Articoli con tag “psicopatia

chest pain waltz pt.III

io, nella vita, avevo imparato che è meglio non dar retta alle previsioni del tempo.
e nemmeno agli oroscopi, ma ora non c’entrano, gli oroscopi.
poi, ogni tanto, mi fregano lo stesso.
tornavo a casa in macchina ieri notte diceva radiovenetouno, novantasette e cinquecento, che domani, sarebbe a dire oggi, in tutto il tevigiano arriverà il brutto tempo. da domani fino a ferragosto temperature basse e acquazzoni e diluvi. e io puttanavacca pensavo in macchina mentre tornavo a casa domani oltre a tutti i miei lavori volevo anche fare un giro in moto, tagliar l’erba del prato, adesso stai a vedere che fino a ferragosto tocca stare al chiuso coi diluvi e gli abbassamenti di temperatura.

poi questa mattina ho aperto gli occhi ho sentito dei tuoni, ho sentito che veniva giù acqua fuori dalla finestra, avevan ragione radiovenetouno, puttanavacca, novantasette e cinquecento, piove smetterà a ferragosto. mi son girato dall’altra parte ho dormito ancora un po’.

mi son svegliato dopo un’ora ho iniziato a fare i miei lavori al computer con un umore di merda che tanto fuori pioveva, fuori mica pioveva. mi son messo su anche una maglia che gli abbassamenti di temperatura, anche cinque sei gradi dicevan ieri radiovenetouno, novantasette e cinquecento, e invece fa caldo. a pranzo ho messo su un minestrone che mi par d’essere a novembre, a mangiare il minestrone di quei sudori. avevo proprio voglia di farmi un giro in moto quest’anno sta piovendo in continuazione, giri in moto ne sto facendo proprio pochi, fuori dalla finestra c’è il sole che spacca le pietre.

comincia a venirmi il dubbio che il servizio meteo di radiovenetouno, novantasette e cinquecento, ieri sera han preso una cantonata mica da ridere.

solo, ormai non posso farci niente mi son svegliato con questa testa che mi dice che fuori piove e fa freddo, non è vero fuori fa un caldo micidiale, non lo so se oggi riesco a farlo il giro in moto, falciare il prato.


dagli al pelato pt.II

sono un po’ di giorni che ho l’umore tribolino. passo dal benissimo al malissimo. che ho evidenti difficoltà nei rapporti interpersonali è uno di quei periodi che son misantropo.
misantropo vuol dire che odio la gente. meglio specificare. metti che arriva qualche stagista a leggere le fesserie che scrivo, non sa cosa vuol dire misantropo, poi non capisce più niente.
allora, il problema non è tanto di giorno, è più che altro la notte. che ci son delle notti che dormo da solo, quando la signorina è via, non riesco a dormire e più non riesco a dormire più mi aumenta il giramento di maroni, più mi aumenta il giramento di maroni più faccio pensieri a vanvera.
capitato mai di aver la febbre alta e di notte vi ritrovate a far pensieri deliranti che vi rendete conto che non son dei pensieri vostri ma delle robe strampalate che vengono dallo stato febbrile dentro la vostra testa? ecco, più o meno la stessa cosa.
la notte appena passata ero nel letto che mi rigiravo a fare i miei pensieri deliranti a non riuscire a dormire, tra le varie ne ho pensata una, mi è tornata in mente poco fa, sono andato di corsa a far delle verifiche.
che le tecnologie moderne mi son venute in aiuto, dieci anni fa una verifica così non avrei mica potuto farla.
sono andato, ho cercato. tutte le mie ex morose e le avventurette semi importanti che son riuscito a ritrovare stanno tutte con degli uomini capelloni. non solo dotati di capelli, ma proprio coi capelli lunghi. ne ho trovate pure un paio che si sono addirittura sposate, nel frattempo, con dei capelloni.

ora, io non è che voglia darmi dell’importanza, stabilire che si tratti di un effetto collaterale provocato dal fatto che queste donne sono state con me.

certo che se è colpa mia, ho fatto dei bei danni, questo sì.


l’importante è essere consci delle proprie ossessioni.

ogni santissima volta che uso il forno a micro onde mi viene da pensare a cosa succederebbe se insieme al mio piatto di quel che è, dentro al forno entrasse per sbaglio anche una mosca.


trentadue.

