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buone pascualità.

sono un paio d’anni che faccio a meno della televisione. già ne guardavo poca, poi ad un certo punto basta, i programmi televisivi non entrano più a casa mia. che quando mi capita di parlarne con la gente alcuni si stupiscono, mi dicono ma come, tu che lavori nella comunicazione, come fai a non guardare la televisione? eh, non la guardo.
poi ogni tanto vengo a trovare i miei genitori, loro la televisione la guardano, la guardo pure io quando son qui. che dico dai vediamo cosa fanno vedere, vediamo i passi avanti nel mondo della comunicazione televisiva, le nuove frontiere degli spot pubblicitari.

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c’è un problema mica da ridere.

c’è qua la ozy, il cane che mi vive in casa, che settimana scorsa è stata in gita mi è tornata che non sta tanto bene. non sta tanto bene non saprei spiegare cosa, che a vederla è il solito cane dorme mangia beve caga combina casini corre come una matta da tutte le parti quando torno a casa. tutto normale come al solito. solo, fa di quelle scorregge, ma di continuo, una roba che non si respira.

e domani uguale.

va bene che mi piace fare quello che faccio, che lo decido io quanto e cosa fare non mi obbliga nessuno, va bene che non mi pesa pensare a lavorare quindici ore di fila. non mi pesa. però cazzo quindici ore di fila tutti i santi giorni, io non lo so.

esserci, non esserci.

il problema del lavoro che faccio è che devo metterci la testa. aver voglia. sempre.

allora ci son dei giorni che son quelli come oggi che vorrei poter chiudere tutto, dire va bene, ci pensiamo poi domani, se domani mi va.

e invece c’è della gente da vedere, c’è da andare in giro a vendermi, metter su il sorriso commerciale, dire delle cose brillanti, fare delle fotografie fatte bene, vedere poi altra gente, tenere dei corsi, spiegare delle cose, programmarne delle altre, far delle telefonate, guadagnare dei soldi per pagare le bollette.

non posso, chiudere tutto e dire va bene, vado a dormire. i clienti, riposatevi ci vediam domani non pensate a me. la macchina fotografica, dormi anche tu. i corsisti, ciao passate una buona notte. il telefono, dormi e non suonare fino a domani. le bollette, ciao.

e allora, cosa devo fare, tiro via dritto. che da fuori son bravo la differenza non la vede nessuno.

corso online avanzato di fotografia applicata pt.II

se la vostra settimana comincerà con uno shooting importante, per i neofiti shooting vuol dire servizio fotografico, e lunedì mattina dovrete fare lo scatto per una copertina di una rivista, sarà importante che la sera prima andiate a letto sereni, che facciate una bella dormita e che la mattina dopo facciate tutto con calma per raccogliere idee e concentrazione.

poi invece avrete passato una brutta serata e la nottata non sarà stata tanto serena. ma ci vorrà della pazienza ed esser forti.

se poi vi sarete dimenticati di pulire il bagno dello studio, che a forza di rimandare per una settimana il bagno non si sarà pulito da solo, e ci terrete a non fare una pessima figura con la modella e il resto dello staff, dopo questa brutta notte vi sveglierete una mezz’ora prima e correrete in studio utilizzando i trenta secondi fermi al semaforo per raccogliere le idee e concentrarvi.

il bagno sarà pulito e sarete belli freschi e contenti pronti a cominciare.

corso online avanzato di fotografia applicata.

quando dovrete andare a fotografare per un cliente nuovo, ad un evento molto importante in cui presenziano personalità di rilievo che arrivano da tutto il mondo, anche se dovrete svegliarvi presto e vi sveglierete con un mal di testa feroce, fate attenzione a quali braghe metterete su.

dico, fate attenzione, perchè potrà capitarvi di sbagliare e di mettere su quel paio di braghe con uno strappetto sul culo, che non le avete ancora buttate per via del fatto che nella vita non si sa mai, magari poi trovate il modo di ripararle, e nel frattempo son lì che girano nell’armadio.  ecco,  potrà capitarvi se non ci state attenti di mettere su per sbaglio le braghe con lo strappetto dietro, sul culo. e quando arriverete lì, tutti belli fighi tirati a lucido con la camicia nera che ultimamente a forza di far vita di merda anche la camicia nera quella stretta attillata ha ricominciato a starvi bene e i bottoni non tirano più sulla pancia, comincerete a gironzolare tutti fieri con la vostra macchina fotografica finchè non dovrete fare un’inquadratura bassa, e nell’abbassarvi vi si aprirà uno sbrago, sul culo, di una spanna buona. e nemmeno ve ne accorgerete. continuerete quindi a gironzolare finchè la cliente non vi dirà: ma tu proprio oggi dovevi metterti i pantaloni strappati?

sarà lì che, se non siete stati attenti e la mattina vi siete messi per sbaglio delle braghe che non andavano bene, vi ritroverete con mezzo culo di fuori. se sarete fortunati la cliente importante sarà anche una signora molto gentile, comprensiva, carina e materna quanto basta per portarvi in una stanzetta dove vi farà tirar giù le braghe e ve le ricucirà al volo con ago e filo d’emergenza mentre voi fate conversazione con lei in boxer a quadretti e calzini a righe.

