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03.45, redenzione.

sono le tre e mezzo del mattino, non riesco a dormire, scrivo.
non riesco a dormire perchè oggi sono stato tutto il giorno a udine a prender su un lavoro, a parlare con delle agenzie, son partito da casa questa mattina alle nove, alle nove e mezzo mi hanno tamponato la macchina in un incrocio. che han fatto sembrare che era colpa mia, poi a pensarci bene colpa mia non era, domani mattina mi tocca tornare lì a litigare. queste cose, quando succedono, io poi non ci dormo la notte.

andare a udine oggi non ero da solo, c’era con me la mia account. sarebbe, l’account, per chi non ha dimestichezza, la persona che mi tiene poi i rapporti con le agenzie, che mi trova i lavori. chiamatela agente, chiamatela manager, chiamatela commerciale, account. e con la mia account collaboriamo da pochi mesi non ci conosciamo benissimo, siam lì che ci annusiamo. oggi, delle ore in macchina insieme un po’ abbiam parlato. ad un certo punto mi dice dovresti fare la fan page su facebook.
se non sapete fan page cosa vuol dire andate a cercare su wikipedia non è che posso spiegarvi sempre tutto io.
beh, le dico, non sono un artista di fama internazionale, che devo fare la fan page, e poi di fan mica ne ho, chi vuoi che si iscriva alla mia fan page, che sono uno stronzo, comunque se credi, se pensi sia utile, hai campo libero puoi mettere in piedi la mia fan page su facebook la gestisci poi tu.

ecco, appunto, lo sai cosa mi dicono certe persone quando vengono a sapere che sto lavorando con te?
cosa ti dicono?
dicono ma come fai a lavorare con tushio che è uno stronzo?
ma dai. e chi è che ti dice che sono uno stronzo?
questo non lo saprai mai.

che poi le ho detto dopo un po’, ma come fa la gente a dir che sono uno stronzo, ho fatto anche il sito del blog tutto rosa, non fa tenerezza?

eh, non basta, mi ha detto lei.

ci son rimasto male, fossi stato in lei avrei avuto una risposta migliore, avrei risposto che gli stronzi, anche a volerli pitturar di rosa, poi restano comunque quel che sono, degli stronzi pitturati di rosa.

ma va bene lo stesso, non è che poteva essere perfetta, la mia account, aver certe risposte pronte.

ad ogni modo, a voler tirare le somme, alcune considerazioni le posso anche fare.
una è che alla gente potrò anche stare sulle scatole, però qui sul blog ci son le statistiche delle visite, ogni giorno ci sono centinaia di persone che vengono a vedere cosa ho da scrivere cosa ho da fotografare. tre giorni fa, per dire, settecentoottantacinque visite documentate in un giorno, record.

e questa cosa volevo dirla solo per il piacere di dirla, non sapevo bene dove infilarla, l’ho infilata qui. volevo anche dire che quando vedo tutte queste visite al mio blog, mi vien difficile fare il superiore, far finta che è normale, per me non è normale che settecentoottantacinque persone al giorno vengano a veder cosa ho da scrivere, cosa ho da fotografare. no so dire se è una cosa bella o una cosa brutta, di certo l’ego un po’ me lo accarezza. quindi insomma volevo dire settecentoottantacinque, l’ho detto adesso. chissà poi se lo pensano tutti e settecentoottantacinque, che sono uno stronzo, il contatore delle visite questa informazione non la rileva.

