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vietato dare da mangiare alle scimmie.

ormai son passati degli annetti, c’è stato un periodo che frequentavo una signorina che abita a milano. ogni tanto la cito ancora, mica per altro, è che mi dava degli spunti di riflessione interessanti. e allora c’erano delle volte che andavo a trovarla a milano, siccome sono una brutta persona ormai lo sanno tutti le prime volte neanche me ne rendevo conto giravo con lei per le strade di milano e mi veniva da dire delle cose come oh ma che città di merda che brutta vita guarda che facce tristi i milanesi. poi veniva a trovarmi lei a vittorio veneto dove vivo, io neanche ci facevo caso giravamo per vittorio veneto le dicevo delle cose come guarda come si sta bene senti che aria buona come son buoni i tramezzini del bar mica come a milano.

dopo due tre volte che me ne uscivo con questi discorsi su quanto fa cagare milano, la signorina che frequentavo mi aveva fatto notare che non dovevo mica sentirmi in dovere di convincerla che milano fa cagare, che lei a milano ci viveva perchè milano le piace da matti e in un posto in mezzo ai monti tipo vittorio veneto ci si sarebbe spaccata le balle dopo una settimana. e quindi, niente, ho preso atto della mia cafonaggine ho imparato la lezione, le ho chiesto anche scusa, avevo poi smesso con le mie tirate che milano fa cagare, cercavo altri argomenti.

ora son qui a milano per un servizio fotografico era da un po’ che non capitavo a milano mi ero dimenticato, questa mattina sono uscito dalla tangenziale mi avvicinavo al quartiere bovisa pensavo porcocane che traffico. poi guardavo le facce della gente lungo la strada pensavo guarda che facce tristi. poi guardavo le macchine parcheggiate da tutte le parti i palazzi grigi pensavo che città di merda.

solo che a fare sti pensieri mi è tornata in mente quella volta della signorina che abitava a milano ho pensato beh, aspetta a dire che milano è una città di merda, che ci son delle persone che a milano ci abitano per loro milano è una città bellissima, puoi mica sempre fare la figura del cafone. quando sono arrivato nel posto dove dovevo andare a fotografare son sceso dalla macchina ho visto un cartello fuori da una porta mi son detto no dai è impossibile.

che poi mi son sentito in dovere di chiedere informazioni, se era una roba messa lì per ridere o se era una cosa seria. no no, mi han detto, non è lì per far ridere.

e a questo punto mi va anche bene passare per cafone.


non so cosa voglio ma so come ottenerlo.

sono a roma che domani ho un servizio fotografico di moda. e allora son venuto giù in macchina ad un certo punto mi son fermato in autogrill era pieno di camionette della guardia di finanza. ma tante. e non era pieno solo di camionette, c’era pieno anche di guardiafinanzieri, tutti in divisa. eran lì fuori dall’autogrill bevevano la cocacola fumavano le sigarette grattavano i grattaevinci saran stati una cinquantina. che domani devono beatificare il papa, voi non avete idea di quante forze dell’ordine stanno convergendo su roma l’autostrada oggi era una roba brutta. che poi tutta sta gente in divisa è in gita pagata coi soldi delle mie tasse per andare a beatificare il papa mi viene un nervoso. allora adesso son qua in albergo a roma, arrivar fin qui è stata una via crucis sono molto stanco e domani c’è da fare un lavoro che sarà difficilissimo farlo bene, oggi ero lì in autogrill mi son fermato a bere un caffè quando sono uscito dall’autogrill sul piazzale c’era questa cinquantina di guardiafinanzieri che fumavano bevevano cocacola grattavano i grattaevinci io con la guardia di finanza ho una ferita aperta vecchia di un mese che non sto qui a raccontarvela è lunga sappiate solo che in questa storia che non vi racconto c’entrano una camionetta della guardia di finanza che cerca di sorpassarmi in autostrada sfanalando e strombazzando e io che faccio un dito medio dal finestrino immaginatevi il resto. allora, niente, ero lì circondato da questi cinquanta guardiafinanzieri in gita su roma mi è venuto un istinto di ribellione ho scoreggiato in mezzo a loro e poi son tornato in macchina son ripartito.


certe robe ce le meritiamo.

ero alla coop poco fa, mi son ritrovato nell’angolo riservato alla cultura, mi è tornata in mente mia nonna buonanima che cultrice di una saggezza popolare ormai andata perduta certe volte mi diceva:

quando il diavolo ti sorride, vuol dire che vuole l’anima.


guide turistiche.

raggiungete il comune di portogruaro, provincia di venezia, regione veneto.

