Ultima

venerdì epifania.

son stato via quasi due settimane dallo studio dove lavoro di solito, son tornato oggi c’era radioerrediesse.

che abbiamo la radiofonia in diffusione per tutto lo stabile, studio fotografico, uffici e balle varie, la postazione di comando della radio diffusione è in ingresso.

allora cosa succede, che la persona che lavora lì in ingresso mette sempre la radio su radioerrediesse. che è una di quelle radio commerciali brutte che mettono dieci canzoni a rotazione sempre le stesse dieci tutto il giorno. vasco ligabue nannini antonacci jovanotti lady gaga giusi ferreri vasco ligabue nannini antonacci jovanotti lady gaga giusi ferreri vasco ligabue nannini antonacci jovanotti lady gaga giusi ferreri. che otto ore di fila a far lavorare la testa mentre cerchi di fare fotografie decenti, aver di sottofondo della musica di merda sempre la stessa è una roba brutta.

allora quando passo durante la pausa pranzo dalle parti della postazione di controllo della radio, di nascosto metto su radiodue. o su radiocapital. virginradio, delle volte. che non è che siano delle radio belle, però insomma, un po’ meglio di radioerrediesse. il problema è che dura poco, prima o poi la radio viene riposizionata su radioerrediesse non c’è niente da fare.

dicevo oggi sono arrivato in studio a lavorare, radioerrediesse. vasco, nannini eran solo le otto del mattino.

ed è successo che la mia giornata al lavoro è cominciata con un’epifania. una visione, per quelli che non sanno che roba è l’epifania. nella mia testa la mia giornata è iniziata con vasco che gli suona il campanello va ad aprire c’è la nannini tutta nuda. vasco la fa entrare la sdraia a pancia sotto sul divano e comincia a penetrarla analmente senza tanti convenevoli. e mentre son lì tutti e due sudati che godono e urlano di piacere nel salotto buono arriva un meteorite che colpisce la casa di vasco e li disintegra.

più tette per tutti.

il post intitolato porn for dummies ha battuto il post intitolato sommazione temporale sinaptica due a uno. nel senso che il post con la parola porn nel titolo ha avuto esattamente il doppio degli accessi.

a dimostrare che il cervello della gente va avanti a cazzo e figa, per dirla in maniera un po’ prosaica, concedetemi la schiettezza.

e allora cosa volete che vi dica, fanno bene i pubblicitari e mettere le donne nude ovunque anche nelle pubblicità della pastasciutta, ve le meritate.

scusatemi ma a fare questo mestiere mi capita ogni tanto che torno a casa la sera con l’umore un po’ così.

sommazione temporale sinaptica.

che quando scrivo nei titoli dei post robe che hanno a che fare col sesso, tipo porn for dummies, record di visite al mio blog. tutti di corsa a leggere. se scrivo nel titolo sommazione temporale sinaptica, ora voglio vedere in quanti venite a leggere le fesserie che scrivo.

comunque.

mi succede che a forza di correre in giro di lavorare sempre di dormire poco di mangiare quando capita mi si è incasinata la percezione temporale. venerdì stavo litigando con ginevra, finiamo di litigare le dico va bene dai mi dispiace scusami, ci vediamo domani.

perchè cosa succede domani?

ti laurei. ah no, domani è sabato, tu ti laurei martedì, ci vediam martedì.

lunedì chiamo un cliente gli dico guarda che mercoledì son dalle tue parti posso passare a trovarti? certo vieni pure. ieri era martedì, l’ho richiamato, scusa, quando ti ho detto che passavo? mi hai detto che passi domani, mercoledì. ah, gli ho detto io, mi era venuto il dubbio che ti avevo detto che passavo oggi che è martedì.

martedì mi chiama una cliente, dovevam fare un lavoro giovedì, non si riesce, lo rimandiamo a mercoledì della settimana dopo. va bene, nessun problema, buon finesettimana. e ho messo giù. la signorina era  lì davanti a me mi guarda, ma cosa dici alla gente buon fine settimana che siamo solo a martedì?

poi con la signorina dovevam prenotare in un posto per andarci venerdì sera, bisognava prenotare con almeno due giorni di anticipo. le ho detto sarà il caso che oggi pomeriggio chiamiamo per confermare.

no, possiam confermare anche domani c’è tempo.

ma cosa dici, le ho detto, due giorni di anticipo ci vogliono, per venerdì, oggi è mercoledì.

