Ultima

prima o poi doveva succedermi.

questa mattina ho aperto gli occhi, in camera c’era tanta luce. ero lì che mi ribaltavo nel letto ho pensato oh, ieri mattina quando è suonata la sveglia c’era un gran buio, si vede che oggi c’è il sole è una bella giornata. poi ero ancora lì che mi ribaltavo nel letto, pensavo chissà quanto manca alla sveglia. il tempo di ritrovar gli occhiali, guardo la sveglia, le nove e quarantaquattro. no dai, impossibile. prendo su il cellulare dal comodino, guardo, la conferma, nove e quarantaquattro.

allora ho fatto immediatamente alcune valutazioni logiche. la prima, la mia radiosveglia digitale elettronica non ha mai fallito, ha ben due allarmi, uno che parte alle sei e quaranta con la radio, poi per sicurezza alle sette in punto si mette a fare piripì piripì piripì. ho controllato, gli allarmi eran puntati tutti e due, tutto regolare.

la seconda valutazione logica, io dormo poco. nel senso che ho la sveglia biologica, normalmente durante la settimana mi sveglio da solo appena prima della radiosveglia, anche il finesettimana senza la sveglia alle sette apro gli occhi. poi mi rendo conto che è sabato e dormo ancora un po’.

e quando proprio dormo fino a tardi, e tardi per me vuol dire tipo le dieci, è perchè la sera prima ho bevuto ottomila birre fino alle quattro del mattino sono andato a letto con la testa che mi scoppiava.

solo, ieri sera, ho lavorato un po’ al computer, a mezzanottemmezzo ero a dormire. bevuto neanche una birretta.

allora, alla luce di tutte queste considerazioni, l’unica spiegazione plausibile è che io questa notte son stato rapito dagli alieni.

mi son tirato su dal letto, infilato un paio di braghe, son venuto di corsa in studio che c’è un sacco di roba da fare.

stavolta i vecchi pomponi son loro, mica io.

è successo che mi han chiamato a fotografare in teatro un concorso per giovani suonatori di strumenti ad arco.

la prima sera è andata bene. la seconda sera prima di cominciare è arrivato lì il direttore artistico mi ha detto senti, ci sarebbe un problema, la giuria ha chiesto che il fotografo non fotografi i finalisti mentre suonano, per non disturbarli. quindi dovresti fotografarli solo quando arrivano sul palco che fanno l’inchino. per il resto devi essere invisibile e non devi emettere alcun rumore.

eh, gli ho risposto, allora vado a casa che facciam prima.

che quando arriva qualcuno che vuole spiegarmi come si fa il mio lavoro in genere cominciano subito a girarmi i maroni.

invece ho portato pazienza, abbiam discusso un attimo, gli ho detto di stare tranquillo che nessuno si sarebbe accorto della mia presenza.

insomma, poi son successe anche delle altre cose, con questo direttore, ci siamo incrociati di nuovo a fine serata, non sto qua a raccontarla per filo e per segno perchè non interessa a nessuno come è andata di preciso la faccenda.

sta di fatto che mi è sembrato che in tutte e due le serate i finalisti che si esibivano sul palco con i loro violini, le loro viole, i loro violoncelli, eran ragazzi che andavano dagli undici ai ventotto anni o giù di lì, non fossero assolutamente disturbati dalla mia presenza. anzi, appena si accorgevano che li stavo fotografando si mettevano anche un po’ in posa. e poi dopo il concerto venivano a chiedermi ma le foto per averle cosa dobbiam fare?

ecco posso sbagliarmi ma forse era la giuria, che era composta da persone che andavano dai settanta ai centoventi anni, ad esser disturbata dalla presenza del fotografo. e visto che per non disturbare la giuria io la seconda sera ho fatto delle foto che non son contento per niente, delle foto che ho fatto, che mi è toccato stare lontanissimo dal palco immobile senza spostarmi mai, adesso mi vien da dire a queste persone della giuria, al direttore artistico, che se è pur vero che continuano da quattrocento anni a suonare sempre gli stessi spartiti, è vero anche che la gente che quegli spartiti li suona nel frattempo un po’ è cambiata. e sarebbe il caso che se ne rendessero conto.

che noia.

tutta sta menata di internet dei blog dei fotoblog dei ciulablog dei feisbuc dei maispeis sarà anche bella, però ci son dei momenti mi sembra che è tutto così:

guardate le mie fotografie che belle che sono vi piacciono? dai dai ditemi che vi piacciono. dai dai dai e allora? vi piacciono? sono un bravo fotografo vero? ah che bravo che sono. dai ditemi che sono bravo. sono bravo. grazie.