son stato a bergamo, sabato e domenica. ogni tanto vado a trovare i miei genitori, mia sorella.
sabato sera non c’era niente da fare, ho preso sono andato al cinema. non da solo, con la signorina. abbiam guardato su internet, abbiam scelto un film giapponese si chiama departures. abbiam scelto mica tanto, ha scelto lei che sapeva più o meno che roba era, io non l’avevo ancora sentito nominare, mi son fidato. mentre ero lì ho letto un paio di recensioni al volo su internet, di questo film giapponese departures, i giudizi della critica oscillavano tra poesia pura e una palla micidiale.
allora, siamo andati, io al cinema ci vado anche spesso, solo, una cosa che mi dispiace un po’, i cinema come quando ero giovane non ci sono più, i cinema dove mi capita di andare son tutti dei multisala, che sarà anche vero che ci si sta con le gambe stese larghe, sulle poltrone comode i braccioli giganti il popcorn la cocacola, tutte quelle cose lì. però ci son delle cose, ti assegnano il posto, questa cosa che ti assegnano il posto mi manda via di testa. che se vado a vedere avatar alla proiezione del sabato sera il primo fine settimana che è uscito, posso anche capirlo il posto assegnato, ma quando vado a vedere un film che non se lo caga nessuno, in una sala da mille posti siam dentro in venti, tutti lì ubbidienti come pecore pigiati sulla stessa fila con il resto della sala vuota, non si può nemmeno limonare un pochino.
che va bene ho trentanni abbondanti, al cinema non è  che mi venga più tanto da piantare chissà che limoni, però è vero che fino a quindici anni fa al cinema ci andavo anche per stare con le morose limonare far girare un po’ le mani, mi piaceva andare a cercare posti un po’ in disparte nelle file dietro, stare un po’ infrattato al buio senza gente intorno. nei multisala col posto assegnato si fa fatica a infrattarsi, far girare le mani oltre la barriera del bracciolo gigante.
allora, sabato sera ero a bergamo abbiam trovato su internet questo film giapponese departures da andare a vedere al cinema. a bergamo ci torno un po’ raramente, sabato ho scoperto che oltre ai multisala a bergamo ci sono dei dinosauri che cercano di sopravvivere all’estinzione, tre o quatto cinema ancora aperti di quando andavo al cinema quindici anni fa.
siamo andati, abbiam fatto il biglietto, ero lì col biglietto in mano, prima di entrare in sala mi è venuto il dubbio ho guardato, sul biglietto non c’era scritto il posto assegnato.
poi in sala c’erano le seggiole quelle piccole di legno col sedile ribaltabile l’imbottitura rossa. un po’ mi sono emozionato, ritrovare le vecchie seggiole di legno col sedile ribaltabile l’imbottitura rossa.

mica per altro, per chi non se ne fosse accorto è da un po’ che mi vengono i pensieri amarcord, che comincio ad avere una certa età, son qui incartato nelle bollette, sono lentamente entrato a far parte del sistema lavora guadagna compra, non ne vengo più fuori, ne ho un po’ piene le balle. sarà la crisi dei trent’anni, ogni tanto son qui che penso ah le robe eran meglio ai miei tempi. poi mi prendo per il culo per aver pensato che le robe eran meglio ai miei tempi, poi torno a pensare che però in effetti le robe eran meglio ai miei tempi.
son brutte le crisi dei trent’anni.

comunque, il film giapponese departures, avevan ragione le recensioni, poesia pura e andare a vederlo alla proiezione delle ventidue e trenta quando la notte prima hai dormito cinque ore scarse e poi hai guidato trecento chilometri e poi ti sei fatto pranzo e cena abbondanti, non riesci a restar sveglio fino alla fine.
solo, addormentarti sulle seggiole di legno col sedile ribaltabile l’imbottitura rossa, lo schienale basso, le ginocchia pigiate sul sedile davanti, le robe ai miei tempi saran state anche meglio, e va bene, ma le seggiole dei cinema dei miei tempi giuro non me lo ricordavo che eran così tanto scomode.


ah che donna pt.II

parlavo con una certa signorina, ieri sera, prima di addormentarci, le dicevo che ero un po’ tribolato. che è un periodo un po’ così, nell’ultimo mese ho speso troppi soldi, cambiato la macchina fotografica, preso un computer portatile tra una settimana mando a rottamare la fiestina e arriva l’auto nuova, ieri son passato dal concessionario a lasciar giù l’assegno. insomma, son rimasto senza soldi, ora finchè non mi pagano la fattura dell’ultimo mese qui al lavoro ho il conto in banca vuoto il bancomat bloccato ho venti euro nel portafoglio mi servono per far benzina non posso neanche comprar le sigarette, finchè non mi arriva l’accredito dell’ultima fattura son poverissimo.
poi c’è un altro fatto, che le ultime due settimane in studio c’era da consegnare le foto per il salone del mobile di milano, abbiam lavorato come i matti, fatto tardissimo tutte le sere, ora i lavori li abbiam consegnati tutti, questa settimana non c’è più niente da fare siamo qui fermi, ieri pur di fare qualcosa mi son messo ad aggiustare i fari rotti, arrivare a sera un’insoddisfazione, che stare fermo tutto il giorno qui in studio io non son capace, mi annoio, torno a casa nervoso.
allora, le dicevo alla signorina ieri sera, ho la testa per aria, un gran giramento di maroni, son poverissimo e domani al lavoro non ho niente da fare tutto il giorno.
lei mi diceva eh vedrai che tra poco ti arriva l’accredito in banca non ti preoccupare, domani al lavoro magari visto che non hai niente da fare ti metti lì e scrivi qualcosa, è da un po’ che non scrivi.
è vero,  è tanto che non scrivo. il fatto è che è un periodo che sto bene, io quando sto bene non mi viene da scrivere, mi passa l’ispirazione. lei mi diceva, ma non è vero che stai bene, hai appena detto che sei tribolato.
non le sfugge niente, alla signorina.