poi c’è da dire anche un’altra cosa, così poi la sappiamo tutti e non stiamo più a nasconderci dietro al dito. se ho l’atteggiamento da stronzo non è perchè sono uno stronzo vero. è tutta una finta. mi serve per fare delle cose. la prima cosa, mi serve per tenere lontane le persone superficiali. quelli che mi vedono, mi parlano per cinque minuti e stabiliscono che sono uno stronzo, ecco quelle persone lì non mi interessa frequentarle. che i superficiali, se posso fare a meno di frequentarli, faccio a meno volentieri.
quelle persone invece che poi han voglia di capire il perchè e il percome, ecco, quelle son le persone che mi interessano.
poi mi è servito per arrivare fin qui. provate voi ad andar via di casa a diciannove anni e cominciare a cavarvela da soli facendo gli emozionali coi cuoricini. vi si mangiano vivi dopo dieci minuti. non mi sto vantando del fatto che sono andato via di casa a diciannove anni, sto solo dicendo che se ci provate, a cavarvela da soli emozionali coi cuoricini, vi si mangiano vivi per davvero, non scherzo.
e poi mi serve per fare il lavoro che faccio. lo so che qui intorno c’è pieno di gente che quando pensa alla fotografia pensa a un mondo fatto di tramonti, di pontili sul mare, di ritratti, di sperimentazione, di discussioni interminabili sui forum per stabilire una volta per tutte se la linea dell’orizzonte si deve tenerla storta o dritta, per litigare su quanta luce del flash assorbe un ombrellino. ecco, per me che mi ci guadagno da vivere da quattordici anni la fotografia è un’altra cosa. è amore e odio. e voglia di fare foto della madonna e litigare con le agenzie perchè i mei scatti devono costare cinque euro in più o in meno, è vivere nella speranza che settimana prossima mi firmino un preventivo per fotografare duecentocinquanta pezzi di carne del macellaio. è svegliarmi certe mattine con la voglia di andare a fotografare in bianco e nero su per le montagne, e altre mattine con la voglia di prender le macchine fotografiche spaccarle contro il muro e andare a cercare un altro lavoro, andare a lavorare nei campi.
il muso da stronzo viene puoi fuori da solo, non serve sforzarsi più di tanto.

due settimane fa mi han proposto di fare una mostra. sono più di dieci anni che non faccio una mostra con le mie fotografie, me lo han proposto tante volte dico sempre no grazie. perchè no? perchè secondo me le mostre fotografiche in italia sono una forma di masturbazione, e già pratico a sufficienza a casa.
rispondo così, in realtà penso un’altra cosa. la stessa cosa che ho pensato quando mi han proposto di fare questa mostra: sto sul culo a troppe persone, c’è il caso concreto che all’inaugurazione non viene nessuno ci troviamo lì in quattro io e gli organizzatori.

poi alla fine mi hanno convinto, si fa.
alla loggia del museo del cenedese a vittorio veneto, l’inaugurazione è sabato prossimo alle cinque del pomeriggio, vi aspetto lì.

 

e poi mi sono rotto il cazzo.

sono andato a teatro ieri sera, mi son seduto è iniziato lo spettacolo, hanno aperto il sipario è arrivato il freddo. che in platea si stava bene al caldino, appena si è aperto il sipario si vede che il palco non è riscaldato, tutto il freddo che c’era sul palco ci è venuto addosso, una ventata. e poi le vecchie maledette. che sono abituate a stare a casa a guardare la televisione a commentare ad alta voce coi mariti, e questa intuizione è di alce non mia, e allora si sentono in dovere di commentare ad alta voce tutto quel che succede sul palco. ma non hanno freddo a piedi nudi? cosa ha detto? è finito?
e poi i cellulari con la vibrazione che suonano per minuti interi, e le bestemmie. e poi ho iniziato a contare i colpi di tosse del pubblico ho smesso di contare dopo i primi cento. e poi guardavo le cose, i pannelli sul soffitto e sui lati del teatro angolati per riflettere tutta la voce che arriva dal palco verso il pubblico, le luci, come le avevan posizionate, quanto poco spazio c’è per le gambe sulle poltrone del teatro da ponte, quando mi sono alzato alla fine un mal di schiena. e poi guardavo come appoggiava i piedi la protagonista quando camminava, ad ogni passo le dita andavano ad appoggiarsi a terra a ventaglio, dal dito piccolo all’alluce.
e poi lo spettacolo finiva, finivano gli applausi, e poi quando sembrava che era finito tutto davvero si è affacciato l’assessore dalle quinte, e il pubblico a far l’applauso all’assessore, così per ridere. e viva il parroco ha detto alce. ma l’intuizione di viva il parroco è mia, mi stava citando.
e poi siamo andati a bere delle birre.
e poi sono andato a dormire.

cominciamo bene.

la prima morosa che limonavamo l’ho avuta in terza media.
ne ho avute anche prima, ma non limonavamo non le ho mai considerate vere morose quindi la prima morosa vera è stata lei.
abitava un po’ lontano e non uscivamo insieme però al sabato andavo a prenderla a scuola poi andavamo alla stazione delle corriere aspettavamo che arrivasse la sua. stavamo in disparte. limonavamo, appunto. odorava sempre un po’ di sudore. era estate, lei al sabato aveva l’ora di educazione fisica.
erano gli anni novanta era il periodo che non lo so se si usa ancora, che è da un po’ che non frequento ragazze delle medie, che avevamo il diario e il diario andava riempito di cagate. tipo le dediche.

