Ultima

cose da femminucce.

avete presente quella roba che si dice delle farfalle nello stomaco? ecco, io in tutta la mia vita non le ho mai sentite. non so, la immagino come una sensazione legata più che altro alla sfera femminile. per via delle farfalle, poco virili. beh, insomma, tagliando corto, che adesso non ho mica tanta voglia di scrivere, io le farfalle non le ho mai sentite, però questa notte, esattamente all’una e diciannove, mi si è seduto un varano di komodo sullo sterno e ci ha messo poi quattro ore prima di decidersi a levarsi di torno. dormito niente.
il varano è abbastanza virile, vero?

denti in polvere sulla lingua.

un paio d’anni fa collaboravo con uno studio fotografico, un giorno ascoltavo le chiacchiere di due grafici che lavoravano lì, parlavano di un coso, bit, bait, bite, non lo so di preciso come si chiama, è un aggeggio che usavano entrambi di notte da mettere in bocca per non rovinarsi i denti. che io son curioso, ero lì che ascoltavo, mi sono inserito nel discorso, mi han spiegato che entrambi avevano lo stesso problema, il bruxismo, si chiama, che di notte mentre dormivano digrignavano i denti fino a consumarseli. una cosa causata dal nervosismo, tipo. e allora dovevano usare sto bite che è un cuscinetto da tenere in bocca per non rovinarsi i denti.
e sul momento mi aveva fatto anche un’enorme tristezza, questa cosa, ho pensato ma guarda te questi pubblicitari stressati all’inverosimile, pensa un po’ come si riducono le persone a forza di far della vita di merda, li guardavo anche un po’ dall’alto in basso.
e invece, questa cosa di serrare le mascelle, un po’ ce l’ho sempre avuta anch’io. ma mica per lo stress, no. per la concentrazione. mi capitava soprattutto quando andavo in giro in moto, quando partivo i finesettimana a fare i miei giri, a correre come un matto su e giù per le montagne qui intorno, quando tornavo mi fermavo al bar a bere una birretta con gli amici, mi chiedevano come è andato il giro? bene, rispondevo io, ho un gran mal di denti.
che più mi facevano male i denti, più voleva dire che il giro in moto era stato bello e impegnativo. anche a suonare la chitarra, a fine concerto, mascelle stanche e denti doloranti. anche a far le foto difficili, certe volte, stessa cosa.
però, insomma, niente di grave. è come la gente che quando è concentrata la vedi lì con due centimetri di lingua che spunta fuori dalle labbra, di lato, un gesto inconsapevole.

da qualche settimana sta peggiorando.
io non lo so se son sempre concentrato, o se mi sto ammalando di bruxismo pure io, che vuol dire che son stressato, ma in quel caso dovrebbe succedermi solo di notte. a me in realtà sembra di stare sempre bene, da un po’ di tempo a questa parte. forse io sto bene ma il mio inconscio sta cercando di farmi capire che non condivide questo mio stare bene. sta di fatto che da qualche settimana, nemmeno ci faccio caso, ad un certo punto mi accorgo che ho le mascelle strette fortissimo. di continuo.

oggi ho sentito la polvere dei miei denti che si stanno consumando che mi gira in bocca. non è una bella sensazione.

i am satan.

io ottengo tutto quel che voglio. da sempre. non so spiegare come sia possibile, ma è così.

nel senso, non è che fino ad ora abbia desiderato di ottenere cose particolarmente inarrivabili. se volessi una ferrari o la pace nel mondo avrei probabilmente qualche difficoltà.

per il resto, a guardarmi indietro, tutte le volte che mi son messo in testa di avere per me qualcuno o qualcosa, in qualche maniera ci son sempre arrivato, ad ottenerlo.

con la pazienza, con la pazienza, con la pazienza, con la pazienza.

basta darmi tempo.

tira vento anche stasera.

