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sono una brutta persona pt.II

non sopporto i regali obbligatori. mi piace da matti fare e ricevere regali quando viene spontaneo farli in momenti casuali, odio quando bisogna farli perchè è usanza.
le feste comandate, se vi piace farvi comandare fate pure, a casa mia comando io.
il compleanno c’è voluta una vita ma alla fine ce l’ho fatta, riesco a farlo passare inosservato. natale è quello che sopporto meno di tutti il massimo che arrivo a fare è mandare un’email con un augurio un po’ dissacrante e poi sparisco fate un po’ quel che vi pare se vi dimenticate di me meglio se poi non resistete e mi mandate il messaggio di auguri sul cellulare, state tranquilli che non avrete risposta.

e questo con l’argomento del post non c’entra niente non è il tema è solo l’antefatto, non c’è niente da dire al riguardo se non: voi fatevi tutti i regali e gli auguri che volete fate benissimo nessuno vi vuol giudicare io invece sono una brutta persona e va bene così.

l’argomento che mi sta a cuore è un altro e vado ora ad illustrarlo. dicevo appunto che compleanni e natali ho fatto della fatica c’è voluto del tempo ma a forza di dagli e dagli ci son riuscito mi son fatto il vuoto intorno. solo, ci son poi delle piccole falle, non son riuscito ad arrivare proprio dappertutto.

che se ero infallibile a quest’ora ero il capo del mondo mica stavo qui a menare tanto il torrone.

per dire, natale dello scorso anno arrivo a bergamo mia mamma mi consegna un pacchetto mi dice questo te lo fa avere non mi ricordo più quale amica o lontana parente. ecco. apro, lettere contro la guerra, tiziano terzani, edizioni tea 2004. potresti chiamare per ringraziare. sì potrei ma non chiamo. comunque bello. mai letto, mollato in camera mia vecchia a bergamo.
poi, sempre per dire, in un periodo successivo al mio ultimo compleanno passo dai miei a bergamo, di nuovo mia mamma prendi questo te lo manda la rosina. che è un’amica di famiglia non la vedo saranno otto anni. potresti chiamare per ringraziare. mamma, ancora? apro, la fine è il mio inizio, tiziano terzani, edizioni tea l’anno non lo so ora non ce l’ho sotto mano, che quella volta ho detto va bene me lo porto a casa a vittorio veneto poi magari lo leggo. è finito in libreria, mai aperto. due giorni fa arrivo a bergamo dai miei per natale, oggi è venuto a pranzo il moroso di mia sorella, povero cristo ci siam visti poche volte ancora non ha capito che sono una brutta persona, non poteva saperlo, è arrivato con un pacchetto contenente una bottiglia di vino buono che l’ho aperta poi subito l’abbiam bevuta a pranzo e buonanotte signor lenin, tiziano terzani, edizioni tea 2009.
bravo grazie, ma gli ho detto fammi una cortesia grande non azzardarti mai più a farmi dei regali, per favore.

ora, sto cazzo di tiziano terzani, si può sapere cosa vuole? ne parlavo casualmente un paio di mesi fa con un mio collega fotografo, mi diceva che è un giornalista, molto bravo, morto di una brutta malattia, molto appassionato di asia, che ha sempre fatto il corrispondente dagli esteri, un figo, mi diceva questo mio amico fotografo, scrive anche molto bene piace a tutti.
ma dai, gli dicevo io, eh sì mi diceva lui.

però lo stesso, questi libri che siccome piacciono a tutti allora la gente li regala a colpo sicuro perchè poi di sicuro piacciono anche a me, mi viene una tristezza, non mi viene neanche voglia di sapere cosa ha da scrivere tiziano terzani.
adesso è una certa ora son qui nel letto che sto leggendo dei libri che mi son comprato, ne leggo uno dietro l’altro in questi giorni di vacanza a casa dei miei che quando son tranquillo e ho del tempo riscopro il grande piacere della lettura, son qui nel letto nella mia vecchia camera mentre giravo pagina mi son guardato intorno mi è cascato l’occhio sui libri miei che son rimasti qui, lettere contro la guerra, tiziano terzani, edizioni tea 2004.

e va bene, basta coi pregiudizi basati sul nulla adesso vediamo. l’ho preso su ho letto le prime tre pagine. comincia, questo libro, con la faccenda dell’undici settembre lo sappiam tutti le torri gemelle gli aerei l’attentato. e tiziano terzani comincia questo libro, dice sostanzialmente, parafraso, che si sta facendo i cavoli suoi lo chiama un suo amico gli dice accendi la televisione lui accende in tempo per vedere il secondo aereo che si schianta sulla seconda torre, gli vien da pensare, cito, pearl harbor, questa è una nuova guerra.
ma dai. pure io mi ricordo ho fatto un pensiero simile, ho pensato quella volta, bon è fatta adesso scoppia la terza guerra mondiale e siam ciavati.
e dopo? e dopo tiziano terzani scrive che sta delle ore a guardar la cnn veder cosa succede poi, cito di nuovo testualmente, uscii a fare una passeggiata nel bosco. mi ricordo con quanto stupore mi accorsi che la natura era indifferente a quel che succedeva: le castagne cominciavano a maturare, le prime nebbie a salire dalla valle. nell’aria sentivo il solito, lontano frusciare del torrente e lo scampanellio delle capre della brunalba.
fine della citazione testuale e poi va avanti a scrivere delle cose così.
credo, che vada avanti così, perchè io non son mica riuscito ad andare oltre.