuerei tranquillamente a macinare con la testa, a programmare le cose che devo tirare in piedi nei prossimi mesi, che del natale da quando ho raggiunto l’emancipazione mentale non è che me ne sia importato più molto. e invece, pausa. che il natale lo passo coi miei genitori mia sorella a bergamo, questi giorni son fisicamente lontano dai progetti dai macinamenti mentali, e allora mi riposo la testa. ho comprato anche dei libri da leggere che ho del tempo per leggere. prima ero sul divano dei miei genitori, ozy che mi russava tra i piedi, stavo leggendo questo libro si chiama autobiografia della mia infanzia, ugo cornia, edizione 2010 topipittori dieci euro lo trovate in tutte le migliori librerie. e ugo cornia ha scritto dentro questo libro una cosa bellissima della sua infanzia che appena l’ho letta mi son venuti in testa tutti dei ricordi della mia, di infanzia. che questa cosa me l’ero completamente dimenticata e invece era proprio così, quando da piccoli andavamo al cinema coi genitori succedeva spesso una cosa che adesso sarebbe impensabile e invece a quei tempi era davvero normale, arrivavamo al cinema che il film era già cominciato da un bel pezzo, o stava addirittura per finire, entravamo in sala e ci sedevamo col film che stava finendo, guardavamo il finale. poi si riaccendevano le luci dopo dieci minuti il film ricominciava daccapo e vedevamo la parte del film che ci eravamo persi prima. quando arrivava il punto del film dove avevamo iniziato a vederlo, se era un bel film lo riguardavamo fino alla fine, altrimenti ci alzavamo e andavamo via.


non va bene per niente.

ho scoperto in queste settimane, se può interessare, che faccio questo mestiere il fotografo essenzialmente per sentirmi dire che son bravo. quando faccio i lavori poi li consegno che poi mi pagano anche, il fatto che poi mi paghino non è certo indifferente. però quando mi pagano quando consegno i lavori devo anche sentir dire che son bravo. se no tanto vale che andavo a lavorare in catena di montaggio. con tutto il rispetto per chi lavora in catena di montaggio, che ci ho lavorato pure io in catena di montaggio, mica parlo tanto per parlare.

non so, sarà una roba stupida quanto diavolo vi pare, ma se non mi dicono che son contenti delle foto che ho fatto, allora non va bene per niente.

poi ora sono anche un po’ ubriaco, magari non conta.

ieri mi han chiamato per fotografare un concerto, sono andato per far due chiacchiere, veder se la cifra che chiedevo andava bene. ho chiesto anche poco. che coi tempi che corrono meglio volar bassi.

mi han scritto un’email oggi, mi han scritto così. che anche lì, almeno telefonami. mi han scritto
La proposta che ci hai fatto è molto interessante ma non rientra nei nostri programmi attuali farci un servizio fotografico professionale.
Se in futuro avremo questa esigenza ti contatteremo.
Grazie per la disponibilità.

ho pensato, ma se non volevate fare un servizio fotografico professionale, cosa mi avete chiamato a fare? andavate al dopolavoro ferroviario, un pensionato che vi faceva due foto gratis lo trovavate, secondo me.


pirpì piripì piripì pt.II

questa mattina alle sei e quaranta puntuale come sempre tranne quando mi rapiscono gi alieni è partita la radiosveglia, alla radio stavano passando una canzone era whole lotta love dei led zeppelin. solo, non erano i led zeppelin che suonavano.