e le robe che scrivo? son belle son divertenti son sagaci, vero? in quanti venite a leggere le robe belle divertenti sagaci che scrivo? andiamo a controllare. sì siete tanti. ah come siete tanti. e vi piace come scrivo? eh? dai dai dai son bravo? dai dai dai ditemi che son bravo. sono bravo. grazie.

e quando suono vi piace la roba che suono? son bravo vero? e che bel suono che esce dal mio amplificatore. ho un bel suono vero? dai ditemi che sono bravo. sono bravo. grazie.

e son bello e alto e simpatico vero? dai ditemi che sono bello alto e simpatico. sono bello vero? dai guardatemi che bello che alto che simpatico che sono. dai dai dai ditemi che sono bello alto e simpatico. sono bello alto e simpatico. grazie.

e mi volete bene? dai almeno un po’? dai dai dai ditemi che mi volete bene. mi volete bene? bene. grazie.

e pensare che fino a un po’ di tempo fa per appagare un po’ l’ego bastava che mi tiravo una sega.

vanagloria.

eh, vincere il premio per il blog dell’anno è difficile. però vedrai che pian pianino magari entro in top ten.

thousand.

voglie strane.

stringi stringi, se proprio si deve togliere tutti i fronzoli e fare un sunto, nella vita i comandi base, le robe essenziali che proprio non si può fare a meno son tre.

dormire mangiare scopare.

che dormire si deve. mangiare anche. se no si crepa.

scopare, se c’è da scopare, meglio. altrimenti è l’unico dei tre comandi base che può esser surrogato da qualcos’altro.

playstation. che quando uno non ha da scopare, dormire dorme mangiare mangia scopare non può, gioca con la playstation. era un esempio, la playstation. va bene anche il cucito. la moto. la chitarra. lost. yoga. racchettoni da spiaggia. body building. una di quelle robe che si fanno quando manca da scopare e in quanto surrogato diventa un comando base altrettanto essenziale.

tutto questo per dire che stanotte ho dormito niente, ho sonno. ieri ho mangiato tre biscotti, ho fame.

la verità vi farà liberi.

questa cosa avrei voluto scriverla un anno fa, poi mi sembrava un po’ una scemata priva di mordente, avevo lasciato perdere.

adesso, a distanza di un anno esatto è ancora una scemata priva di mordente non è cambiato nulla.

niente, questi posti dove vivo sono immersi nel verde, abbiamo le colline venete, la pedemontana le prealpi la valdobbiadene, son dei posti fighissimi le colline del prosecco, le chiamano, ce le invidiano tutti. poi c’è la strada del prosecco. poi arrivi nei paesi lungo la strada del prosecco arrivi a vittorio veneto sotto il cartello vittorio veneto c’è un cartello più piccolo c’è scritto città d’arte e del vino. mi pare. una roba così.

comunque.

questi posti immersi nel verde che ci si vive anche bene, la gente se la passa benissimo si spacca di prosecco. la mattina il pomeriggio la sera prima dopo durante i pasti. anche al lavoro spesso e volentieri, prosecco.

ci son degli effetti collaterali. alcuni banali prevedibili scontati, tipo la percentuale molto elevata di padri di famiglia alcolizzati in giro.

poi ci sono degli altri effetti collaterali. che non son visibili a tutti. per dirne uno, quelli che guidano poco secondo me ignorano l’esistenza di questo effetto collaterale che ora vado ad illustrare.

i trattori della vendemmia che in questo periodo per delle settimane girano per le strade portano l’uva vendemmiata dai vigneti alle cantine dove poi fanno il prosecco.

il fatto è che nessuno si lamenta di questa enorme rottura di coglioni rappresentata da un’orda di trattori lanciati a dieci chilometri orari lungo ogni strada percorribile nelle ore in cui normalmente la gente torna dal lavoro. che qui la gente ama il prosecco, non osano mica lamentarsi dei trattori che portano in giro l’uva. fanno finta di niente sopportano queste settimane di strade impraticabili nelle ore di punta. tanto poi arrivo a casa mi spacco di prosecco, pensano nelle loro macchinine piantate in colonna dietro i trattori.

io il prosecco mi fa cagare, vado a birra lo sanno tutti, nella mia macchinina piantata in colonna dietro i trattori mentre cerco di tornare a casa la sera provo a fare un esercizio di immaginazione mi immagino quei trattori anzichè l’uva, pieni di luppolo. solo che poi mi vien da dire, in un paese civile magari i trattori pieni di luppolo fanno una legge, un regolamento comunale, un codice della strada, che i trattori pieni di luppolo possono girare per strada solo dopo le nove di sera, faccio per dire.