è d’obbligo una visita alla stazione ferroviaria portogruaro/caorle sita in via diaz 10.

andateci verso le otto del mattino e  entrando nella sala biglietteria della stazione potrete ammirare alla vostra destra uno straordinario esemplare di edicolante acrobatico.

non sto qua a spiegarvi le mirabolanti acrobazie perchè non ho tempo sono molto impegnato scusate è un periodo che son sempre di corsa. comunque fidatevi, andate, vedete coi vostri occhi.


ah se non ci fossi io a spiegarvi le cose.

che magari siete arrivati alla soglia dei trentatreanni nell’ignoranza, che canticchiavate una nota canzone dei police sbagliando di brutto, voi pensavate che alla fine del brano in questione sting diceva send another sos, e lo diceva per ben ventiquattro volte di fila, mica una sola. e magari gli facevate anche la seconda voce, a sting, canticchiando tutti giulivi nella vostra macchina.

ecco, dicevo, vi sbagliavate di brutto. dice sending out an sos.


vi tengo d’occhio.

quando poi mi presento come un serio professionista e vi chiedo migliaia di euro per fare delle fotografie, riguardatevi questo filmato e sappiate che potrei tranquillamente chiedervi il doppio.

perchè io sono un supereroe.

 

 


a casa dei miei genitori girano riviste strane.


primo aprile.

sono arrivato in studio stamattina che è venerdì neanche il tempo di prendere un caffè mi ha detto il titolare dello studio dove sto lavorando: guarda che oggi sei da solo,  l’altro fotografo non c’è.

bene. c’è una vagonata di foto da fare.

e domani mattina saresti libero per venire qui a lavorare?

domani è sabato?

eh sì.

pesce.

cosa?


autolesionismo.

ero in macchina prima stavo andando ad arcinema. che arcinema per chi non sa che roba sia fa niente. per chi lo sa, quest’anno bisogna ammettere che è una roba fuori dal comune.
allora stavo andando ad arcinema avevo la radio accesa radiodue ad un certo punto han fatto sentire un pezzo di jovanotti, anche se ormai è da tempo che non si fa chiamare più jovanotti, lorenzo cherubini. che fino a poche settimane fa alla radio facevano sentire il suo ultimo singolo che si chiama tutto l’amore che ho, una roba fatta con la pianolina bontempi sembra un pezzo degli eiffel sixtyfive, per chi se li ricorda, per chi non se li ricorda va bene lo stesso non fa niente non è importante. allora dicevo, tutto l’amore che ho era un brano anche un po’ imbarazzante di lorenzo cherubini jovanotti era il suo ultimo singolo, ha vinto il disco di platino. invece adesso il suo ultimo singolo che passa per radio non è più quello è un altro il titolo non lo so, andiamo a cercarlo insieme su google l’ultimo singolo si chiama le tasche piene di sassi. stavo ascoltando questa canzone di lorenzo cherubini jovanotti io non voglio adesso dire se lorenzo cherubini mi piace se non mi piace se trovo che i suoi pezzi siano belli o se trovo invece che nei suoi testi dica delle enormi banalità ora questi discorsi non c’entrano. c’entra piuttosto che in questo suo ultimo singolo lorenzo cherubini jovanotti canta ad un certo punto un ritornello che dice, e cito testualmente, sono solo stasera senza di te.
ora, ci avrete fatto caso, lorenzo cherubini jovanotti, io non voglio stare qui a dire se per me è intonato o se è stonato, ora questo non c’entra, c’entra piuttosto che lorenzo cherubini jovanotti un difetto oggettivo ce l’ha sempre avuto è che lui le esse e le zeta non riesce a pronunciarle. ha proprio un difetto di pronuncia evidente le esse e le zeta gli partono da tutte le parti fa di quei casini.
ora io sono uno di quelli che quando ascolta della musica gli piace farsi coinvolgere. e siccome stavo andando ad arcinema ci stavo andando da solo che la signorina non c’era mi mancava anche molto, mi avrebbe fatto un certo effetto sentirmi dire in una canzone alla radio che sono solo stasera senza di te, mi sarebbe partita una malinconia anche bella. e invece, quando è partito il ritornello dell’ultimo singolo della canzone di lorenzo cherubini jovanotti, che era la prima volta che lo sentivo poco fa mentre andavo in macchina ad arcinema, gli partivano le esse e le zeta da tutte le parti, c’è mancato un pelo che mi schiantavo sulla rotonda dell’ospedale da quanto ridevo mi lacrimavano gli occhi non vedevo più niente.
per fortuna, non mi son schiantato sulla rotonda dell’ospedale. che su quella rotonda mi ci son già schiantato in passato, ho già dato.