la voce l’ho riconosciuta subito era quella di chris cornell. e mentre ero lì che mi svegliavo pensavo questo qui secondo me è chris cornell cavoli che voce è proprio bravo. poi è partito l’assolo di chitarra, ero ancora lì che mi ribaltavo nel letto, orcocane che brutto assolo di chitarra. peccato se no whole lotta love dei led zeppelin rifatta da chris cornell sarebbe stata una roba proprio bella. mi son tirato su dal letto, ho acceso il computer mentre mi infilavo un paio di braghe, sono andato a cercare su google chris cornell whole lotta love. che se chris cornell ha fatto un disco nuovo e io non ne so niente è anche il caso che mi affretto a comprarlo. e invece ho scoperto che questa versione di whole lotta love dei led zeppelin è un brano suonato da carlos santana e contenuto in un disco di carlos santana che si chiama guitar heaven: the greatest guitar classics of all time, mentre chris cornell è ospite di carlos santana e canta. che lo sanno tutti, magari non lo sanno tutti, carlos santana è un chitarrista ma non è capace di cantare, quando fa i dischi invita i cantanti famosi a cantare sulle sue canzoni.

ecco spiegato perchè l’assolo di chitarra mi è sembrato immediatamente orribile. che a differenza di chris cornell, che anche se si mette a cantare giro giro tondo mi piace comunque da matti, carlos santana io non l’ho mai sopportato. quindi il disco di carlos santana, anche se c’è dentro ospite chris cornell, col cavolo che lo compro.

mi sono appena reso conto che ho detto un po’ una bugia, chris cornell ha avuto recentemente uno scivolone stilstico mica da ridere ha fatto un disco con uno che si chiama timbaland si chiama scream, il disco, una roba di pop elettronico veramente inascoltabile. quindi il discorso su chris cornell che canta giro giro tondo funziona fin là.

comunque.

tutta questa storia per dire che una soddisfazione personale l’ho avuta, da questa faccenda. che certe volte mi vien da chiedermi quanto il mio senso critico derivi da dei preconcetti miei, da una durezza mentale. che mi dispiacerebbe scoprire che se uno che mi sta sulle balle fa una roba meritevole poi  la considero una merda a priori solo perchè quello lì mi sta sulle balle, senza esser capace di valutare il suo gesto artistico in maniera oggetiva.

e invece ora ho una prova tangibile che del mio senso critico posso ancora abbastanza fidarmi. tutto qui.

 


la vita certe volte è cattiva.

l’altro ieri sera in macchina stavo parlando con la signorina stavamo tornando a casa, c’era la radio accesa radio rai tre.

e mentre stavamo parlando ho sentito il conduttore di radio rai tre che stava parlando, stava terminando il suo progamma, un saluto a tutti dal vostro pino sauro.

pino sauro è un nome e cognome bellissimo son due giorni che ci penso a questo nome bellissimo. invece adesso sono andato su google per essere sicuro ho cercato pino sauro radio rai tre, ho scoperto che avevo capito male, questo conduttore di radio rai tre si chiama pino saulo. con la elle. che peccato.


bevi birra e campi cent’anni.


ricorrenze.

e per il nostro anniversario sai cosa pensavo, che per evitar le solite menate che ci scambiamo dei regali che poi sono inutili non ci piacciono sai che delusione la mia idea è questa qui. ognuno si compra quel che gli pare per i fatti suoi, una cosa che gli piace, e poi ci scambiamo gli scontrini.


kindergarten dustin hoffman

arrivo in un locale verso le due del mattino e il buttafuori mi dice guarda al momento è pieno dovete aspettare qua fuori una mezz’ora se volete entrare.

che poi diciamo va beh stiam qua un attimo fumiamo una sigaretta aspettiamo gli altri poi decidiamo dove andare.

la sigaretta la fumano gli altri, io no che sto cercando di guarire da una bronchite son pure sobrio che con gli antibiotici meglio non bere lo sanno tutti.

piove, tra l’altro.

e mentre siam lì a fumare la sigaretta aspettare gli altri dire due scemate sotto il tendone fuori da questo locale ogni tanto la porta si apre escono degli adolescenti a fumare una sigaretta insieme agli adolescenti esce dalla porta anche un po’ della musica che viene da dentro, la musica che viene da dentro è my sharona dei the knack.

l’assolo di chitarra in my sharona, se si tiene conto che l’han suonato nel 1979, è un assolo di chitarra veramente bello.

però.

che mi si chieda di stare mezz’ora sotto l’acqua sobrio alle due del mattino per poter entrare in un posto a sentire my sharona mi sembra fantascienza.


andiam bene.

che c’è la crisi, per tagliar le spese siam qua in studio col riscaldamento spento. e io sto prendendo una medicina per i bronchi, nel foglietto c’è scritto che può provocare delirio tossico.


per fortuna che c’è wikipedia.

