Ultima

porn for dummies.

poi son tornato a vittorio veneto. e la mia amica ginevra dalla russia, quella che scrive su inbassoadestra la trovate sui blog lincati qui a fianco, mi informa che nel frattempo a vittorio veneto hanno inaugurato un sexy shop. ho letto l’articolo sul giornale che parlava dell’inaugurazione, dicevano che siccome sono in pieno centro saranno molto attenti a non turbare la collettività, le vetrine saranno molto discrete, controlleranno accuratamente che all’interno del sexy shop non entrino dei minorenni, che rispetteranno la morale dei vittoriesi.

ieri tornavo dal lavoro mi è venuta la curiosità sono andato, ho visto. funziona così, prima era un negozio di dischi a pelo di fallimento, ora se non ho capito male qualcuno l’ha preso in gestione e del vecchio negozio metà è rimasto negozio di dischi, l’altra metà ci han fatto il sexy shop. solo, l’ingresso è uno solo. entri dalla solita porta, ti ritrovi nel negozio di dischi. poi una volta dentro, puoi entrar dentro una porticina e accedi al sexy shop che son due stanze molto ben illuminate con dentro i dvd etero gay incest trans animal sadomaso, gli scaffali pieni di cazzi di gomma di tutte le misure, strap on, doppi dildi, pallette da passeggio frustini costumini manette parrucche bambole gonfiabili, caramelle colorate a forma di cazzetto.

bello, ho pensato, ci voleva questa ventata di modernità nella comunità vittoriese.

poi ero lì che mi giravo tra i cazzi di gomma, mancava qualcosa, avevo l’impressione. dopo un po’ ho capito, mancava il registratore di cassa.

allora son venuto fuori dalla porta del sexy shop, mi son ritrovato di nuovo nel negozio di dischi, alla cassa c’era uno che conosco, un paio di anni fa suonavamo anche insieme in un gruppo, gli dico senti, ma fammi capire, tutta questa discrezione, le vetrine pudiche, l’accesso solo ai maggiorenni, ma se io adesso voglio comprare un cazzo di gomma da quaranta centimetri cosa devo fare, torno di là lo prendo poi lo porto qua nel negozio di dischi lo appoggio sul bancone della cassa, pago e vado via?

eh, sì.

figo. già che son qui, dammi anche il cd di gianni morandi, sai, per la festa della mamma.

berghem de hura, berghem de hota, berghem in del meès.

sempre mentre ero a bergamo, il finesettimana della faccenda del cinema, c’erano bandiere italiane da tutte le parti. appese alle finestre, lungo le strade, dappertutto, pieno di bandiere italiane.
si stanno preparando all’adunata degli alpini, i bergamaschi, che tra poco c’è il raduno annuale nazionale degli alpini, quest’anno lo fanno a bergamo, per dare il benvenuto agli alpini i bergamaschi appedono le bandiere tricolore da tutte le parti. son bravi, i bergamaschi.
solo, il primo pensiero che mi è venuto a veder tutte quelle bandiere tricolore appese in giro, magari non tutti lo sanno la lega lombarda la lega nord bossi il carroccio borghezio la trota è partito tutto da bergamo. che alle ultime elezioni regionali a bergamo la lega ha preso una cosa tipo il trentasei percento dei voti. son mica bruscolini, il trentasei percento dei voti.
ecco, la lega son poi quelli che vanno in giro a vantarsi che con la bandiera tricolore, loro ci si puliscono il culo.

ho pensato, i bergamaschi stanno facendo un po’ come la cina che stermina i tibetani e poi ospita le olimpiadi sportive all’insegna della fratellanza tra i popoli.

che poi non è nemmeno tanto l’ipocrisia dei bergamaschi e dei cinesi, che mi infastidisce. voglio dire, ti conosco e so già che sei una persona di merda, se poi un bel giorno scopro anche che hai la faccia come il culo non riesco a stupirmi più di tanto.