cito testualmente pt.IV

può un audiofilo essere felicemente sposato? nel mio caso no! pensate che sarei a questo livello di follia se avessi una moglie? lasciatemi chiarire i miei sentimenti politicamente scorretti: tutti gli ultimi tre decenni del movimento di liberazione della donna sono senza coerenza, per quanto mi riguarda, perchè non ho mai sentito una delle loro leader difendere l’importanza di creare un sistema audio domestico allo stato dell’arte. come può qualsiasi donna raggiungere livelli superiori di consapevolezza senza imparare come regolare lo stadio di uscita di un amplificatore push-pull?

harvey gizmo rosenberg



venerdì epifania.

son stato via quasi due settimane dallo studio dove lavoro di solito, son tornato oggi c’era radioerrediesse.

che abbiamo la radiofonia in diffusione per tutto lo stabile, studio fotografico, uffici e balle varie, la postazione di comando della radio diffusione è in ingresso.

allora cosa succede, che la persona che lavora lì in ingresso mette sempre la radio su radioerrediesse. che è una di quelle radio commerciali brutte che mettono dieci canzoni a rotazione sempre le stesse dieci tutto il giorno. vasco ligabue nannini antonacci jovanotti lady gaga giusi ferreri vasco ligabue nannini antonacci jovanotti lady gaga giusi ferreri vasco ligabue nannini antonacci jovanotti lady gaga giusi ferreri. che otto ore di fila a far lavorare la testa mentre cerchi di fare fotografie decenti, aver di sottofondo della musica di merda sempre la stessa è una roba brutta.

allora quando passo durante la pausa pranzo dalle parti della postazione di controllo della radio, di nascosto metto su radiodue. o su radiocapital. virginradio, delle volte. che non è che siano delle radio belle, però insomma, un po’ meglio di radioerrediesse. il problema è che dura poco, prima o poi la radio viene riposizionata su radioerrediesse non c’è niente da fare.

dicevo oggi sono arrivato in studio a lavorare, radioerrediesse. vasco, nannini eran solo le otto del mattino.

ed è successo che la mia giornata al lavoro è cominciata con un’epifania. una visione, per quelli che non sanno che roba è l’epifania. nella mia testa la mia giornata è iniziata con vasco che gli suona il campanello va ad aprire c’è la nannini tutta nuda. vasco la fa entrare la sdraia a pancia sotto sul divano e comincia a penetrarla analmente senza tanti convenevoli. e mentre son lì tutti e due sudati che godono e urlano di piacere nel salotto buono arriva un meteorite che colpisce la casa di vasco e li disintegra.


più tette per tutti.

il post intitolato porn for dummies ha battuto il post intitolato sommazione temporale sinaptica due a uno. nel senso che il post con la parola porn nel titolo ha avuto esattamente il doppio degli accessi.