un ricco omaggio, un ricco tributo, un ricco noscimento.

c’è questo giornalino locale, a vittorio veneto, dove vivo, esiste da cinque anni o giù di lì. è una cosa fatta da dei ragazzi che ci si mettono anche d’impegno, io devo essere sincero non me l’ero mai filato più di tanto più che altro perchè avevo l’impressione ci fosse dietro un po’ di clero. nel senso, da quel che so tutto è partito dai giovani di carpesica, che poi nemmeno a farlo apposta è il quartiere dove son venuto a vivere. e insomma son della gente che sa il fatto suo, organizzano un sacco di eventi di concerti di attività culturali, ce ne fosse di più, in giro, di gente così. l’unica cosa, tanti di questi eventi li organizzano alla parrocchia di carpesica, io ho questo mio limite che col clero ho sempre avuto fin da piccino un brutto rapporto, delle brutte esperienze, ogni volta che sospetto che in qualche maniera c’è di mezzo il clero, io sono una gran brutta persona mi rendo conto benissimo, ho dei pregiudizi, ogni volta che ho l’impressione che c’è di mezzo il clero mi partono dei blocchi mentali.
insomma, questo giornalino, ogni volta che lo vedevo in giro, che è un giornalino mensile a diffusione gratuita lo si trova un po’ dappertutto, anche nelle pizzerie, faccio per dire, ogni volta che lo vedevo in giro mi veniva da pensare toh, il giornalino parrocchiale.
allora è successo che un mese fa questi del giornalino mi han chiesto di far le foto di una copertina, che dovevano fare un servizio su degli skaters locali, già che c’erano mi han chiesto se volevo fare un’intervista che poi mettevano un articoletto su di me.

che si vede che loro non sono delle brutte persone, i pregiudizi sui fotografi pelati antipatici e anticlericali, loro questi pregiudizi non ce li hanno.

poi, mi son reso conto, non devono nemmeno esser  tanto clericali, visto che oltre che intervistare i fotografi antipatici, intervistano anche le giovani pornostar.

allora, il giornalino con le mie foto in copertina e la mia intervista in fondo nell’ultima pagina è uscito in questi giorni in forma cartacea, per chi non gira per i locali vittoriesi e non ha accesso alla forma cartacea, c’è anche la versione digitale, se volete andare a vedere c’è il sito, andate lì, vi scaricate il numero di gennaio di questo giornalino, l’indirizzo per andare sul sito è questo qui sotto.

http://www.jabadabadoo.it/


bip bip bip.

un po’ di tempo fa ho aperto questo blog, la prima cosa nuova che ho scritto si chiama inaugurazione, dentro quel post scrivevo diverse cose, una delle cose che avevo scritto dicevo delle mamme che quando sei piccolo ti tirano gli scappellotti e ti sgridano perchè resti delle mezz’ore col frigorifero aperto indeciso se tirar fuori il latte o il succhino di frutta.
Per via del fatto che esce tutto il freddo quando sei piccolo le mamme ti rompono i maroni se tieni aperto per troppo tempo il frigorifero. poi quando diventi grande vai a vivere per i fatti tuoi, non hai più la mamma che ti gira per casa, ti porti dietro i traumi. e infatti io ce l’ho questa cosa, che se apro il frigorifero, lo devo poi chiudere immediatamente, se ho degli ospiti che li vedo che mi aprono il frigo lo tengono aperto più del necessario per veder cosa c’è dentro, magari non gli dico niente per educazione, ma nella mia testa parte tutta un’ansia che io vedere i frigoriferi aperti ci divento matto.