è più l’idea che gli alpini decidano di fare il loro raduno a bergamo, così come gli sportivi di tutto il mondo che accettano di andare a fare le olimpiadi dai cinesi. questa è la roba che mi manda ai matti.

trentadue.

son stato a bergamo, sabato e domenica. ogni tanto vado a trovare i miei genitori, mia sorella.
sabato sera non c’era niente da fare, ho preso sono andato al cinema. non da solo, con la signorina. abbiam guardato su internet, abbiam scelto un film giapponese si chiama departures. abbiam scelto mica tanto, ha scelto lei che sapeva più o meno che roba era, io non l’avevo ancora sentito nominare, mi son fidato. mentre ero lì ho letto un paio di recensioni al volo su internet, di questo film giapponese departures, i giudizi della critica oscillavano tra poesia pura e una palla micidiale.
allora, siamo andati, io al cinema ci vado anche spesso, solo, una cosa che mi dispiace un po’, i cinema come quando ero giovane non ci sono più, i cinema dove mi capita di andare son tutti dei multisala, che sarà anche vero che ci si sta con le gambe stese larghe, sulle poltrone comode i braccioli giganti il popcorn la cocacola, tutte quelle cose lì. però ci son delle cose, ti assegnano il posto, questa cosa che ti assegnano il posto mi manda via di testa. che se vado a vedere avatar alla proiezione del sabato sera il primo fine settimana che è uscito, posso anche capirlo il posto assegnato, ma quando vado a vedere un film che non se lo caga nessuno, in una sala da mille posti siam dentro in venti, tutti lì ubbidienti come pecore pigiati sulla stessa fila con il resto della sala vuota, non si può nemmeno limonare un pochino.
che va bene ho trentanni abbondanti, al cinema non è  che mi venga più tanto da piantare chissà che limoni, però è vero che fino a quindici anni fa al cinema ci andavo anche per stare con le morose limonare far girare un po’ le mani, mi piaceva andare a cercare posti un po’ in disparte nelle file dietro, stare un po’ infrattato al buio senza gente intorno. nei multisala col posto assegnato si fa fatica a infrattarsi, far girare le mani oltre la barriera del bracciolo gigante.
allora, sabato sera ero a bergamo abbiam trovato su internet questo film giapponese departures da andare a vedere al cinema. a bergamo ci torno un po’ raramente, sabato ho scoperto che oltre ai multisala a bergamo ci sono dei dinosauri che cercano di sopravvivere all’estinzione, tre o quatto cinema ancora aperti di quando andavo al cinema quindici anni fa.
siamo andati, abbiam fatto il biglietto, ero lì col biglietto in mano, prima di entrare in sala mi è venuto il dubbio ho guardato, sul biglietto non c’era scritto il posto assegnato.
poi in sala c’erano le seggiole quelle piccole di legno col sedile ribaltabile l’imbottitura rossa. un po’ mi sono emozionato, ritrovare le vecchie seggiole di legno col sedile ribaltabile l’imbottitura rossa.

mica per altro, per chi non se ne fosse accorto è da un po’ che mi vengono i pensieri amarcord, che comincio ad avere una certa età, son qui incartato nelle bollette, sono lentamente entrato a far parte del sistema lavora guadagna compra, non ne vengo più fuori, ne ho un po’ piene le balle. sarà la crisi dei trent’anni, ogni tanto son qui che penso ah le robe eran meglio ai miei tempi. poi mi prendo per il culo per aver pensato che le robe eran meglio ai miei tempi, poi torno a pensare che però in effetti le robe eran meglio ai miei tempi.
son brutte le crisi dei trent’anni.

comunque, il film giapponese departures, avevan ragione le recensioni, poesia pura e andare a vederlo alla proiezione delle ventidue e trenta quando la notte prima hai dormito cinque ore scarse e poi hai guidato trecento chilometri e poi ti sei fatto pranzo e cena abbondanti, non riesci a restar sveglio fino alla fine.
solo, addormentarti sulle seggiole di legno col sedile ribaltabile l’imbottitura rossa, lo schienale basso, le ginocchia pigiate sul sedile davanti, le robe ai miei tempi saran state anche meglio, e va bene, ma le seggiole dei cinema dei miei tempi giuro non me lo ricordavo che eran così tanto scomode.

una roba tanto per scriverla.

non hai freddo?
no. tu non sei scomoda?
no.
amo, ma se ci facessimo ognuno i cazzi nostri?