Ramengo xe uno ke gira de qua e de là, sensa arte nè parte, un strasòn, uno ke no trova pace. El termine inglexe xe rover. Se dixe “ma va’ ramengo” par dire “va’ in małora”. A Venezia i dòpara ‘n’espresion pi łonga: “ma va’ ramengo ti e i to morti “.


ma cos’è questa crisi paraparapappa.

avete presente quegli uomini che a un certo punto della loro vita vanno in pensione non ci sono abituati a stare a casa dal lavoro li riconosci subito alla coop che sono in giro con le mogli a far la spesa al venerdì si guardano intorno che non capiscono cosa sta succedendo?

oggi alla coop con la signorina per un attimo mi son sentito come quegli uomini lì che vanno in pensione non ci sono abituati.


non oso immaginare.

mi è venuto in mente che una volta ho conosciuto una che amava la scrittura, aveva questa gran voglia di scrivere di essere pagata per scrivere vivere della sua scrittura. e allora, cosa faceva, voleva entare nel mondo dell’editoria, proponeva i suoi scritti alle case editrici. e a forza di romper le scatole alle case editrici un lavoro lo aveva anche trovato. doveva sbobinarsi la maionchi. che questa casa editrice non mi ricordo se era la rizzoli la mondadori la einaudi mi pare la rizzoli dovevan pubblicare l’autobiografia di mara maionchi, che è una che fa icsfactor lo sanno tutti, io non lo sapevo me lo aveva detto questa ragazza che mara maionchi è una di icsfactor. dicevo, mara maionchi doveva scrivere la sua autobiografia, la maionchi anzichè scrivere prendeva degli appunti vocali su un registratore, ora non lo so se era un registratore a cassette o un registratore moderno digitale, raccontava le sue storie a un registratore. allora il lavoro di questa ragazza che conoscevo era ascoltare la voce registrata di mara maionchi e trascrivere tutti i suoi discorsi, che poi qualcun altro avrebbe cercato di metterli in ordine e scrivere l’autobiografia di mara maionchi.


piripì piripì piripì.

una possibilità che non c’entrassero gli alieni col fattaccio di ieri, una possibilità in effetti c’era.

del tipo che magari la mia radiosveglia a vederla da fuori sembra perfetta, e invece dentro son successe tutte delle cose, dei decadimenti della materia, delle saldature cedevoli, c’è la possibilità che ieri mattina la mia sveglia non mi avesse svegliato in quanto non più funzionante.

magari non ci avete pensato voi a questa possibilità concreta che vi siete bevuti subito la storia del rapimento alieno, ci ho pensato io.

ieri sera sono andato a dormire dopo diverse birre, ho guardato la sveglia sul comodino coi suoi allarmi puntati, ho pensato domattina io e te facciamo i conti.

e questa mattina, che mi son svegliato un po’ prima di lei per veder cosa faceva se davvero si era rotta, la aspettavo al varco, la mia sveglia ha funzionato alla perfezione. alle sei e quaranta è partita la radio, alle sette in punto piripì piripì piripì, il secondo allarme di sicurezza.

e allora cosa volete che vi dica, ora non ho più dubbi.


prima o poi doveva succedermi.