come la barca lascia la scia io ti lascio la firma mia, per esempio.

e allora, niente, un sabato che eravamo lì a limonare mi ha chiesto se le davo il mio diario, così mi faceva le dediche. gliel’ho dato, me lo ha restituito la settimana dopo.
quando poi son tornato a casa mi son messo a sfogliare il mio diario, a veder che dediche mi aveva scritto, ho trovato due pagine con delle chiazze di bianchetto. non lo so come si chiama tecnicamente, c’erano questi barattolini col tappo e il pennellino pieni di una vernice bianca, serviva per passare il bianco sugli errori quando si scriveva a biro, passavi il bianco poi quando si asciugava ci potevi scrivere sopra. e non lo so se questi strumenti tecnologici allora molto in voga si usano ancora oggi, nelle scuole.
mi è venuta la curiosità di vedere cosa aveva dovuto correggere di così grosso, eran delle chiazze di bianchetto belle grandi, pensavo delle dediche che non le eran venute molto bene. e allora cosa ho fatto, mi son messo in controluce davanti a una finestra son riuscito a vedere cosa c’era sotto il bianchetto, due note.

le note sul diario non lo so se si usano ancora oggi, nel sistema scolastico, le note son quando il professore gli girano i cinque minuti ti scrive sul diario che non hai fatto i compiti, o che disturbi in classe, quelle cose lì, e poi devi farle firmare ai genitori.

insomma, quella settimana la mia morosa aveva preso due note, se le era fatte scrivere sul mio diario, poi le aveva cancellate per non far brutta figura.

ci son rimasto malissimo, che mi son sentito usato, la settimana dopo l’ho lasciata.
ed è stato con la mia prima morosa che mi è venuto il sospetto che da lì in avanti con le donne sarebbe stato sempre tutto un gran casino.

che meraviglia il natale.

ero in libreria, stavo girando tra i libri ne cercavo uno non avevo voglia di chiedere alla libraia.
anche perchè mi piace starci un po’, nelle librerie, me la prendo comoda.

davo le spalle alla porta ad un certo punto è entrato qualcuno, mentre guardavo le copertine sugli scaffali sentivo le voci dietro.

buongiorno sto cercando un libro da regalare. è per una signora sui sessantotto anni un po’ particolare.

ah.

eh.

e sa che libri legge di solito questa signora?

no.

silenzio.

 

gli sfizi bisogna levarseli tutti, son fatti apposta.

quando scrivo di fotografia a me sembra di ammorbare le persone con le mie tiritere, poi guardo le statistiche, che io qui dentro posso vedere quante visite ci sono ogni giorno, c’è pieno di gente.

e allora, cosa volete che vi dica, parliamo di fotografia.

è successo che mi sono emozionato. non in quella maniera becera che vedo spesso in giro. sembra che per fare delle fotografie si debba per forza contornarsi di un’aura da nerd romantici. così poi magari si tira su più figa. forse. non lo so, se lo fanno per tirare su più figa. io tutte le robe che ho fatto nella vita, la componente del tirar su figa è sempre stata molto forte. tipo suonare la chitarra, fare il giornalista, fare il fotografo, andare in giro con la moto, son tutte cose che ho sempre fatto soprattutto perchè mi piace farle, e poi anche perchè a farle si tira su più figa che a non farle.

però ho sempre cercato di mantenere un po’ di contegno. nel senso, nessuno mi ha mai sentito dire cose come vado in giro in moto perchè il brivido della follia che mi pervade inseguendo il sole che tramonta mi fa sentire vivo, o che fotografo perchè in quell’istante tocco l’anima di chi sto fotografando perdendomi con lei in un universo turbinante fatto di emozione, luce e gaiezza.

e mica per fare il vero maschio, che chi mi conosce bene sa che sotto questo fisico martoriato dalla vita batte un cuore insicuro e tremolante. semplicemente perchè non mi sono mai sentito in dovere di decorare le cose che faccio per farle sembrare più profonde di quel che sono. vale a dire già belle così senza bisogno di aggiungere fronzoli fatti di aggettivi messi a caso e buoni sentimenti.

e quindi, questa volta che voglio raccontare del fatto che mi sono emozionato, mi tocca fare tutto questo preambolo per non rischiare di fare la figura di quello che vuole far sembrare che tocca le anime e poi si perde negli universi turbinanti pieni di emozione.

