ieri sera stavo tornando a casa, a parte il fatto che ho scoperto che mangiare un doppiocheesburger mentre guido è un’impresa mica da ridere, più che altro perchè alla seconda curva si ribalta il bicchiere della cocacola sul sedile del passeggero, stavo ascoltando radiodue.
raccontava radiodue di otis redding, che il suo più grande successo è stato the dock of the bay, solo che lui, otis redding, il grande successo di questa canzone non ha potuto goderselo, che tre giorni dopo aver inciso questa canzone era in aereo con tutta la sua band, è caduto l’aereo son morti tutti. diceva radiodue che ieri era l’anniversario della morte di otis redding e della sua band. e a questo punto anche dell’altra gente che c’era sull’aereo, immagino.
the dock of the bay è stata poi resa nota al pubblico sei settimane dopo. postuma, si dice.
allora, in questi giorni mi han scritto delle persone, mi han chiesto se per caso son morto, visto che è da un po’ che son sparito.
i soliti apprensivi. state sereni, che se prima non scrivo, suono, fotografo qualcosa per cui valga la pena diventar famoso postumo, non crepo mica.
Ultima
tengo botta, grazie.
non son qua a far ballare la scimmia.
se ho le balle visibilmente girate per questioni extralavorative, mentre sto lavorando non dovete assolutamente:
a. passare davanti alle luci.
b. entrare sul set appena pulito con le scarpe sporche.
c. sfiorare la macchina fotografica tra uno scatto e l’altro.
quando mi trovate in condizioni normali e contravvenite alle tre regole posso anche far finta di niente o riderci addirittura sopra. ma in questi giorni è meglio se ci state attenti.
sempre che non vogliate assistere a una ridicola scenata da fotografo_checca_isterica.
fato morgano.
ieri sera ero a casa da solo, ho lavorato dovevo sistemare delle foto da consegnare oggi, poi ero stanco che erano trentotto ore di fila che non dormivo, le ho contate. mi son messo a letto ho acceso un attimo la televisione c’era xfactor li ho beccati che cantavano pazza idea della patty pravo coi bonghi, poi c’era morgan diceva delle cose inutili, poi c’erano le altre due della giuria dicevano altre cose inutili, con grossi problemi di lessico e grammatica tra l’altro. poi c’era il comico pelato dello zelig, lui diceva una cosa utile, che voleva più tette. ho spento la televisione mi son messo a dormire.
ho il sospetto che morgan sia quel che è solo perchè si è pompato la figlia di dario argento e perchè l’han piazzato in televisione a fare la scimmia non ammaestrata.
non per le sue doti artistico musicali.
la metà della gente che dice ah che figo morgan, se provi a chiedergli se sa chi sono i bluvertigo ti guardano, aggrottano le sopracciglia, stringono il labbro inferiore, poi muovono leggermente la testa da sinistra verso destra, da destra verso sinistra. ti dicono no, non li conosco.
l’altra metà, quelli che ti dicono certo che li conosco, allora gli chiedi beh ma sei mai andato a un concerto dei bluvertigo ti guardano, aggrottano le sopracciglia, stringono il labbro inferiore, poi muovono leggermente la testa da sinistra verso destra, da destra verso sinistra. ti dicono no, non ci son mai stato.
il segno di una resa invincibile pt.VI
ho notato che si è fatto un gran parlare riguardo la faccenda dei crocefissi. che negli ultimi giorni chiunque abbia facoltà scrittorie si è sentito in dovere di dire qualcosa.
io sui crocefissi non ho grandi cose da dire.
le scuole elementari i miei genitori me le han fatte fare dalle suore, le medie ero dai preti, i crocefissi ce li avevo da tutte le parti, in una scuola privata cattolica c’era poco da discutere sul posizionamento dei crocefissi.
allora, questa domenica mattina ero nel letto che mi stavo svegliando, stavo pensando ai crocefissi, ad un certo punto mi è tornato in mente che quando ero alle elementari il problema non eran tanto i crocefissi. i problemi, a pensarci col senno di poi, erano altri. una cosa che mi ricordo, e me la ricordo bene, c’era un prete che una volta ogni sei mesi veniva a farci visita, entrava in classe durante la lezione, ci faceva due o tre giochi di prestigio, più che altro inghiottiva palline da ping pong e poi se le faceva uscire dalle orecchie. finito con le palline ci raccontava due barzellette, alla fine della fiera era lì per venderci un giornalino pieno di barzellette, si chiamava allegria, costava tipo cinquemilalire. chi lo voleva tornava a casa rompeva un po’ i coglioni a mamma e papà si faceva dare le cinquemilalire, il giorno dopo tornava dalla maestra coi soldini, la maestra gli dava allegria, il giornalino.