questa mattina ho aperto gli occhi, in camera c’era tanta luce. ero lì che mi ribaltavo nel letto ho pensato oh, ieri mattina quando è suonata la sveglia c’era un gran buio, si vede che oggi c’è il sole è una bella giornata. poi ero ancora lì che mi ribaltavo nel letto, pensavo chissà quanto manca alla sveglia. il tempo di ritrovar gli occhiali, guardo la sveglia, le nove e quarantaquattro. no dai, impossibile. prendo su il cellulare dal comodino, guardo, la conferma, nove e quarantaquattro.

allora ho fatto immediatamente alcune valutazioni logiche. la prima, la mia radiosveglia digitale elettronica non ha mai fallito, ha ben due allarmi, uno che parte alle sei e quaranta con la radio, poi per sicurezza alle sette in punto si mette a fare piripì piripì piripì. ho controllato, gli allarmi eran puntati tutti e due, tutto regolare.

la seconda valutazione logica, io dormo poco. nel senso che ho la sveglia biologica, normalmente durante la settimana mi sveglio da solo appena prima della radiosveglia, anche il finesettimana senza la sveglia alle sette apro gli occhi. poi mi rendo conto che è sabato e dormo ancora un po’.

e quando proprio dormo fino a tardi, e tardi per me vuol dire tipo le dieci, è perchè la sera prima ho bevuto ottomila birre fino alle quattro del mattino sono andato a letto con la testa che mi scoppiava.

solo, ieri sera, ho lavorato un po’ al computer, a mezzanottemmezzo ero a dormire. bevuto neanche una birretta.

allora, alla luce di tutte queste considerazioni, l’unica spiegazione plausibile è che io questa notte son stato rapito dagli alieni.

mi son tirato su dal letto, infilato un paio di braghe, son venuto di corsa in studio che c’è un sacco di roba da fare.


stavolta i vecchi pomponi son loro, mica io.

è successo che mi han chiamato a fotografare in teatro un concorso per giovani suonatori di strumenti ad arco.

la prima sera è andata bene. la seconda sera prima di cominciare è arrivato lì il direttore artistico mi ha detto senti, ci sarebbe un problema, la giuria ha chiesto che il fotografo non fotografi i finalisti mentre suonano, per non disturbarli. quindi dovresti fotografarli solo quando arrivano sul palco che fanno l’inchino. per il resto devi essere invisibile e non devi emettere alcun rumore.

eh, gli ho risposto, allora vado a casa che facciam prima.

che quando arriva qualcuno che vuole spiegarmi come si fa il mio lavoro in genere cominciano subito a girarmi i maroni.

invece ho portato pazienza, abbiam discusso un attimo, gli ho detto di stare tranquillo che nessuno si sarebbe accorto della mia presenza.

insomma, poi son successe anche delle altre cose, con questo direttore, ci siamo incrociati di nuovo a fine serata, non sto qua a raccontarla per filo e per segno perchè non interessa a nessuno come è andata di preciso la faccenda.

sta di fatto che mi è sembrato che in tutte e due le serate i finalisti che si esibivano sul palco con i loro violini, le loro viole, i loro violoncelli, eran ragazzi che andavano dagli undici ai ventotto anni o giù di lì, non fossero assolutamente disturbati dalla mia presenza. anzi, appena si accorgevano che li stavo fotografando si mettevano anche un po’ in posa. e poi dopo il concerto venivano a chiedermi ma le foto per averle cosa dobbiam fare?

ecco posso sbagliarmi ma forse era la giuria, che era composta da persone che andavano dai settanta ai centoventi anni, ad esser disturbata dalla presenza del fotografo. e visto che per non disturbare la giuria io la seconda sera ho fatto delle foto che non son contento per niente, delle foto che ho fatto, che mi è toccato stare lontanissimo dal palco immobile senza spostarmi mai, adesso mi vien da dire a queste persone della giuria, al direttore artistico, che se è pur vero che continuano da quattrocento anni a suonare sempre gli stessi spartiti, è vero anche che la gente che quegli spartiti li suona nel frattempo un po’ è cambiata. e sarebbe il caso che se ne rendessero conto.