no scemo, guarda che mercoledì è domani.

ah, già.

lo so che a leggere sta cosa non ci capite niente. ecco, nella mia testa, ultimamente, non si capisce niente neanche lì.

porn for dummies pt.II

io lo sapevo che non eravam capaci.

avevo scritto un po’ di tempo fa di un sexy shop che hanno aperto in pieno centro a vittorio veneto.

ci son passato davanti settimana scorsa, hanno appeso un foglio dentro la vetrina c’è scritto che si trasferiscono.

mi si è stretto il cuore ho pensato cari concittadini vittoriesi, il fallimento di questa coraggiosa impresa è il fallimento di ognuno di noi.

 

certe volte la vita è cattiva pt.III

ero in macchina poco fa avevo la radio accesa. a radiodue c’era ospite vincenzo cerami che magari non tutti lo conoscono è uno scrittore sceneggiatore drammaturgo molto importante ha fatto un mare di roba giusto per capirci è quello che ha sceneggiato la vita è bella di benigni è uno con un bel curriculum. allora mentre guidavo raccontava cerami che prima che lui nascesse i suoi genitori avevano fatto un altro figlio che però è morto piccolissimo. e questo figlio che poi è morto si chiamava vincenzo. poi dopo un po’ di tempo è nato un altro bambino, e i suoi genitori hanno preso la decisione dal gusto discutibile di chiamare vincenzo anche lui. solo, vincenzo cerami che poi nella sua vita è stato allievo di pasolini è diventato poi un importante sceneggiatore, non è nato in un giorno qualsiasi, è nato il due novembre giorno dei morti. allora, il ricordo della sua infanzia è che ogni anno il giorno del suo compleanno tutti erano tristi, ogni anno il giorno del suo compleanno i genitori di vincenzo cerami lo portavano al cimitero, andavano a visitare una tomba con su scritto vincenzo cerami. dice vincenzo cerami che è stato lì che ha capito che la sua vita sarebbe stata un po’ complicata.

archivio mentale.

ogni fotografo che si rispetti ha in testa un bagaglio di immagini da cui attinge per fare le sue inquadrature, le sue luci.
che a forza di documentarsi, di veder le foto che fanno gli altri, il fotografo si stampa tutto nella testa e ogni volta che gli serve un’ispirazione va a pescare lì dentro.

e non è plagiare. ma una naturale e necessaria forma di reinterpretazione che serve a creare cose nuove.

ce l’ho anche io un bagaglio di immagini mentale, ma è molto piccolo. perchè sono pigro non ho mai tempo e voglia di andare a vedere cosa fanno gli altri fotografi e da sempre maschero questa pigrizia dietro la scusa che non mi va di copiare nessuno, che andare a vedere le idee e le luci degli altri mi inquinerebbe le mie idee la mia luce.

me la cavo solo perchè son fortunato che ho ancora voglia e passione e le idee le luci mi vengono fuori anche senza andare a documentarmi approfonditamente sui lavori dei miei colleghi.

il più delle volte vado a istinto. per dire, da qualche anno la parte più grossa del mio lavoro è far fotografie di arredamento, ultimamente meno perchè sto prendendo di nuovo altre strade, ma adesso questo non c’entra. e a fotografare arredamento per degli anni mi son sempre rifiutato di imparare a lavorare come lavora un fotografo di arredamento. questo discorso lo mollo qui perchè mi sono appena reso conto che se continuo a spiegare che differenza c’è tra fotografare un comodino con la testa di uno che fa il fotografo di comodini e invece fotografarlo con la testa di uno che fa finta di non aver mai visto un comodino in vita sua non ne vengo più fuori poi diventa una roba noiosa lascio stare tanto si è capito quel che intendo.