ah che donna pt.II

parlavo con una certa signorina, ieri sera, prima di addormentarci, le dicevo che ero un po’ tribolato. che è un periodo un po’ così, nell’ultimo mese ho speso troppi soldi, cambiato la macchina fotografica, preso un computer portatile tra una settimana mando a rottamare la fiestina e arriva l’auto nuova, ieri son passato dal concessionario a lasciar giù l’assegno. insomma, son rimasto senza soldi, ora finchè non mi pagano la fattura dell’ultimo mese qui al lavoro ho il conto in banca vuoto il bancomat bloccato ho venti euro nel portafoglio mi servono per far benzina non posso neanche comprar le sigarette, finchè non mi arriva l’accredito dell’ultima fattura son poverissimo.
poi c’è un altro fatto, che le ultime due settimane in studio c’era da consegnare le foto per il salone del mobile di milano, abbiam lavorato come i matti, fatto tardissimo tutte le sere, ora i lavori li abbiam consegnati tutti, questa settimana non c’è più niente da fare siamo qui fermi, ieri pur di fare qualcosa mi son messo ad aggiustare i fari rotti, arrivare a sera un’insoddisfazione, che stare fermo tutto il giorno qui in studio io non son capace, mi annoio, torno a casa nervoso.
allora, le dicevo alla signorina ieri sera, ho la testa per aria, un gran giramento di maroni, son poverissimo e domani al lavoro non ho niente da fare tutto il giorno.
lei mi diceva eh vedrai che tra poco ti arriva l’accredito in banca non ti preoccupare, domani al lavoro magari visto che non hai niente da fare ti metti lì e scrivi qualcosa, è da un po’ che non scrivi.
è vero,  è tanto che non scrivo. il fatto è che è un periodo che sto bene, io quando sto bene non mi viene da scrivere, mi passa l’ispirazione. lei mi diceva, ma non è vero che stai bene, hai appena detto che sei tribolato.
non le sfugge niente, alla signorina.

la festa degli innamorati.

mi son messo a letto ieri sera ho acceso la televisione, veder se trovavo su qualche canale delle tette da guardare prima di addormentarmi.
appena ho acceso, c’era raiuno parlavano di tette. un servizio di porta a porta, intervistavano la gente, gli interventi estetici questo san valentino vanno per la maggiore, i morosi regalano alle loro morose le tette nuove, le labbra gonfiate, il botulino, queste cose qui.
alla fine intervistavano una, diceva che quest’anno avrebbe proprio voluto farsi regalare dal suo compagno un bel paio di chiappe nuove. solo, siccome costan tanto, il suo compagno le regala una chiappa quest’anno, e l’altra chiappa l’anno prossimo, tocca accontentarsi.
ho cambiato canale, ho trovato delle pubblicità, c’era quella dei baci perugina, se scrivi delle belle frasi romantiche per san valentino le mandi al concorso della perugina poi c’è federico moccia che seleziona le più belle per metterle nei cioccolatini.
ho cambiato canale, che era già passata mezzanotte, ho messo su telenordest c’erano delle signorine con le tette rifatte, ho guardato un po’ di tette, poi mi son stufato mi son messo a dormire.

sono un vecchio pompone, mi stan sul culo i giovani.

nello studio dove lavoro ogni tanto arrivano gli stagisti.
gli stagisti, lo sanno tutti, son giovani studenti, le scuole li mandano per qualche settimana a veder come funziona la vita nei posti di lavoro.
io lavoro in uno studio fotografico, da noi arrivano gli stagisti di una scuola che si chiama scienze multimediali della comunicazione. mi pare che si chiama così questa scuola, non sono sicuro. comunque una cosa del genere. ce ne arrivano quattro o cinque ogni anno, di stagisti di scienze multimediali della comunicazione, che da grandi vorrebbero fare i fotografi.
mi piace da matti, quando arrivan gli stagisti, che son gente di diciotto diciannove anni, provare a fargli delle domande. sulla fotografia, voglio vedere cosa ne sanno, che in questa scuola gli insegnano la fotografia, agli stagisti, di fotografia non sanno niente. il banco ottico, faccio per dire, non l’han mai sentito nominare. tempo, diaframma, niente. tecniche di illuminazione, manco a parlarne.
e va bene.
poi mi prende lo sconforto, smetto di chiedere della fotografia, che ormai l’ho capito che a scuola non ti insegnano niente di utile per il lavoro che vuoi fare quando finisci di studiare, passo alla cultura generale.
la costituzione, per esempio, te lo sai che cos’è la costituzione?
non lo sanno. dico, nessuno.
solo una volta uno stagista lo sapeva, mi ha risposto sì, al corso di nuoto me l’han fatta, la visita.
di cosa, scusa?
della costituzione, no? sana e robusta.