allora, in questi giorni sono a casa di una certa signorina, dormo da lei, questa mattina mi son svegliato son sceso in cucina ho visto un bel vassoio di legno mi è venuto questo istinto spontaneo di preparar la colazione, portare la colazione a letto alla signorina farle una sorpresa. allora, niente, ho fatto il caffè, preso su due arance, il latte, le marmellate, messo due fette di pane nel tostapane, poi ci voleva anche del burro da mettere sul pane, per fare il pane burro e marmellata.

ho aperto il frigo, che la signorina ha un frigorifero moderno a due ante molto grosso spazioso, mi son messo a cercare il burro non lo trovavo. cerca di qua cerca di là il burro non saltava fuori già mi stava partendo il nervoso da frigorifero aperto. ho trovato una cosa che assomigliava a un panetto di burro incartato, guardo, c’eran scritte delle cose in sloveno, mi mancava la conferma che fosse effettivamente del burro, ero lì che ci pensavo, ad un certo punto il frigorifero si è messo a fare bip bip bip bip bip che si vede che stava uscendo tutto il freddo è partito l’allarme.

che male che ci son rimasto.


inaugurazione.

allora, ieri ho aperto questo blog, tutte le cose che ci son da leggere prima di questa sono vecchie, le ho travasate, questa è la prima cosa nuova che scrivo infilandola qui.
e va bene.
allora, ieri l’inaugurazione, ho guardato le statistiche, centosei visite e un commento.
questo commento lo ha fatto la mia amica viviana, che le voglio molto bene per me è una persona di una certa importanza, son contento che il primo commento lo abbia fatto lei, che sia venuta a farmi visita. è andata a leggersi una cosa mia vecchia dove dicevo che avevo una specie di paranoia strana che magari sono un deficiente. quella cosa lì in realtà l’ho scritta tanti anni fa, nella versione originale non dicevo un deficiente, dicevo un mongoloide, poi mi pareva brutto scriver mongoloide che è una parola anche un po’ offensiva, in seconda battuta l’avevo cambiata con deficiente.

dicevo che avevo questa piccola paranoia, che c’era la possibilità che io sono un deficiente, che in quanto deficiente non mi rendo conto di essere un deficiente e che la gente che mi sta intorno mi vuol bene e mi tiene in considerazione come si vuol bene e si tiene in considerazione un deficiente. o un mongoloide, insomma. ma mongoloide è una parola brutta.
adesso l’ho fatta breve, questa faccenda, in quello scritto la spiegavo un po’ meglio. allora, la mia amica viviana ieri è capitata da queste parti, ha letto, mi ha scritto un commento mi ha detto oh, guarda che questa cosa si chiama disturbo ossessivo compulsivo, del tipo ossessioni pure, forse addirittura disturbo ossessivo compulsivo da relazione.
che quando ho letto questo commento lì per lì ho detto ma dai, chi se l’aspettava, a me sembrava una piccola paranoia anche un po’ divertente, e invece salta fuori che è una di quelle robe che ci fanno su i film thriller dell’orrore.
poi questa notte ero lì che pensavo alle tasse da pagare, non riuscivo a dormire, appena ho smesso di pensare alle tasse da pagare mi è tornato in mente il commento della mia amica viviana. e ho continuato a non riuscire a dormire.
ho pensato che viviana ha dato un nome e un cognome a una roba che fino a ieri per me era solo una stramberia mia mentale. voglio dire, per un certo periodo avevo fatto un pensiero un po’ scemo, fuori dal canone dei pensieri ordinari intendo, e poi lo avevo messo da parte. ora, dargli un nome mi ha fatto un certo effetto. che mi son chiesto che peso possa avere nella vita di una persona dare un nome scientifico alle sue piccole ossessioni.
faccio per dire, se ti infastidisci quando vedi qualcuno che tiene il frigorifero aperto per più di dieci secondi, magari è perchè tua mamma ti tirava dei gran scappellotti quando eri piccolo e ti piantavi mezz’ora davanti al frigo aperto indeciso se tirar fuori il latte o il succhino di frutta e dal frigo usciva tutto il freddo. oppure se ti irriti a veder le robe in disordine nell’armadio è perchè da sempre il tuo lavoro esige molto ordine mentale e ormai il tuo cervello funziona così anche a casa. insomma, ti conosci, sai che sei fatto così, ci convivi e magari ci convivono bene anche le persone che hai intorno.

poi invece un bel giorno arriva uno, ti guarda, ti dice caro mio tu sei affetto da una forma embrionale di sindrome autistica.

mi son chiesto, da quel momento lì cambia qualcosa o no?
in effetti, se fino a quel momento hai vissuto serenamente in compagnia delle tue piccole paturnie, non dovrebbe cambiare nulla.
eppure, ho l’impressione che da quel momento in poi farai una gran fatica a gardarti allo specchio allo stesso modo.