ho iniziato a fotografare quando c’era la pellicola, avevo vent’anni, ne son passati quattordici, ho comprato una macchina fotografica russa poi mi sono appassionato alla fine avevo un corredo di cinque corpi macchina, obiettivi, accessori, due borsoni pieni di roba, andavo a fotografare matrimoni.
poi ho preso a lavorare negli studi fotografici pubblicitari importanti, negli studi usi le attrezzature dello studio, le mie macchine fotografiche son rimaste ferme nell’armadio per degli anni. anche perchè quando fotografi otto ore al giorno cinque giorni su sette per lavoro, il finesettimana la voglia di andare a fare foto per gli affari tuoi non ti sfiora. men che meno durante le vacanze. poi è arrivato il digitale, ho venduto tutte le mie vecchie macchine fotografiche a pellicola quando ancora valevano qualcosa.

quest’anno ho smesso di lavorare per gli studi fotografici degli altri, ho aperto il mio studio, ormai lo sanno anche i sassi, ho tutte le mie attrezzature digitali professionali, tra una cosa e l’altra mi ha preso un po’ di nostalgia per la pellicola, ho messo insieme un po’ di gente stiamo allestendo una camera oscura dentro il mio studio per fare sviluppo e stampa in bianco e nero, non pensiate che racconto questa cosa per fare pubblicità, si tratta di un’associazione di persone senza scopi di lucro. e cosa è successo, che se volevo rimettermi a fare qualche foto in pellicola bianco e nero mi serviva una macchina fotografica analogica, le mie le avevo vendute tutte anni fa. sono andato su ebay, ho fatto acquisti, è arrivata ieri. è una macchina fotografica che quando avevo vent’anni me la sognavo di notte, costava troppo. a quei tempi ne avevo due del modello appena inferiore, che costavano usate un milione, più o meno. questa costava ancora di più, mi sarebbe piaciuto averla, ma non ne valeva la pena, le mie andavano benissimo, era uno sfizio che non potevo levarmi.

beh, l’ho comprata. quaranta euro più spedizione.
è arrivata ieri, mi sono emozionato.

il problema è che tra questi c’è anche della gente a cui voglio del bene.

son partito con lo studio nuovo e anche se non ho scelto un momento storico propizio all’apertura di una nuova attività sta andando bene.

sono un po’ incarognito perchè quasi tutte le volte che i clienti mi chiedono dei preventivi poi mi sento dire che chiedo troppi soldi mentre invece a me sembra che sto chiedendo i soldi giusti e poi mi sento anche dire guarda che fotografi come te ne arrivano due a settimana certo magari non bravi come te ma chiedono meno e quindi i prezzi si abbassano per tutti.

e ad andare avanti così per dei mesi io ve lo assicuro le manie di persecuzione vengono a chiunque.

ora, lasciamo per un attimo perdere certi colleghi fotografi professionisti, quelli meno bravi di me, che vanno in giro con le braghe calate pur di lavorare, poi con loro me al vedo io, non preoccupatevi prima o poi chiuderanno bottega sommersi dai debiti e dalle loro orribili foto.

vorrei analizzare per un attimo un’altra problematica. c’è in giro un sacco di gente che fa il suo bel lavoro stipendiato che con la fotografia non c’entra nulla, un lavoro normale qualsiasi, o che sta a casa mantenuto da mamma e papà, o quel che è, che va in giro a far lavoretti. reportage, ritratti, matrimoni, fotografie per le agenzie pubblicitarie addirittura. gente brava a fotografare, mica per forza dei brocchi. gente che si è sbattuta per imparare a far delle foto come si deve e a forza di provarci i risultati si vedono anche.

solo, c’è un fatto, non è che esser bravi a fotografare sia sufficiente per poter dire di essere fotografi.

è successo che da alcuni anni si sta un pochino abusando della parola fotografo. si dovrebbe dire fotografo come si dice avvocato, chirurgo, professore di fisica quantistica, panettiere, netturbino, idraulico, cuoco.  il fotografo in quanto tale, anche se può sembrare fastidioso, è una figura professionale.

mi spiego, potete leggere tantissimi libri di anatomia, potete comprare anche delle attrezzature costose, tipo un camice verde, bisturi, ago e filo, potete fare anche molta pratica nella cantina di casa vostra, ma questo non farà di voi dei chirurghi. va da sè che se avete comprato una macchina fotografica da qualsiasimila euro, questo non basta a fare di voi dei fotografi. anche se le vostre fotografie sono belle e piacciono a tutti. ieri sera, vi faccio altri esempi così capite, ho detto una cosa molto intelligente e profonda mentre bevevo delle birre al bar, e la gente al tavolo ha molto apprezzato il mio pensiero. ma continuo a non essere un filosofo.