un ricco omaggio, un ricco tributo, un ricco noscimento.

c’è questo giornalino locale, a vittorio veneto, dove vivo, esiste da cinque anni o giù di lì. è una cosa fatta da dei ragazzi che ci si mettono anche d’impegno, io devo essere sincero non me l’ero mai filato più di tanto più che altro perchè avevo l’impressione ci fosse dietro un po’ di clero. nel senso, da quel che so tutto è partito dai giovani di carpesica, che poi nemmeno a farlo apposta è il quartiere dove son venuto a vivere. e insomma son della gente che sa il fatto suo, organizzano un sacco di eventi di concerti di attività culturali, ce ne fosse di più, in giro, di gente così. l’unica cosa, tanti di questi eventi li organizzano alla parrocchia di carpesica, io ho questo mio limite che col clero ho sempre avuto fin da piccino un brutto rapporto, delle brutte esperienze, ogni volta che sospetto che in qualche maniera c’è di mezzo il clero, io sono una gran brutta persona mi rendo conto benissimo, ho dei pregiudizi, ogni volta che ho l’impressione che c’è di mezzo il clero mi partono dei blocchi mentali.
insomma, questo giornalino, ogni volta che lo vedevo in giro, che è un giornalino mensile a diffusione gratuita lo si trova un po’ dappertutto, anche nelle pizzerie, faccio per dire, ogni volta che lo vedevo in giro mi veniva da pensare toh, il giornalino parrocchiale.
allora è successo che un mese fa questi del giornalino mi han chiesto di far le foto di una copertina, che dovevano fare un servizio su degli skaters locali, già che c’erano mi han chiesto se volevo fare un’intervista che poi mettevano un articoletto su di me.

che si vede che loro non sono delle brutte persone, i pregiudizi sui fotografi pelati antipatici e anticlericali, loro questi pregiudizi non ce li hanno.

poi, mi son reso conto, non devono nemmeno esser  tanto clericali, visto che oltre che intervistare i fotografi antipatici, intervistano anche le giovani pornostar.

allora, il giornalino con le mie foto in copertina e la mia intervista in fondo nell’ultima pagina è uscito in questi giorni in forma cartacea, per chi non gira per i locali vittoriesi e non ha accesso alla forma cartacea, c’è anche la versione digitale, se volete andare a vedere c’è il sito, andate lì, vi scaricate il numero di gennaio di questo giornalino, l’indirizzo per andare sul sito è questo qui sotto.

http://www.jabadabadoo.it/

bip bip bip.

un po’ di tempo fa ho aperto questo blog, la prima cosa nuova che ho scritto si chiama inaugurazione, dentro quel post scrivevo diverse cose, una delle cose che avevo scritto dicevo delle mamme che quando sei piccolo ti tirano gli scappellotti e ti sgridano perchè resti delle mezz’ore col frigorifero aperto indeciso se tirar fuori il latte o il succhino di frutta.
Per via del fatto che esce tutto il freddo quando sei piccolo le mamme ti rompono i maroni se tieni aperto per troppo tempo il frigorifero. poi quando diventi grande vai a vivere per i fatti tuoi, non hai più la mamma che ti gira per casa, ti porti dietro i traumi. e infatti io ce l’ho questa cosa, che se apro il frigorifero, lo devo poi chiudere immediatamente, se ho degli ospiti che li vedo che mi aprono il frigo lo tengono aperto più del necessario per veder cosa c’è dentro, magari non gli dico niente per educazione, ma nella mia testa parte tutta un’ansia che io vedere i frigoriferi aperti ci divento matto.