poi dopo mille ringraziamenti tornerete a fotografare l’evento importante e la cucitura d’emergenza reggerà per circa dieci minuti, per poi ristrapparsi. l’unica soluzione, se non siete stati attenti la mattina e vi siete messi per sbaglio le braghe rotte, sarà andare in giro per il resto della giornata con su il cappotto che è lungo quanto basta per coprirvi il culo scoperto.

e la giornata, nonostante il meteo avesse previsto una settimana eccezionalmente fredda, sarà invece eccezionalmente calda.

se poi, sempre la stessa mattina, avrete anche deciso di usare quel deodorante nuovo costosissimo privo di gas privo di alcool talmente naturale da funzionare pochissimo, come deodorante, arriverete alle quattro del pomeriggio in condizioni abbastanza brutte, almeno per quanto riguarda gli odori che provengono dalle vostre ascelle.

siate disinvolti e fate i simpatici. tutto andrà bene.

cito testualmente pt.V

elton john, a guardarlo di profilo, quando è seduto al piano, e ha la giacca stretta, sembra un sacco di merda.

da un’opera di learco pignangoli.

domani chissà.

son dei giorni che ho tutti i computer impegnati in studio, a casa son provvisoriamente senza. e va anche bene perché a casa in questi giorni ci son stato poco il meno possibile. allora quando sono a casa, il meno possibile, ho internet sul telefonino la posta elettronica e le altre cose di internet le faccio dal telefonino. anche facebook, c’è l’applicazione, lo guardo dal telefonino. solo, questa applicazione sul telefonino deve avere qualche lacuna tecnologica, sbaglia gli avatar. gli avatar non è il film in tre dimensioni con pocahontas tutta blu. anche, è il film. gli avatar sono le foto che usiamo come foto dei profili su facebook, su skype, sui forum, la foto del profilo si chiama avatar. e questa cosa non la sapevo nemmeno io, che si chiamano avatar una volta una ragazza mi ha scritto un messaggio ma lo sai che hai proprio un bell’avatar? ma dai grazie. e che cos’è? poi mi ha spiegato.
la tiro lunga. che poi vi lamentate che la tiro lunga non arrivo mai al punto ora ci arrivo.
dicevo questa applicazione che fa girare facebook sul telefonino sbaglia gli avatar. vai a guardare, la mia amica ginevra compare con l’avatar del mio amico stefano. tutti dei casini inverte le foto a caso. mica per davvero, è solo un problema di visualizzazione sul telefonino. e allora, ieri stavo guardando facebook sul telefonino, al posto del mio solito avatar c’era una foto di hitler. adolf hitler, lui. ho pensato eh, porco cane. oggi son tornato a guardare se c’erano dei messaggi su facebook sul mio telefonino, che sarebbe bello se mi arrivassero dei messaggi e invece non mi arrivano io controllo lo stesso non si sa mai, al posto del mio avatar non c’è la mia foto solita, non c’è più nemmeno adolf hitler, meno male, c’é una bella foto di palmiro togliatti.

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mi sento come quando ci si siede su una puntina da disegno.

ecco, volevo dire in anticipo, che a dire le cose poi dopo son buoni tutti, volevo dire che se venite oggi alla mostra, all’inaugurazione, e poi ci rimanete male, che vi sembra poi di aver buttato via il vostro tempo per una cosa che non ne valeva la pena, volevo dire in anticipo che mi dispiace.

in vino veritas, dice.

ieri ero qua in studio insieme al mio socio fotografo stavamo fotografando delle bottiglie di vino per un cliente importante.

e la cosa bella del fotografare bottiglie di vino è che man mano che le fotografi poi le apri anche, quando ti vien sete.

con questo mio socio fotografo ci conosciamo da ormai sei o sette anni ho perso il conto, ci siamo visti crescere anche professionalmente, a parte il lato professionale ci siam sempre confrontati su quel che era poi anche un po’ la vita in generale, in questi anni.

poi tenendo conto che lui ha tre figli e si è separato dalla moglie da non molto, io che ultimamente ho i miei bei casini, le tematiche affrontate ieri una giornata intera chiusi in studio alla fine eran quelle. ad un certo punto tira fuori un discorso, era più o meno così, sai cosa mi sembra strano? che io nella mia vita non è che sia mai saltato da un letto all’altro e quei periodi così che son capitati son durati poi anche poco anche se non è che mi dispiacessero, che emozionalmente erano periodi belli e stimolanti. solo, le robe più belle, lavarmi i denti in bagno insieme ai miei figli, portarli in giro il finesettimana, svegliarmi con mia moglie, quelle son le cose che mi son sempre piaciute di più, che mi han dato qualcosa.

allora, quel che gli ho detto io, il fatto non è poi così strano. che io e te nella vita abbiamo sempre avuto delle situazioni lavorative complicate, delle esperienze stimolantissime ma sempre sull’orlo del chissà cosa mi succede domani. con tanti di quei problemi da risolvere ogni giorno che li sappiamo solo noi. e allora vien da sè che ci viene spontaneo andare a cercare la stabilità da un’altra parte, che quando ci siamo innamorati lo abbiam fatto a lungo termine cercando di costruire qualcosa. è compensazione.