a dimostrare che il cervello della gente va avanti a cazzo e figa, per dirla in maniera un po’ prosaica, concedetemi la schiettezza.

e allora cosa volete che vi dica, fanno bene i pubblicitari e mettere le donne nude ovunque anche nelle pubblicità della pastasciutta, ve le meritate.

scusatemi ma a fare questo mestiere mi capita ogni tanto che torno a casa la sera con l’umore un po’ così.


sommazione temporale sinaptica.

che quando scrivo nei titoli dei post robe che hanno a che fare col sesso, tipo porn for dummies, record di visite al mio blog. tutti di corsa a leggere. se scrivo nel titolo sommazione temporale sinaptica, ora voglio vedere in quanti venite a leggere le fesserie che scrivo.

comunque.

mi succede che a forza di correre in giro di lavorare sempre di dormire poco di mangiare quando capita mi si è incasinata la percezione temporale. venerdì stavo litigando con ginevra, finiamo di litigare le dico va bene dai mi dispiace scusami, ci vediamo domani.

perchè cosa succede domani?

ti laurei. ah no, domani è sabato, tu ti laurei martedì, ci vediam martedì.

lunedì chiamo un cliente gli dico guarda che mercoledì son dalle tue parti posso passare a trovarti? certo vieni pure. ieri era martedì, l’ho richiamato, scusa, quando ti ho detto che passavo? mi hai detto che passi domani, mercoledì. ah, gli ho detto io, mi era venuto il dubbio che ti avevo detto che passavo oggi che è martedì.

martedì mi chiama una cliente, dovevam fare un lavoro giovedì, non si riesce, lo rimandiamo a mercoledì della settimana dopo. va bene, nessun problema, buon finesettimana. e ho messo giù. la signorina era  lì davanti a me mi guarda, ma cosa dici alla gente buon fine settimana che siamo solo a martedì?

poi con la signorina dovevam prenotare in un posto per andarci venerdì sera, bisognava prenotare con almeno due giorni di anticipo. le ho detto sarà il caso che oggi pomeriggio chiamiamo per confermare.

no, possiam confermare anche domani c’è tempo.

ma cosa dici, le ho detto, due giorni di anticipo ci vogliono, per venerdì, oggi è mercoledì.

no scemo, guarda che mercoledì è domani.

ah, già.

lo so che a leggere sta cosa non ci capite niente. ecco, nella mia testa, ultimamente, non si capisce niente neanche lì.


porn for dummies pt.II

io lo sapevo che non eravam capaci.

avevo scritto un po’ di tempo fa di un sexy shop che hanno aperto in pieno centro a vittorio veneto.

ci son passato davanti settimana scorsa, hanno appeso un foglio dentro la vetrina c’è scritto che si trasferiscono.

mi si è stretto il cuore ho pensato cari concittadini vittoriesi, il fallimento di questa coraggiosa impresa è il fallimento di ognuno di noi.

 


certe volte la vita è cattiva pt.III

ero in macchina poco fa avevo la radio accesa. a radiodue c’era ospite vincenzo cerami che magari non tutti lo conoscono è uno scrittore sceneggiatore drammaturgo molto importante ha fatto un mare di roba giusto per capirci è quello che ha sceneggiato la vita è bella di benigni è uno con un bel curriculum. allora mentre guidavo raccontava cerami che prima che lui nascesse i suoi genitori avevano fatto un altro figlio che però è morto piccolissimo. e questo figlio che poi è morto si chiamava vincenzo. poi dopo un po’ di tempo è nato un altro bambino, e i suoi genitori hanno preso la decisione dal gusto discutibile di chiamare vincenzo anche lui. solo, vincenzo cerami che poi nella sua vita è stato allievo di pasolini è diventato poi un importante sceneggiatore, non è nato in un giorno qualsiasi, è nato il due novembre giorno dei morti. allora, il ricordo della sua infanzia è che ogni anno il giorno del suo compleanno tutti erano tristi, ogni anno il giorno del suo compleanno i genitori di vincenzo cerami lo portavano al cimitero, andavano a visitare una tomba con su scritto vincenzo cerami. dice vincenzo cerami che è stato lì che ha capito che la sua vita sarebbe stata un po’ complicata.