allora, in questi giorni sono a casa di una certa signorina, dormo da lei, questa mattina mi son svegliato son sceso in cucina ho visto un bel vassoio di legno mi è venuto questo istinto spontaneo di preparar la colazione, portare la colazione a letto alla signorina farle una sorpresa. allora, niente, ho fatto il caffè, preso su due arance, il latte, le marmellate, messo due fette di pane nel tostapane, poi ci voleva anche del burro da mettere sul pane, per fare il pane burro e marmellata.

ho aperto il frigo, che la signorina ha un frigorifero moderno a due ante molto grosso spazioso, mi son messo a cercare il burro non lo trovavo. cerca di qua cerca di là il burro non saltava fuori già mi stava partendo il nervoso da frigorifero aperto. ho trovato una cosa che assomigliava a un panetto di burro incartato, guardo, c’eran scritte delle cose in sloveno, mi mancava la conferma che fosse effettivamente del burro, ero lì che ci pensavo, ad un certo punto il frigorifero si è messo a fare bip bip bip bip bip che si vede che stava uscendo tutto il freddo è partito l’allarme.

che male che ci son rimasto.

a crismas carol.

l’altro giorno ero lì che stavo pensando a vanvera, ad un certo punto mi è venuta in mente una cosa di quando ero piccolo, che l’avevo completamente dimenticata, mi è tornata nella testa così senza motivo.

quando ero piccolo, ero in prima media, per un bel periodo mi son fissato che da grande volevo fare il giornalista. che da grande ho anche effettivamente poi fatto il giornalista, ma ora questo non c’entra. allora, ero in prima media volevo fare il giornalista. ma in un modo che avrei anche volentieri mollato la scuola subito per andare a fare il reporter andare a scrivere degli articoli di giornale.
una sera stavo cenando coi miei, mi son messo a dire che volevo mollare la scuola per andare a fare il giornalista e mio padre mi ha detto va bene, domani quando esci da scuola vai in centro alla sede dell’eco di bergamo, chiedi di parlare col direttore magari ti assume.

il giorno dopo, finita la scuola, ho preso l’autobus, sono andato.

son salito al primo piano della sede dell’eco di bergamo, c’era una signorina dietro a un bancone le ho detto buongiorno senta vorrei parlare col direttore. lei mi ha guardato, mi ha chiesto: perchè?
eh, vorrei fare un colloquio, per farmi assumere come giornalista.
allora la signorina ha preso su il telefono, ha chiamato, mi ha detto aspetta di là.
dopo un po’ che aspettavo è uscito un signore, mi ha chiesto cosa volevo. e io, di nuovo, vorrei parlare col direttore per farmi assumere come giornalista. allora quel signore si è seduto lì mi ha detto che lui non era il direttore, che era solo un giornalista della redazione, che il direttore per questa cosa non potevamo disturbarlo, che era contento che io volevo fare il giornalista ma che ero troppo giovane e visto che non avevo nemmeno sedici anni non potevano assolutamente assumermi perchè sarebbe stato illegale assumere uno così giovane.
poi mi ha detto che se volevo fare il giornalista dovevo continuare a studiare ancora per qualche anno e poi di provare più avanti, a intraprendere la carriera del giornalista.
e niente, alla fine son tornato a casa, a cena ho raccontato a mio padre che per ora non mi assumevano, che mi toccava continuare ad andare a scuola.

in tutta questa storia ci sono tre cose bellissime, la prima cosa bellissima ero io che a undici anni avevo questa gran passione per il giornalismo e l’ingenuità, o la faccia come il culo, per andare dritto come un missile alla sede del giornale e chiedere di parlare col direttore. la seconda cosa bellissima, mio padre che quando gli ho detto che volevo lasciar la scuola, anzichè dirmi che ero un cretino e che avrei fatto meglio a finir la cena e andare a letto, mi ha mandato alla sede dell’eco di bergamo a chiedere del direttore. e la terza cosa bellissima, il giornalista che quando mi ha visto lì nella saletta del giornale che aspettavo il direttore, ha perso una mezzoretta per spiegarmi che proprio non si poteva fare e che dovevo coltivare la mia passione e che poi un giorno sarei diventato un giornalista se ci credevo veramente.