io questi giornalini di allegria non ce li ho qui, non ho le prove tangibili di quel che sto raccontando, magari la mia mamma ne ha conservato qualcuno in un armadio, che la mia mamma non butta via niente. il fatto è che le barzellette, dentro allegria, ce n’erano un po’ di tutti i tipi, le solite su pierino, quelle sui carabinieri. poi però, oltre alle barzellette su pierino sui carabinieri, c’erano delle altre barzellette, quelle sugli zingari.
ora, le barzellette sugli zingari dentro allegria non erano delle barzellette normali, delle freddure innocenti tipo cosa ci fa uno zingaro in una pressa? il cd rom.
che quando ero alle elementari i cd rom ancora non li avevano inventati.
le barzellette sugli zingari dentro allegria erano un po’ più sottili, avevano la morale. me ne ricordo una era così: c’è una bambina zingara che piange, immersa in una pozza di vomito, per terra. la mamma zingara si avvicina le dice figlia mia cosa ci fai lì perchè piangi? e la bambina: piango perchè la nonna mi ha rubato tutti i pezzi più grossi!
voglio dire, quando penso che c’è gente che nel preoccuparsi dell’educazione degli infanti trova il tempo per cercare i cazzetti subliminali nei film della disney, ci vado via di testa.
big in japan.
non dormo da giorni
ho finito i soldi
ciulo poco
non suono su un palco da mesi
però se vado in giappone sono il più alto di tutti.

cinebrivido.
un film che può vantarsi delle critiche autorevoli di organi di divulgazione del calibro di gq, che lo definisce un capolavoro dei giorni nostri, e di grazia che dice una festa per gli occhi, io vado a vederlo assolucertissimamente. un peccato che anche men’s health non si sia sentito in dovere di dire la sua.
l’ape all’eppi.
prima di cena sono andato in bagno.
che nei bagni delle case ci son sempre i giornaletti le riviste. stavolta non c’entrano playboy e il postalmarket, c’entra l’espresso.
che mentre ero seduto a pisciare mi è cascato l’occhio sullo sgabello, c’era una rivista aperta.
ah, sì, piscio da seduto. da anni ormai. si fa meno fatica, non si combinano guai, si sta comodissimi, non si rischia di lasciar la tavoletta alzata e le morose non scassano le palle.
allora, ero ospite a cena, ero in bagno pisciavo da seduto guardo lo sgabello, l’espresso. la pagina aperta c’eran due foto una piccola giovani contestatori in piazza, l’altra, più grande, happy hour a milano. c’era scritto, che era l’happy hour a milano. nel mezzo dell’inquadratura un ragazzo vestito molto bene con una camicia e un cappello panama bianco, ragazze intorno, tutti vestiti bene. le facce, di tutta questa gente giovane all’happy hour milanese, tutte tristi. forse no. non tristi, inespressive, più che altro. però, i vestiti, eleganti stilosissimi.
ora, mi son detto mentre pisciavo, non è che all’happy hour basta stare lì vestiti bene stilosissimi con la mano in tasca. ti devi anche divertire, porcaputtana. altrimenti mi vien da pensare che all’happy hour ci vai con l’idea che ti basti far vedere che sai vestire elegante stiloso. che sia quella la cosa importante da fare.
anche sabato scorso, ora che mi torna in mente, così per curiosità sono passato a vedere un locale nuovo che hanno aperto, mi avevan detto che era un discobar frequentato dai giovanissimi, mi è venuta la curiosità, sono andato. anche lì, tutti a fare a gara a chi era vestito più di tendenza, capigliature curatissime. addirittura più curati i ragazzi delle ragazze, sembrava.
però, le facce.
a vederli eran lì che si muovevano da un punto all’altro del discobar, che parlavano tra di loro, tutti con le facce inespressive. non ho visto nessuno che rideva, che dava l’idea di stare almeno un po’ bene.
allora, ho pensato mentre pisciavo prima di cena, c’è una bella differenza fra mettersi in mostra ed essere naturalmente al centro dell’attenzione. la differenza fra chi cerca di essere e chi è, da sempre. che la differenza la tocchi, oltre che vederla.
oppure sto diventando un vecchio pompone che gli stanno sul cazzo i giovani. che può anche essere.
una cosa intera e una lasciata a metà.
l’altro giorno stavo guardando dei filmati porno qui sul computer, ci son dei siti fatti apposta pieni di cose interessanti lo sanno tutti, ad un certo punto è saltata fuori una che aveva i peli della topa depilati con la forma del simbolo di playboy. la rivista, playboy, il coniglietto.