ah, un’altra cosa, son passato a veder spinoza.it ieri veder se c’eran scritte cose nuove, in alto a destra nella pagina di spinoza.it c’era un riquadro pubblicitario, su spinoza.it hanno venduto uno spazio pubblicitario c’è la pubblicità di famiglia cristiana che vende la bibbia nel nuovo formato tascabile con guida alla lettura a colori solo sette euro e novanta. bene, ho pensato, bravi, fate gli illuminati andate a leggere spinoza.it fatevi due risate mentre ce lo piantano nel culo e fate finta di niente, che spinoza.it tira su come inserzionista famiglia cristiana.

ridi ridi che la mamma ha fatto gli gnocchi.

poi sono andato a veder la presentazione del libro di spinoza. che non tutti lo sanno, magari lo sanno tutti, c’è spinoza.it è un blog fan le battute su temi prevalentemente politici è divertente han fatto un libro.

che poi mi dite son pompone, non son pompone, quelli di spinoza.it fan ridere anche me ogni tanto vado a vederlo il blog scrivono delle robe anche geniali, solo ero lì alla presentazione si vantavano gli autori dei loro trentamila visitatori giornalieri del blog, dei novantamila amici su facebook, leggevano delle battute tratte dal libro che son poi tratte dal blog di spinoza.it ridevan tutti ridevo pure io.

però dentro, mi veniva su una roba, bravi, ridete, ridete, che intanto ce lo piantano nel culo.

trentanni e sentirli.

son poi trentadue e rotti.

allora, lunedì scorso ho fatto un giro in bici su per le colline slovene, era una bici da corsa vecchia non funzionava il cambio, mi han fatto male le gambe tutta la settimana.

venerdì inauguravano un negozio di skateboard snowboard quelle cose lì, ci è venuta voglia di andar lì a fare i cretini son partito da casa con lo skateboard che non lo usavo da quando avevo quindici anni lo tengo in camera fa arredamento.

che mi son vestito da skater son partito da casa me la son vista brutta è tutta discesa ho avuto tanta paura poi c’erano anche due salitine, son passato a prendere lello anche lui con lo skate siamo andati all’inaugurazione a spararci le pose c’erano i ragazzini gli skater veri ci guardavano cercavano di capire se per caso eravamo due vecchie glorie professionisti dello skate intervenuti all’inaugurazione o se eravamo due cialtroni.

eravamo due cialtroni.

oggi tutti questi esercizi fisici le biciclette gli skateboard ho le gambe che mi fan malissimo vado via tutto storto non lo so se arrivo a sera.

secondo me no.

venivo al lavoro stamattina, che son finite le ferie era ora, ascoltavo i notiziari alla radio diceva radiodue che in spagna inaugurano una mostra dedicata a federico fellini il regista.

ricordava radiodue che nel 1960 quando è uscito il film la dolce vita, di federico fellini il regista, in spagna era stato censurato dal regime franchista, sosteneva inoltre radiodue che dopo questa censura franchista, se oggi fosse ancora vivo fellini sarebbe doppiamente contento e onorato di questa mostra dedicata a lui in spagna.

posso sbagliare, ma secondo me mica tanto.

che se era ancora vivo federico fellini il regista, con tutte le rotture di balle che gli han procurato i franchisti che lo censuravano, così come quelli del vaticano che lo scomunicavano, se era ancora vivo altro che onorato, andava fin là gli cagava davanti al portone della sede espositiva.

chest pain waltz pt.V

quella cosa che ho raccontato una volta che mi hanno intervistato, ne parlavo qui in un post che si chiama un ricco omaggio un ricco tributo un ricco noscimento, ho raccontanto che l’amica psicologa di una mia amica aveva detto che secondo lei per affrontar la vita ho bisogno di alcuni strumenti, senza faccio fatica. la fotografia, la scrittura, la musica. la psicologa diceva anche che le donne le uso come degli strumenti. che lì sul momento quando è saltata fuori questa cosa un po’ mi ero spaventato. che intanto il verbo usare, riferito a una donna che mi piace, che fastidio. e poi anche strumento, addirittura. che parola brutta.

e invece aveva ragione, la psicologa.

che mi sono accorto, la signorina che in questi giorni non c’è e io di notte non dormo niente. la uso come uno strumento. quando c’è, intendo. si capisce quindi perchè non dormo.

in pratica, fa da apparato filtrante.

funziona così, quando dorme nella mia spalla, magari a lei sembra che sta solo dormendo, e invece fa una cosa bellissima neanche si accorge respira l’aria, la butta fuori e quell’aria la respiro poi io. prende il mondo, se lo tira dentro e poi lo fa uscire con il suo profumo addosso.

ecco. di notte, respirare l’aria senza che prima l’abbia filtrata lei, mi passa la voglia di dormire.

che poi chissà come la prende, che scrivo pubblicamente queste cose un po’ innamorate, conoscendola è facile che prima di salir sull’aereo per tornare qua mangia un panino con la cipolla.

non sarebbe neanche la prima volta.