archivio mentale.

ogni fotografo che si rispetti ha in testa un bagaglio di immagini da cui attinge per fare le sue inquadrature, le sue luci.
che a forza di documentarsi, di veder le foto che fanno gli altri, il fotografo si stampa tutto nella testa e ogni volta che gli serve un’ispirazione va a pescare lì dentro.

e non è plagiare. ma una naturale e necessaria forma di reinterpretazione che serve a creare cose nuove.

ce l’ho anche io un bagaglio di immagini mentale, ma è molto piccolo. perchè sono pigro non ho mai tempo e voglia di andare a vedere cosa fanno gli altri fotografi e da sempre maschero questa pigrizia dietro la scusa che non mi va di copiare nessuno, che andare a vedere le idee e le luci degli altri mi inquinerebbe le mie idee la mia luce.

me la cavo solo perchè son fortunato che ho ancora voglia e passione e le idee le luci mi vengono fuori anche senza andare a documentarmi approfonditamente sui lavori dei miei colleghi.

il più delle volte vado a istinto. per dire, da qualche anno la parte più grossa del mio lavoro è far fotografie di arredamento, ultimamente meno perchè sto prendendo di nuovo altre strade, ma adesso questo non c’entra. e a fotografare arredamento per degli anni mi son sempre rifiutato di imparare a lavorare come lavora un fotografo di arredamento. questo discorso lo mollo qui perchè mi sono appena reso conto che se continuo a spiegare che differenza c’è tra fotografare un comodino con la testa di uno che fa il fotografo di comodini e invece fotografarlo con la testa di uno che fa finta di non aver mai visto un comodino in vita sua non ne vengo più fuori poi diventa una roba noiosa lascio stare tanto si è capito quel che intendo.

allora, dicevo, il bagaglio mentale di immagini da cui attingere e l’istinto del momento e fin qui ci siamo. poi ci son delle volte che per fare una fotografia il mio bagaglio di immagini è piccolo e non so dove andare a pescare e delle volte che l’istinto in quel momento lì per dei motivi suoi insondabili viene a mancare, mi tocca aggrapparmi a dei pensieri. che ne ho degli scatoloni pieni dentro la testa, catalogati, li tiro fuori per fare le fotografie. perchè quando le foto devono esprimere un sentimento l’unica maniera che ho per farle decentemente è attingere dalle mie emozioni. per dire, quelle volte che mi capita di dover fotografare una ragazza e devo fare una fotografia che trasmetta un po’ di carica erotica, mentre son lì che cerco la luce e l’inquadratura giusta smetto di pensare alla ragazza che devo fotografare e mi metto a pensare che sto facendo del sesso con la donna che amo. se devo fotografare un ragazzo e farlo sembrare affascinante, mi metto a pensare a quella volta che lavoravo come tecnico del suono all’arcigay di bologna e c’era uno che mi piaceva tanto mi ero quasi innamorato. se la foto poi deve esprimere rabbia, rivivo mentalmente l’incazzatura più grande della mia vita che non vi serve sapere qual è, e via così.
ne ho tanti di pensieri che uso per far le foto. li tiro fuori, smetto immediatamente di pensare a quel che ho davanti mi concentro sul pensiero che ho in testa e la foto viene fuori da sola.