che quando l’ho vista mi è venuto un pensiero, che i giovani americani le prime seghe se le saran pure fatte tutti coi giornalini di playboy, mi sembra plausibile, sono americani mica per niente. io quando ero giovane playboy non lo so se esisteva. esisteva di sicuro, ma nell’edicola di monterosso non arrivava. e se anche ci arrivava non avevo i soldi per comprarlo. e nemmeno i miei amici avevano i soldi per comprare playboy. e anche ad avere i soldi, non si poteva mica tornare poi a casa col playboy sotto braccio. quindi mai avuto per le mani, quando ero giovane, un playboy da sfogliare nei momenti di autoerotismo.
allora, pensavo, nella mia iconografia dell’eros il coniglietto di playboy cesellato nei peli di topa non sortisce lo stesso effetto che sortirebbe invece in un giovane americano che si faceva le prime seghe con playboy.
solo, non lo so se in rete si trovano dei video porno con donne che si sono fatte coi peli di topa il simbolo del postalmarket.

e poi un’altra cosa, ero in giro con ginevra, poco fa, ginevra è quella di inbassoadestra la trovate nei link, ci tiene ad esser citata, stavamo parlando del più e del meno. ad un certo punto le dicevo che va beh fabrizio de andrè, però a piccole dosi, che i cantautori che sono andati avanti all’infinito a far dei testi anche bellissimi, ma su delle musiche di quattro accordi, dopo un po’ mi spacco le palle non ci posso fare nulla. e nel dirle questa cosa mi sono immediatamente reso conto che anche gli ac/dc è una vita che vanno avanti a far dei dischi con quattro accordi sempre quelli con dei testi belli quanto vuoi ma innegabilmente un po’ meno profondi di quelli di de andrè, e loro invece mi piacciono proprio tanto. che ci son cresciuto, con gli ac/dc.
e allora, non ho altro da dire a questo proposito vado a dormire che mi ha fatto notare prima ginevra che ho gli occhi lucidi. quando ero piccolo, mi son ricordato, la mia mamma mi diceva: hai gli occhi lucidi, allora hai l’influenza. sostiene ginevra che la dicono tutte le mamme, questa cosa degli occhi lucidi. allora, visto che non si arriva a trent’anni senza sapere che le mamme han sempre ragione, se ho gli occhi lucidi mi sta tornando l’influenza di sicuro meglio se mi metto sotto il piumone e se ne vadano affanculo anche de andrè e gli ac/dc.
ah che donna e altre considerazioni interessanti.
t – amo, vado via un paio d’ore a padova dove mi han preso con l’autovelox così faccio le foto per il ricorso.
g – eh, vai piano.
stavo ascoltando gli iron maiden mentre andavo a far le foto all’autovelox padovano, questo fatto che the number of the beast inizia uguale a oh when the saints go marching in sarebbe da approfondire.
la pista ciclabile di vittorio veneto, io non c’ero mai stato.
che ho due cani che mi giran per casa, quando parlo con la gente magari salta fuori che ho due cani le ragazze mi dicono sempre ah te sei uno di quei maschi tipici che vanno in giro col cane in pista ciclabile per abbordare le donne. solo, io, la pista ciclabile non c’ero mai stato neanche da solo, figuriamoci con ozy e lemmy. anzi, a dire la verità non son mai andato nemmeno in giro con i cani per abbordare le ragazze. ozy ha un certo innegabile fascino, probabilmente tirerei su un sacco di donne, a girare con ozy. allora, dicevo, io in pista ciclabile non c’ero mai stato, sono andato ieri. mica da solo, sono andato con ozy e lemmy. c’era con me anche una signorina che frequento da un po’ di tempo. quindi che non mi si venga a dire che porto i cani a passeggio in pista ciclabile per abbordare le ragazze. anche se a dir la verità ad un certo punto è passata una a cavallo, molto carina. ozy le è corsa dietro per un pezzo, io rincorrevo ozy, poteva essere un’occasione buona per abbordare la cavallerizza, da un punto di vista puramente teorico.
tutto questo per dire che io in pista ciclabile non c’ero mai andato, ci sono andato ieri. la pista ciclabile di vittorio veneto, io non pensavo, è bellissima. non sono un esperto, ma mi sa che non ce ne sono in giro tante di piste ciclabili fatte così bene.
t – amo, son tornato.
g – hai fatto belle foto?
sarà che romero, prima, faceva il pubblicitario.
ho visto ieri la notte dei morti viventi, george romero, stati uniti 1968.
è un film dove gli umani son così rompicoglioni che ti viene spontaneo fare il tifo per gli zombi.