mi avvio a concludere, se no poi sembra solo il lamento di un pazzo. se volete fare i fotografi, se volete dire che siete dei fotografi, se volete farvi pagare dei soldini per le vostre fotografie, nessuno ve lo impedisce. a me personalmete fa anche piacere confrontarmi con dei colleghi bravi, mi stimola a fare sempre meglio. solo, abbiate la dignità e il coraggio di lasciare il vostro lavoro fisso con lo stipendio fisso, la tredicesima, le ferie pagate, le malattie pagate ed entrate a piedi pari nel grande mondo della fotografia professionale. che è fatto di attrezzature da comprare e da aggiornare e da riparare quando si rompono, di studi fotografici da allestire, di affitti, di mutui, di leasing, di fatture, di partite iva, di pagamenti a novanta giorni, di dichiarazioni dei redditi, di studi di settore, di tasse da pagare, di anticipi inps, di arrivare a fine mese coi soldini guadagnati fotografando. e poi voglio vedere se i soldini che chiederete per fare i vostri lavoretti cominceranno ad essere un po’ di più, non la miseria che chiedete adesso pur di togliervi lo sfizio di dire a voi stessi che siete fotografi.

se non ve la sentite, posso capirlo. continuate a godervi la tredicesima e usate la vostra attrezzatura per scattare tutte le fotografie che volete, ma vi prego non mettetevi a venderle. e fatevi entrare in testa che non c’è nulla di vergognoso nel definirvi fotoamatori.

grazie.

somewhere, sofia coppola, 2010

dove vai?

devo fare pipì torno subito.

metto in pausa?

no, tranquilla. dubito che atterrino i marziani proprio adesso. raccontami quel che succede mentre son di là che piscio.

allora, è su un materassino in piscina.

e cosa fa?

niente.
galleggia.
galleggia.
galleggia.
galleggia lentamente fuori campo.
ora è uscito fuori campo.

ma dai. e poi?

adesso sta scolando degli spaghetti.
sembrano scotti.
sì sì, son proprio scotti.
ora li mangia.

oh ma che film di merda.

eh.

manuale di sopravvivenza nei boschi.

prima o poi vi capiterà di andare a funghi con il babbo della signorina.

voi di funghi non ne saprete una mazza, lui invece ne saprà una più del demonio.

ad un certo punto troverete dei prataioli, lui comincerà a dirvi quanto sono buoni e poi vi spiegherà esiste anche un’altra varietà di prataioli ancora più buona, li riconosci perchè hanno le lamelle rosa e odorano di marijuana.

se siete ragazzi svegli e siete capaci di riconoscere al volo una domanda a trabocchetto risponderete marijuana? è un odore che non conosco.

cercate di non mettervi a ridere, nel dirlo.

un mondo migliore.

poi magari appena veniamo fuori dalle crisi di governo dalle crisi economiche dalle crisi internazionali dai politici che vanno in televisione dalle mogli dei politici dai condoni da tutte queste cose importanti facciamo una legge dove si dice che i vasetti di yogurt bianco dolce, ci deve essere scritto bello grande che è DOLCE.

porca puttana.

son soddisfazioni.

non scrivo mai lo so lo so lo so mi dispiace ho aperto lo studio qui è una fatica non ho tempo per fare le cose più essenziali, figuriamoci scrivere, ci vuol pazienza.

dopo lunga tribolazione mi è arrivato il telefono nuovo, ho pensato che era cosa buona provare a vendere quello vecchio, che mica faccio la collezione, di telefoni, ho fatto una foto veloce ho compilato il modulo ho mandato l’annuncio. su uno di quei siti di annunci, si chiama subito, questo sito. ho compilato, ho mandato il mio annuncio. dopo un po’ mi è arrivata una lettera elettronica diceva Ciao, Ti preghiamo di modificare il tuo annuncio in quanto viola la seguente regola di subito.it: non è consentito inserire foto prese da cataloghi. Ti ricordiamo inoltre che le immagini sono protette dalla legge sul copyright, per questo motivo non sono ammesse immagini copiate da altri siti.

la prossima volta che devo vendere qualcosa su internet, chiedo a un vicino di casa se la foto me la fa lui, cortesemente, che le mie son troppo belle.