da un paio di mesi ho inserito nell’archivo un pensiero nuovo molto bello ora ve lo racconto. ero a pordenone avevo accompagnato la signorina eravamo un po’ in anticipo ci siam bevuti un caffè in un bar e poi abbiam fatto due passi eravamo in questo caseggiato che c’è tra il centro di pordenone e la stazione dei treni ad un certo punto capitiamo davanti a una vetrina di una fumetteria chiusa abbandonata. ma abbandonata da anni. che quando l’han chiusa hanno messo dei fogli di carta da pacchi a coprire le vetrine dall’interno, col tempo son caduti giù, nelle vetrine ci son tutti i libri a fumetti le videocassette scoloriti dal sole e dal tempo, tutta una cosa monocromatica irreale, tra le due vetrine c’è la porta d’ingresso si vede dentro c’è il bancone della cassa, scaffali pieni di roba fumettistica tutto lasciato lì. mi ha preso una sensazione strana, che a passar davanti a queste vetrine è davvero una cosa impressionante sembra uno di quei film dove il mondo si è fermato a causa di un’epidemia, un’invasione di zombie, quelle cose lì e dopo degli anni le città sono deserte consumate dall’abbandono apocalittico. allora le ho chiesto, alla signorina, e a questo negozio cosa è successo?

mah, mi ha detto, era una fumetteria il titolare un giorno si è impiccato è rimasto tutto così.

non sapeva molto altro. un paio di giorni dopo ero in studio stavo parlando con michele che è di pordenone ha una discreta memoria storica gli ho chiesto della rivisteria, che si chiama rivisteria questo negozio abbandonato c’è l’insegna fuori. e mi ha raccontato michele che era di un signore che aveva un’edicola in centro e che poi un giorno aveva aperto anche questo negozio specializzato in manga giapponesi. e questo signore era di un’antipatia, di una scortesia rara. di quelli che quando entri nel suo negozio per comprare una cosa ti trattano come un pezzente, che ti fanno un piacere a badarti ad ascoltare le tue richieste, anche se hai da spendere dei bei soldi, che gli appassionati di fumetti io li ho visti li conosco escono dalle fumetterie con delle sporte piene di roba sacrificano buona parte dei loro proventi in questa loro passione. e allora niente, era un uomo molto scorbutico. poi un bel giorno, e parliamo di dieci anni fa, se vogliamo fidarci della memoria storica di michele, questo signore che a quanto pare era anche solo al mondo è andato in fallimento, ha preso è andato fino all’orrido della molassa si è tolto le scarpe le ha lasciate sul bordo della strada e si è buttato. che l’orrido della molassa sono andato a cercarmelo sulle fotografie satellitari di google, è un posto bellissimo appena viene bel tempo riaccendo la moto vado a farmici un giro non vedo l’ora che torni il caldo.

e il negozio come mai è rimasto lì abbandonato?
dice michele che con la storia del fallimento non son mai riusciti a mettersi d’accordo su come venderlo ci son state tutte delle beghe burocratiche non han più toccato niente.

e le scarpe? perchè ha mollato lì le scarpe?
dice michele che è una roba tipica ricorrente nei casi di suicidio quando le persone si buttano giù da grandi altezze, che lasciano lì le scarpe così poi qualcuno li trova schiantati anzichè rimanere dispersi per degli anni.
che non so se l’ha inventata al momento, questa cosa delle scarpe che i suicidi son soliti lasciarle lì per poi farsi ritrovare, non l’avevo mai sentita, comunque è una roba che sta in piedi è verosimile.

poi non mi bastava la memoria storica di michele sono andato a cercare su internet, della storia di questo negoziante non ho trovato nulla. l’unica roba ho trovato dei siti vecchi dove è segnalata e consigliata questa rivisteria specializzata in manga, con indirizzo e numero di telefono. che anche lì, è come se si fosse fermato il tempo a dieci anni fa, tutto congelato.

e insomma, tutta questa storia della fumetteria abbandonata in una maniera che sembra che il mondo si sia fermato per un’epidemia apocalittica, questo signore scorbutico che è fallito ed è andato a buttarsi nell’orrido della molassa lasciando lì le scarpe, questo pensiero l’ho messo nell’archivio insieme ai pensieri che uso per fare le foto, lo tengo lì prima o poi mi tornerà utile.


click.

ecco fatto, grazie mille.

ma me la fai vedere subito la foto?

no.

come no? dai sul monitorino della macchina.

no.

ma dai, perchè no?

perchè no.


catarsi.