sto scrivendo poco. qualche riga buttata qui e là quando proprio non posso farne a meno. ma cose lunghe non ne scrivo ormai da un po’.
ora, ammesso che i miei ritmi scrittori possano interessare ben poco ai più, io mi trovo a dar loro una certa importanza.
come mi è capitato di dichiarare recentemente, in un momento in cui ero in vena di dire delle banalità, tutti i gesti artistici, in modo particolare i miei, anche se definire artistici i miei gesti mi infastidisce, tutti i gesti artistici nascono essenzialmente da una situazione di disagio. nella stessa occasione ho dichiarato anche che quando uno sta bene in genere va in giro a far casino e a bere le birre, mica sta a casa a scrivere libri o testi di canzoni. fisicamente gli manca il tempo, a uno che sta bene, per fare queste cose artistiche. quando invece uno sta male, che è a disagio, gli passa la voglia di uscire a far casino e a bere le birre, sta a casa a far macerare il cervello. e a stare a casa a macerare, stai pur certo che lo trova il tempo per mettersi lì a scrivere, che le cose da scrivere hanno tutto il tempo per entrargli in testa e mettersi in ordine in frasi di senso compiuto.
e allora, ultimamente ho scritto proprio poco. è perchè sto bene. tanto. che nella mia vita son successe tutte delle cose che mi hanno rimesso in piedi, negli ultimi due o tre mesi son stato in giro tutto il tempo a far casino a bere le birre, mi è mancato il tempo per scrivere. mi tocca ammetterlo, in tutta la mia vita sono poche le volte che mi ricordo di essermi sentito così.
e invece, chi se l’aspettava, questa sera, son capitati un paio di piccoli eventi che mi hanno messo momentaneamente a disagio. che appena l’ho sentito arrivare, il disagio, poco fa, mi son detto e no dai cazzo no no no, non ora che va tutto bene. poi, invece, ho pensato anche, dai che ne approfittiamo, stasera è la volta buona che riesco a scrivere un po’ più di due righe.

appunti.

venerdì ne son capitate di tutti i colori. una giornata di merda che non si può immaginare, ma coi suoi risvolti positivi.

qui c’è qualcuno che gioca a far l’adulto senza averne nè l’età, nè la forza mentale.

non puoi, tanto per capirci, infilarti in situazioni complicate più grandi di te senza poi esser capace di venirne fuori da sola. e se poi per pararti il culo coinvolgi la gente che ti sta intorno, andando poi a incasinare le vite, della gente che ti sta intorno, eh, non va bene per niente. e se per vigliaccheria fai in modo di mettere questa gente l’una contro l’altra, e se poi vengo anche a scoprire che tra questa gente che stai incasinando mettendola l’una contro l’altra ci sono pure io, allora un errore più grosso di questo non potevi farlo, devi credermi.

mica per altro, è che mi trovi in un periodo in cui sono inattaccabile. ho troppe altre cose tanto più importanti per la testa, altri disastri, altri progetti.

quando un po’ di tempo fa dicevo che son felice, anche se mi tocca portarmi dietro un enorme giramento di coglioni, ecco, da venerdì mi son liberato anche di quell’enorme giramento di coglioni.
ora sono felice e basta. e va tutto bene. e anche se non va tutto bene per davvero, per lo meno non devo trascinarmi pesi inutili e imbarazzanti.

ultimo appunto mentale. ho una domanda che mi gira in testa, da più o meno una settimana, ancora non ho la risposta. quanto tempo ci vuole prima che un pensiero bello, fatto di attesa e tensione, di silenzio e distanza, di razionale paura e irrazionale voglia di far chilometri, quanto tempo ci vuole prima che una cosa così, una cosa bella, intendo, si trasformi in un pensiero fastidioso?

ma non ho tanta fretta di scoprirlo, per ora mi piace da matti così.

rettilario.

c’è una che ha un pitone di due metri che le gira per casa.
son tre mattine che si sveglia, si ritrova col pitone steso per lungo accanto a lei, immobile.

ho consultato mia sorella che è veterinaria dice che è una leggenda metropolitana che raccontano alle matricole in università. dicono che il pitone fa così, in pratica sta prendendo le misure per mangiarsi la sua padrona. mia sorella dice che nel dubbio, meglio se la tipa il suo pitone la notte lo tiene chiuso nel rettilario.

la mia ex morosa, che è veterinaria pure lei, quando le ho raccontato sta cosa, mi guarda e mi fa: ma se ne sta lì tutto duro?

a sentirla dire così, vaccaboia, è venuto duro a me.

le gite.

certe conversazioni sono illuminanti.

che a parlare di stronzate e andare in giro a far casino siamo dei professionisti, ma quando c’è da fare discorsi seri, siamo ancora più bravi.

prendere coscienza delle continue delusioni provocate dalla gente che ci gira attorno è il motivo scatenante dei suddetti discorsi seri.

negli ultimi tempi ho mandato a cagare un sacco di persone. eccezion fatta per una manciata di amici senza i quali credo farei una gran fatica a vivere, ma che comunque a pensarci bene non sono irrinunciabili nemmeno loro, per il resto mi son fatto il vuoto intorno.

per quanto mi sia venuto spontaneo, farmi il vuoto intorno, e io in genere vado matto per i mei processi mentali spontanei, arrivato ad un certo punto non ho potuto fare a meno di chiedermi il perchè.

il perchè avevo provato un po’ di tempo fa a spiegarlo addirittura a mia madre, come sempre preoccupata per la mia vita a suo modo di vedere assurda, ma senza riuscirci. forse non ce l’avevo ancora ben chiaro nella testa nemmeno io. e invece, al termine di una telefonata, poco fa, con una certa persona che come al solito non vi dico chi è, ho capito.