allora, dicevo, il bagaglio mentale di immagini da cui attingere e l’istinto del momento e fin qui ci siamo. poi ci son delle volte che per fare una fotografia il mio bagaglio di immagini è piccolo e non so dove andare a pescare e delle volte che l’istinto in quel momento lì per dei motivi suoi insondabili viene a mancare, mi tocca aggrapparmi a dei pensieri. che ne ho degli scatoloni pieni dentro la testa, catalogati, li tiro fuori per fare le fotografie. perchè quando le foto devono esprimere un sentimento l’unica maniera che ho per farle decentemente è attingere dalle mie emozioni. per dire, quelle volte che mi capita di dover fotografare una ragazza e devo fare una fotografia che trasmetta un po’ di carica erotica, mentre son lì che cerco la luce e l’inquadratura giusta smetto di pensare alla ragazza che devo fotografare e mi metto a pensare che sto facendo del sesso con la donna che amo. se devo fotografare un ragazzo e farlo sembrare affascinante, mi metto a pensare a quella volta che lavoravo come tecnico del suono all’arcigay di bologna e c’era uno che mi piaceva tanto mi ero quasi innamorato. se la foto poi deve esprimere rabbia, rivivo mentalmente l’incazzatura più grande della mia vita che non vi serve sapere qual è, e via così.
ne ho tanti di pensieri che uso per far le foto. li tiro fuori, smetto immediatamente di pensare a quel che ho davanti mi concentro sul pensiero che ho in testa e la foto viene fuori da sola.

da un paio di mesi ho inserito nell’archivo un pensiero nuovo molto bello ora ve lo racconto. ero a pordenone avevo accompagnato la signorina eravamo un po’ in anticipo ci siam bevuti un caffè in un bar e poi abbiam fatto due passi eravamo in questo caseggiato che c’è tra il centro di pordenone e la stazione dei treni ad un certo punto capitiamo davanti a una vetrina di una fumetteria chiusa abbandonata. ma abbandonata da anni. che quando l’han chiusa hanno messo dei fogli di carta da pacchi a coprire le vetrine dall’interno, col tempo son caduti giù, nelle vetrine ci son tutti i libri a fumetti le videocassette scoloriti dal sole e dal tempo, tutta una cosa monocromatica irreale, tra le due vetrine c’è la porta d’ingresso si vede dentro c’è il bancone della cassa, scaffali pieni di roba fumettistica tutto lasciato lì. mi ha preso una sensazione strana, che a passar davanti a queste vetrine è davvero una cosa impressionante sembra uno di quei film dove il mondo si è fermato a causa di un’epidemia, un’invasione di zombie, quelle cose lì e dopo degli anni le città sono deserte consumate dall’abbandono apocalittico. allora le ho chiesto, alla signorina, e a questo negozio cosa è successo?

mah, mi ha detto, era una fumetteria il titolare un giorno si è impiccato è rimasto tutto così.

non sapeva molto altro. un paio di giorni dopo ero in studio stavo parlando con michele che è di pordenone ha una discreta memoria storica gli ho chiesto della rivisteria, che si chiama rivisteria questo negozio abbandonato c’è l’insegna fuori. e mi ha raccontato michele che era di un signore che aveva un’edicola in centro e che poi un giorno aveva aperto anche questo negozio specializzato in manga giapponesi. e questo signore era di un’antipatia, di una scortesia rara. di quelli che quando entri nel suo negozio per comprare una cosa ti trattano come un pezzente, che ti fanno un piacere a badarti ad ascoltare le tue richieste, anche se hai da spendere dei bei soldi, che gli appassionati di fumetti io li ho visti li conosco escono dalle fumetterie con delle sporte piene di roba sacrificano buona parte dei loro proventi in questa loro passione. e allora niente, era un uomo molto scorbutico. poi un bel giorno, e parliamo di dieci anni fa, se vogliamo fidarci della memoria storica di michele, questo signore che a quanto pare era anche solo al mondo è andato in fallimento, ha preso è andato fino all’orrido della molassa si è tolto le scarpe le ha lasciate sul bordo della strada e si è buttato. che l’orrido della molassa sono andato a cercarmelo sulle fotografie satellitari di google, è un posto bellissimo appena viene bel tempo riaccendo la moto vado a farmici un giro non vedo l’ora che torni il caldo.

e il negozio come mai è rimasto lì abbandonato?
dice michele che con la storia del fallimento non son mai riusciti a mettersi d’accordo su come venderlo ci son state tutte delle beghe burocratiche non han più toccato niente.

e le scarpe? perchè ha mollato lì le scarpe?
dice michele che è una roba tipica ricorrente nei casi di suicidio quando le persone si buttano giù da grandi altezze, che lasciano lì le scarpe così poi qualcuno li trova schiantati anzichè rimanere dispersi per degli anni.
che non so se l’ha inventata al momento, questa cosa delle scarpe che i suicidi son soliti lasciarle lì per poi farsi ritrovare, non l’avevo mai sentita, comunque è una roba che sta in piedi è verosimile.