sempre a correre che sto lavorando tanto non pranzo non ceno son sempre in giro non mi fermo mai, anche il sabato e la domenica che per tirare in piedi i mirabolanti progetti che ho in testa non mi posso fermare un attimo sta succedendo che faccio una vita discretamente disastrosa. con delle ripercussioni, dei risvolti, che io non lo so.

poi ho passato un finesettimana un po’ tribolato sono arrivato al lavoro lunedì insonne avevo addosso una cattiveria ho fatto delle foto devo dire un po’ strane molto belle son state anche molto apprezzate. poi ieri era martedì non avevo più la cattiveria avevo della stanchezza mentale che ero a pelo di esaurimento ho fatto delle foto ancora devo dire un po’ strane molto belle molto apprezzate, ma secondo me a guardarmi si intuiva che era il canto del cigno. ieri sera son tornato a casa non ne potevo più, eran due giorni di fila che non mangiavo che non dormivo mi son fatto una pasta come si deve, col pomodoro e il peperoncino, poi avevo in sospeso dei lavori ho deciso di ignorarli mi son messo sul divano a guardare un film non lo facevo da settimane, guardare un film tranquillo da solo sul divano con ozy che mi dormiva tra le gambe. sono anche andato a letto ad un’ora decente ho dormito sette ore filate questa mattina son tornato in studio, non capivo niente.

oggi ho fatto delle foto bruttissime non mi venivano non riuscivo a concentrarmi. e credo che sia per colpa del mangiare del non far nulla del dormire di ieri sera. son convinto, che è colpa del mio comportamento malsano di ieri sera.

poi c’era una foto da fare, veramente difficilissima, oltre al fatto che non riuscivo a concentrarmi, era già la terza volta che la rifacevo da capo e ancora non piaceva a nessuno nemmeno a me, ma era un foto proprio difficile. ad un certo punto è passato michele, mi fa oh, ma ancora non ne vieni fuori?

eh, puttanavacca no, non va bene.

mi ha detto michele ma insomma si può sapere che foto vogliono?

in pratica, se non ho capito male, una merda, però profumata.


mi raccomando la maglia di lana.

la signorina che ogni tanto parte va a far le sue gite a un bel momento mi ha detto vado a berlino con delle mie amiche un po’ di giorni.

e io che per quel che mi riguarda sono uno scavezzacollo e del mondo che mi gira intorno mi interesso ben poco, per quel che riguarda gli affetti divento invece protettivo, stavam parlando le ho detto comunque insomma state attente andare in giro la sera da sole per berlino, vuoi che ti procuro uno spray al peperoncino da portarti dietro che non si sa mai?

e lei che è scavezzacollo anche peggio di me mi ha detto ma no che poi mi vien l’ansia, girare con lo spray al peperoncino.

beh, le ho detto, potresti allora girare con una confezione di wurstel nella borsetta. poi se succede che gironzolando vi capita la sfiga di incontrare un autoctono maleintenzionato tiri fuori prontamente i wurstel dalla borsetta, glieli agiti davanti alla faccia poi li lanci lontano. e appena l’autoctono maleintenzionato parte a correre dietro ai wurstel per acchiapparli, voi scappate via.


la rivelazione.

a veder gli acquisti inaspettati che fanno i miei genitori, che dopo una vita di rotture di coglioni si possono ben permettere di levarsi qualche sfizio, capisco da dove arrivi almeno da un punto di vista strettamente genetico la mia compulsività nello spendere in continuazione carriolate di soldi in fesserie.