in poche righe, giusto per dare un’idea, poi volendo si potrebbe anche approfondire ma non è questa la sede.
negli ultimi dodici anni mi sono spaccato il culo per diventare quel che sono ora, e non parlo di prestigio sociale o economico, perchè non ne ho.
a conti fatti, per quale motivo dovrei attorniarmi di persone che si avvicinano dando a intendere di aver fatto le mie stesse fatiche, di avere le mie stesse attitudini, di avere le spalle larghe quanto le mie, e poi dover sopportare il fastidio di vedere quelle stesse persone crollare in maniera sistematicamente imbarazzante alla prima occasione?

se avessi voluto fare il maestro di vita e portarmi dietro dei discepoli, probabilmente avrei scelto un diverso percorso di studi, un diverso lavoro, persino una diversa faccia. e anche in quel caso, non avrei sopportato gli allievi che pensano di poter montare sull’autobus della gita senza prima essersi fatti un bell’anno di merda inchiodati all’ultimo banco della mia scuola.

sintomatico.

apro il libro nuovo. rileggo le tre pagine che ho scritto ieri sera, correggo gli errori, modifico qualcosa. finisco di correggere, mi metto a fissare il cursore che lampeggia. che freddo questa stanza quasi quasi vado ad accendere il riscaldamento, solo, se mi alzo adesso, mi scappa l’ispirazione. allora non mi alzo. e invece niente, il cursore lampeggia, niente da fare. eppure, prima, mi sembrava di essere ispirato, invece niente. forse più tardi. no, più tardi no, che devo andare da andrea a sistemare una chitarra. vado su internet per veder se mi sono arrivate delle lettere elettroniche. niente. non mi ha scritto nessuno. tre giorni che non mi scrive nessuno. e non c’è nemmeno un cazzo di postino da chiedergli scusi, son tre giorni che non mi arriva nulla non è che per caso si è perso qualcosa in giro, ha visto per caso qualche lettera indirizzata a me? no. niente postino a cui chiedere. tutto elettronico. tre giorni che nessuno mi scrive. aveva ragione quella mia amica di roma, che diceva sempre che l’elettronica ti toglie la carica emotiva. la carica emotiva non lo so, le litigate col postino quelle me le ha tolte di sicuro. boh, spegniamo il computer, che mi ha già scassato le balle, oggi non scrivo, non me l’ha mica ordinato il dottore di scrivere tutti i giorni. l’ultima volta che ci sono stato, dal dottore, mi ha detto che sono scarso di ferro nel sangue, di smettere di fumare e di mangiare più frutta e verdura, ma di scrivere tutti i giorni non ne ha parlato, son sicuro.

l’uomo delle donne degli altri.

no, perchè avendo deciso improvvisamente di redimermi e comprare finalmente un dannatissimo ipod, nell’attesa che la apple in persona si decida a recapitarmelo, nel frattempo mi son messo di buzzo buono a convertire in emmepitre decinaia e decinaia di dischi appartenenti alla mia ragguardevole collezione.
quindi, in buona sostanza, son bloccato in casa a smanettare davanti al computer.
avendo del tempo da passar qui davanti, mi son detto, dai che scrivo, tanto per cambiare. e cosa cazzo scrivo, stavolta? facciam che scrivo quel famoso post che mi ero rifiutato di scrivere un po’ di tempo fa, quello dell’uomo delle donne degli altri.

allora, da quando ho mollato la morosa all’inizio di questa estate, che mi vien da dire, viste le robe che son successe poi dopo, si stava meglio quando si stava peggio, comincia quasi a mancarmi, quella morosa lì, da quando ho mollato la morosa non son mica stato con le mani in mano. ogni tanto metto il naso fuori casa pure io, e quando lo faccio, bene o male qualche casino lo combino.
ora, non è che in questi pochi mesi abbia fatto chissà che numeri. che citando me stesso, son mica il dongiovanni, son mica il casanova. però tre o quattro tramacci li ho tirati in piedi.

non voglio stare qui a raccontare necessariamente i fatti miei con le donne, quelli non interessano a nessuno, la cosa interessante è che dalle recenti vicende mi son venute fuori delle considerazioni sociologiche interessanti

il lato sociologicamente pittoresco di questi tre o quattro tramacci che ho tirato in piedi recentemente è che tutte le volte si è trattato di donne che si trovavano, e per quel che mi è dato sapere ancora si trovano, ad esser svalvolate per l’uomo sbagliato nel momento sbagliato.

uomo che io identifico nel classico quarantenne sposato con prole, in piena crisi coniugale, di conseguenza affascinantissimo, che si trova – giustamente – un’amante e la farcisce di false promesse del tipo: eh, vedrai che entro breve trovo il coraggio di lasciarla (la moglie) e finalmente tu e io saremo liberi di amarci.