poi non mi bastava la memoria storica di michele sono andato a cercare su internet, della storia di questo negoziante non ho trovato nulla. l’unica roba ho trovato dei siti vecchi dove è segnalata e consigliata questa rivisteria specializzata in manga, con indirizzo e numero di telefono. che anche lì, è come se si fosse fermato il tempo a dieci anni fa, tutto congelato.

e insomma, tutta questa storia della fumetteria abbandonata in una maniera che sembra che il mondo si sia fermato per un’epidemia apocalittica, questo signore scorbutico che è fallito ed è andato a buttarsi nell’orrido della molassa lasciando lì le scarpe, questo pensiero l’ho messo nell’archivio insieme ai pensieri che uso per fare le foto, lo tengo lì prima o poi mi tornerà utile.

click.

ecco fatto, grazie mille.

ma me la fai vedere subito la foto?

no.

come no? dai sul monitorino della macchina.

no.

ma dai, perchè no?

perchè no.

catarsi.

sempre a correre che sto lavorando tanto non pranzo non ceno son sempre in giro non mi fermo mai, anche il sabato e la domenica che per tirare in piedi i mirabolanti progetti che ho in testa non mi posso fermare un attimo sta succedendo che faccio una vita discretamente disastrosa. con delle ripercussioni, dei risvolti, che io non lo so.

poi ho passato un finesettimana un po’ tribolato sono arrivato al lavoro lunedì insonne avevo addosso una cattiveria ho fatto delle foto devo dire un po’ strane molto belle son state anche molto apprezzate. poi ieri era martedì non avevo più la cattiveria avevo della stanchezza mentale che ero a pelo di esaurimento ho fatto delle foto ancora devo dire un po’ strane molto belle molto apprezzate, ma secondo me a guardarmi si intuiva che era il canto del cigno. ieri sera son tornato a casa non ne potevo più, eran due giorni di fila che non mangiavo che non dormivo mi son fatto una pasta come si deve, col pomodoro e il peperoncino, poi avevo in sospeso dei lavori ho deciso di ignorarli mi son messo sul divano a guardare un film non lo facevo da settimane, guardare un film tranquillo da solo sul divano con ozy che mi dormiva tra le gambe. sono anche andato a letto ad un’ora decente ho dormito sette ore filate questa mattina son tornato in studio, non capivo niente.

oggi ho fatto delle foto bruttissime non mi venivano non riuscivo a concentrarmi. e credo che sia per colpa del mangiare del non far nulla del dormire di ieri sera. son convinto, che è colpa del mio comportamento malsano di ieri sera.

poi c’era una foto da fare, veramente difficilissima, oltre al fatto che non riuscivo a concentrarmi, era già la terza volta che la rifacevo da capo e ancora non piaceva a nessuno nemmeno a me, ma era un foto proprio difficile. ad un certo punto è passato michele, mi fa oh, ma ancora non ne vieni fuori?

eh, puttanavacca no, non va bene.

mi ha detto michele ma insomma si può sapere che foto vogliono?

in pratica, se non ho capito male, una merda, però profumata.

mi raccomando la maglia di lana.

la signorina che ogni tanto parte va a far le sue gite a un bel momento mi ha detto vado a berlino con delle mie amiche un po’ di giorni.

e io che per quel che mi riguarda sono uno scavezzacollo e del mondo che mi gira intorno mi interesso ben poco, per quel che riguarda gli affetti divento invece protettivo, stavam parlando le ho detto comunque insomma state attente andare in giro la sera da sole per berlino, vuoi che ti procuro uno spray al peperoncino da portarti dietro che non si sa mai?

e lei che è scavezzacollo anche peggio di me mi ha detto ma no che poi mi vien l’ansia, girare con lo spray al peperoncino.

beh, le ho detto, potresti allora girare con una confezione di wurstel nella borsetta. poi se succede che gironzolando vi capita la sfiga di incontrare un autoctono maleintenzionato tiri fuori prontamente i wurstel dalla borsetta, glieli agiti davanti alla faccia poi li lanci lontano. e appena l’autoctono maleintenzionato parte a correre dietro ai wurstel per acchiapparli, voi scappate via.

la rivelazione.

a veder gli acquisti inaspettati che fanno i miei genitori, che dopo una vita di rotture di coglioni si possono ben permettere di levarsi qualche sfizio, capisco da dove arrivi almeno da un punto di vista strettamente genetico la mia compulsività nello spendere in continuazione carriolate di soldi in fesserie.