 


figura retorica.

mi han detto eh però cheppalle che siam sempre l’ultima ruota del carro.

no, gli ho detto io. non l’ultima ruota del carro. hai presente invece quei carri che trasportano i carichi di letame in giro per le campagne?

eh.

bene. quei carri che son sempre belli pieni, ogni tanto capita che casca giù dal carro dei pezzi di letame, quei pezzi restano poi lì lungo la strada. ecco siete quella roba lì.


cito testualmente pt.III

ogni volta che vi vedo insieme, ma proprio tutte le volte eh, sono lì che vi guardo e penso: diobono speriam che lei non lo lasci.


cito testualmente pt.II

in effetti non è che io possa consigliare il mio stile di vita, potrebbe distruggere una persona normale. non è uno scherzo e vi dirò come faccio a saperlo: attorno al 1980 decisi di farmi fare un ricambio completo di sangue – sapete, lo stesso processo che si dice si sia fatto fare keith richards. un’idea con una certa logica, visto che ottieni istantaneamente sangue fresco e incontaminato senza che il tuo corpo debba attraversare lo stress di una disintossicazione. così io e il mio manager andammo da un dottore che mi fece qualche esame del sangue e ritornò con cattive notizie.
“devo dirle una cosa”, mi disse. “del sangue puro potrebbe ucciderla.”
“che cosa?”
“lei non ha più sangue umano nelle vene. e non può nemmeno donare sangue. se lo dimentichi, il suo sangue ucciderebbe qualsiasi persona normale, da quanto è tossico”.

lemmy e janiss garza, la sottile linea bianca (autobiografia) – 2004, Baldini Castoldi Dalai Editore 304 pagine, 14 €


in confidenza.

ho scoperto la masturbazione a nove anni.

in una maniera che ogni volta che ci ripenso mi vien da ridere, perchè nel mio immaginario collettivo la masturbazione è una cosa che magari la scopri perchè ti passa l’informazione qualche amico.
invece io non ne sapevo niente. nel senso, sapevo della sua esistenza, ma non sapevo nulla sulla procedura.

era un pomeriggio qualsiasi stavo facendo dei compiti di scuola avevo lì il vocabolario ad un certo punto mi son messo a cercare le parolacce. quando son capitato sulla definizione di orgia ho sentito tutto un caldino in basso, tutta un’agitazione, ed è stato lì che son diventato un ometto.

quando poi mi son reso conto che era un passatempo divertente e soprattutto che era gratis, non mi son più fermato, mi ci sono appassionato.

e a nove anni usar la fantasia non è mica facile, cosa ti vuoi immaginare che non sai nemmeno bene come è fatta una donna, ho preso dimestichezza sin da subito coi supporti visivi.
la pornografia vera e propria era chiaramente fuori portata, bisognava che mi arrangiassi un po’ con quel che trovavo. la principale fonte di ispirazione era il postalmarket, poi andavano bene anche le pagine delle pubblicità di intimo sulle riviste che giravano per casa.

comunque era una vita mica tanto facile. la voglia era tanta ma le risorse, che altro non erano che foto di modelle in mutande e reggiseno, erano parecchio limitate sia nella quantità che nell’accessibilità.

e infatti quando poi son diventato grande e a parte la masturbazione ho cominciato  anche a fare del sesso con le morose, le mie prime due morose, prima una poi l’altra eran concordi nel sostenere che secondo loro ero sessuomane.
sarebbe a dire che volevo ciulare troppo.
e a me sembrava strano, anche perchè avevo alle spalle tutti quegli anni di fantasie sulle modelle in mutande e reggiseno stampate su carta, avevo idea che fosse cosa sana e naturale recuperare gli arretrati con una donna vera.

ieri sera son passato a trovare un amico, e lui tra le altre cose che fa per lavoro organizza i doposcuola per i ragazzi delle scuole medie. sono entrato nel suo ufficio mi son seduto a far delle chiacchiere lui era lì che intanto trafficava con un computer portatile ad un certo punto si è incazzato porcocane ancora youporn.
come scusa?
è il computer di uno dei ragazzi del doposcuola, stavo provando a bloccar l’accesso ai siti porno ma non ci riesco.
ah, capito. io probabilmente sarei morto.
eh?
no, dico, se quando avevo undicianni mi lasciavano per le mani un computer tutto mio con l’accesso a internet, con la pornografia gratisdata che c’è ora, è facile che mi sarei ammazzato di seghe. e per ammazzato intendo proprio come trovato morto nella mia cameretta.