questa la situazione tipo. poi magari il quarantenne non era quarantenne con prole e moglie in crisi, ma più semplicemente un trentenne in crisi con la fidanzata, però, stringi stringi, la menata è sempre quella.

allora, ricapitolando. ci son sti uomini che son già sposati, fidanzati, in crisi, quel che è.

poi ci son le signorine, che fanno o hanno fatto la parte delle amanti e si trovano in quella situazione un po’ di merda in cui vive un’amante coinvolta. che gli amanti, di qualsiasi sesso siano, partono tutti che si ciula e basta, belli sereni e felici, poi dagli di tacco e dagli di punta, prima o poi si innamorano e cominciano a far vita di merda.
pure io ne so qualcosa, che ci son passato, quindi parlo con cognizione di causa.
dicevo, facendo vita di merda e vivendo in questa situazione in cui cominciano a starci in qualche maniera strette, le signorine amanti a lungo andare cominciano giustamente anche a guardarsi un po’ intorno, immagino con la voglia, l’istinto, magari pure inconsapevole, di salvarsi e di trovarsi altro da fare. e a questo punto sapete chi incontrano?

bravi.
il pelato con gli occhiali.

mica tutte insieme, per carità, una alla volta, mi hanno incontrato.

allora, cosa succede, succede che in veste di uomo libero, sereno, positivo e mediamente prestante, porto in giro le signorine amanti di qualcun altro, all’inizio inconsapevolmente, poi consapevolmente, del fatto che son svalvolate per un altro che le fa in qualche misura soffrire. e a forza di passarci del tempo, di farle ridere, di farle stare bene, qualcosa poi succede.
insomma, è normale. le capisco anche, ste povere donne, son lì che non ne possono più di sti qua in crisi coniugale, che le fanno vivere di merda, quando poi trovano un pelato simpatico, cosa vuoi, un po’ per ripicca, un po’ per reale necessità, prima o poi gli scappa anche di concedersi.

una cosa che mi vien da dire, io non lo so se son particolarmente fuori dal mondo, però se devo pensare alla mia esperienza di vita, le volte che stavo male per una donna, con gli strascichi dolorosi e compagnia bella, sarà anche poco carino ammetterlo, ma io sta donna che mi faceva stare male riuscivo a togliermela dalla testa solo quando mi capitava di trovare un’altra donna capace di farmi stare bene. a quel punto riprendevo coraggio, in qualche maniera cancellavo, col tempo eh, mica di botto, quella che mi faceva stare male e ricominciavo a stare bene con quella che mi faceva stare bene.
insomma, mi pare anche normale.

allora, il primo processo mentale sociologico, che vien fuori da tutta sta faccenda è:
ma insomma, sta qua che ho portato in giro fino ad ora, che con me ci sta bene, che limoniamo, magari ciuliamo anche, quel che è, le verrà anche naturale levarsi pian piano dalla testa quello che la fa stare male, e forza di stare bene con me vedrai che approfondiamo un minimo il rapporto, vien fuori anche una cosa un po’ carina, anzichè ciulare e limonare e basta, che così mi sembra di fare io la parte dell’amante, non mi piace proprio, come ruolo, farei volentieri a meno.

il primo processo mentale sociologico si è rivelato sbagliato. e di brutto.

il secondo processo mentale sociologico è:
ma questa qui, che ha perso la testa per uno che insieme a lei sta facendo delle gran corna alla sua fidanzata, o alla moglie sua ufficiale, a questa qui non le passa per l’anticamera della testa che se il suo sogno d’amore dovesse realizzarsi, poi si ritroverà ad essere a sua volta una fidanzata o una moglie di un uomo che non si fa, mi pare evidente, troppi problemi a riempirla poi di corna?

la risposta è no. non le passa per la testa. e se le passa per la testa, convive benissimo con questo pensiero. inspiegabilmente. e in culo all’emancipazione femminile, tra l’altro, ma tant’è.

il terzo processo mentale è:
ma io, che per limonare e ciulare a casaccio posso anche essere di bocca buona, la brutta della festa la riporto a casa sempre volentieri, ma per innamorarmi un pochino poi divento invece molto selettivo, posso considerarmi disposto a perdere la testa per delle donne talmente rincoglionite da non riuscire a uscire con un minimo di razionalità dal clichè dell’amante repressa e maltrattata da un uomo di merda?

la risposta è manco per il cazzo, grazie, ma preferisco passar la mano, ci pensi qualcun altro a salvarle.

quarto e ultimo processo mentale sociologico:
boiacane, ma le trovo tutte io le amanti incasinate?

a quanto pare sì. speriamo che passi sto periodo di merda, che comincio a non poterne più.