che noia.

tutta sta menata di internet dei blog dei fotoblog dei ciulablog dei feisbuc dei maispeis sarà anche bella, però ci son dei momenti mi sembra che è tutto così:

guardate le mie fotografie che belle che sono vi piacciono? dai dai ditemi che vi piacciono. dai dai dai e allora? vi piacciono? sono un bravo fotografo vero? ah che bravo che sono. dai ditemi che sono bravo. sono bravo. grazie.

e le robe che scrivo? son belle son divertenti son sagaci, vero? in quanti venite a leggere le robe belle divertenti sagaci che scrivo? andiamo a controllare. sì siete tanti. ah come siete tanti. e vi piace come scrivo? eh? dai dai dai son bravo? dai dai dai ditemi che son bravo. sono bravo. grazie.

e quando suono vi piace la roba che suono? son bravo vero? e che bel suono che esce dal mio amplificatore. ho un bel suono vero? dai ditemi che sono bravo. sono bravo. grazie.

e son bello e alto e simpatico vero? dai ditemi che sono bello alto e simpatico. sono bello vero? dai guardatemi che bello che alto che simpatico che sono. dai dai dai ditemi che sono bello alto e simpatico. sono bello alto e simpatico. grazie.

e mi volete bene? dai almeno un po’? dai dai dai ditemi che mi volete bene. mi volete bene? bene. grazie.

e pensare che fino a un po’ di tempo fa per appagare un po’ l’ego bastava che mi tiravo una sega.


vanagloria.

eh, vincere il premio per il blog dell’anno è difficile. però vedrai che pian pianino magari entro in top ten.

thousand.


voglie strane.

stringi stringi, se proprio si deve togliere tutti i fronzoli e fare un sunto, nella vita i comandi base, le robe essenziali che proprio non si può fare a meno son tre.

dormire mangiare scopare.

che dormire si deve. mangiare anche. se no si crepa.

scopare, se c’è da scopare, meglio. altrimenti è l’unico dei tre comandi base che può esser surrogato da qualcos’altro.

playstation. che quando uno non ha da scopare, dormire dorme mangiare mangia scopare non può, gioca con la playstation. era un esempio, la playstation. va bene anche il cucito. la moto. la chitarra. lost. yoga. racchettoni da spiaggia. body building. una di quelle robe che si fanno quando manca da scopare e in quanto surrogato diventa un comando base altrettanto essenziale.

tutto questo per dire che stanotte ho dormito niente, ho sonno. ieri ho mangiato tre biscotti, ho fame.


la verità vi farà liberi.

questa cosa avrei voluto scriverla un anno fa, poi mi sembrava un po’ una scemata priva di mordente, avevo lasciato perdere.

adesso, a distanza di un anno esatto è ancora una scemata priva di mordente non è cambiato nulla.

niente, questi posti dove vivo sono immersi nel verde, abbiamo le colline venete, la pedemontana le prealpi la valdobbiadene, son dei posti fighissimi le colline del prosecco, le chiamano, ce le invidiano tutti. poi c’è la strada del prosecco. poi arrivi nei paesi lungo la strada del prosecco arrivi a vittorio veneto sotto il cartello vittorio veneto c’è un cartello più piccolo c’è scritto città d’arte e del vino. mi pare. una roba così.

comunque.

questi posti immersi nel verde che ci si vive anche bene, la gente se la passa benissimo si spacca di prosecco. la mattina il pomeriggio la sera prima dopo durante i pasti. anche al lavoro spesso e volentieri, prosecco.

ci son degli effetti collaterali. alcuni banali prevedibili scontati, tipo la percentuale molto elevata di padri di famiglia alcolizzati in giro.

poi ci sono degli altri effetti collaterali. che non son visibili a tutti. per dirne uno, quelli che guidano poco secondo me ignorano l’esistenza di questo effetto collaterale che ora vado ad illustrare.

i trattori della vendemmia che in questo periodo per delle settimane girano per le strade portano l’uva vendemmiata dai vigneti alle cantine dove poi fanno il prosecco.

il fatto è che nessuno si lamenta di questa enorme rottura di coglioni rappresentata da un’orda di trattori lanciati a dieci chilometri orari lungo ogni strada percorribile nelle ore in cui normalmente la gente torna dal lavoro. che qui la gente ama il prosecco, non osano mica lamentarsi dei trattori che portano in giro l’uva. fanno finta di niente sopportano queste settimane di strade impraticabili nelle ore di punta. tanto poi arrivo a casa mi spacco di prosecco, pensano nelle loro macchinine piantate in colonna dietro i trattori.

io il prosecco mi fa cagare, vado a birra lo sanno tutti, nella mia macchinina piantata in colonna dietro i trattori mentre cerco di tornare a casa la sera provo a fare un esercizio di immaginazione mi immagino quei trattori anzichè l’uva, pieni di luppolo. solo che poi mi vien da dire, in un paese civile magari i trattori pieni di luppolo fanno una legge, un regolamento comunale, un codice della strada, che i trattori pieni di luppolo possono girare per strada solo dopo le nove di sera, faccio per dire.

ah, un’altra cosa, son passato a veder spinoza.it ieri veder se c’eran scritte cose nuove, in alto a destra nella pagina di spinoza.it c’era un riquadro pubblicitario, su spinoza.it hanno venduto uno spazio pubblicitario c’è la pubblicità di famiglia cristiana che vende la bibbia nel nuovo formato tascabile con guida alla lettura a colori solo sette euro e novanta. bene, ho pensato, bravi, fate gli illuminati andate a leggere spinoza.it fatevi due risate mentre ce lo piantano nel culo e fate finta di niente, che spinoza.it tira su come inserzionista famiglia cristiana.


ridi ridi che la mamma ha fatto gli gnocchi.

poi sono andato a veder la presentazione del libro di spinoza. che non tutti lo sanno, magari lo sanno tutti, c’è spinoza.it è un blog fan le battute su temi prevalentemente politici è divertente han fatto un libro.

che poi mi dite son pompone, non son pompone, quelli di spinoza.it fan ridere anche me ogni tanto vado a vederlo il blog scrivono delle robe anche geniali, solo ero lì alla presentazione si vantavano gli autori dei loro trentamila visitatori giornalieri del blog, dei novantamila amici su facebook, leggevano delle battute tratte dal libro che son poi tratte dal blog di spinoza.it ridevan tutti ridevo pure io.

però dentro, mi veniva su una roba, bravi, ridete, ridete, che intanto ce lo piantano nel culo.


trentanni e sentirli.

son poi trentadue e rotti.

allora, lunedì scorso ho fatto un giro in bici su per le colline slovene, era una bici da corsa vecchia non funzionava il cambio, mi han fatto male le gambe tutta la settimana.

venerdì inauguravano un negozio di skateboard snowboard quelle cose lì, ci è venuta voglia di andar lì a fare i cretini son partito da casa con lo skateboard che non lo usavo da quando avevo quindici anni lo tengo in camera fa arredamento.

che mi son vestito da skater son partito da casa me la son vista brutta è tutta discesa ho avuto tanta paura poi c’erano anche due salitine, son passato a prendere lello anche lui con lo skate siamo andati all’inaugurazione a spararci le pose c’erano i ragazzini gli skater veri ci guardavano cercavano di capire se per caso eravamo due vecchie glorie professionisti dello skate intervenuti all’inaugurazione o se eravamo due cialtroni.

eravamo due cialtroni.

oggi tutti questi esercizi fisici le biciclette gli skateboard ho le gambe che mi fan malissimo vado via tutto storto non lo so se arrivo a sera.