certe volte le cose non funzionano. certe volte qualcuno ti tratta di merda. certe volte le morose ti lasciano. certe volte ti licenziano senza un buon motivo. certe volte ti muore la gente intorno. la vita è cattiva ma non l’ho inventata io. e se vai ad aprire il diario segreto di chiunque ci trovi dentro cose anche peggiori. nel mio di sicuro. io ho una visione evoluzionista. chi è forte sopravvive facile. chi è meno forte e si lascia sopraffare soccombe. chi è meno forte e impara a tirare avanti inventandosi dei sistemi che funzionano, poi è addirittura responsabile dell’evoluzione della specie.
Ultima
a stare sempre bene.
per essere felici, mi ha spiegato un mio amico qualche anno fa, serve imparare alla svelta due cose tanto importanti.
la prima: le curve bisogna farle tutte per bene, senza tagliarle.
la seconda: quando pieghi, butta dentro la spalla e porcaputtana spingi coi piedi su quelle pedane.
mi rendo conto che siano concetti ostici ai più, ma con me han sempre funzionato benissimo.
rettilario pt.II
sono un po’ di mattine, si accende la radiosveglia, apro gli occhi mi giro, c’è per terra un martello vicino al letto. che io non so da dove è spuntato fuori. se l’ho messo lì io, non saprei dire perchè e quando.
ieri, ero qui in studio, stavo parlando con uno degli allestitori, che loro se ne intendono di attrezzi per lavori manuali, gli raccontavo di questo martello che son dei giorni, mi sveglio, me lo ritrovo lì accanto al letto.
allora, questo mio amico allestitore, mi guarda, mi fa secondo me sta prendendo le misure, è meglio se durante la notte lo chiudi nel suo rettilario.
voglie strane?
ieri sera stavo tornando a casa, mi fermo a bere una birra, dentro al bar trovo uno che non vedevo da un po’ di tempo. mi vede col casco, la giacca della moto, mi fa ma come l’hai ricomprata? ma sei matto? pensavo che dopo l’incidente ti fosse passata la voglia.
eh, gli ho chiesto, tu nella vita sei mai stato male, ma male tanto per una donna?
eh sì, una volta. perchè?
male per davvero?
sì, male per davvero.
bravo. e dopo che sei stato male, ti è poi passata la voglia di figa?
no.
ecco, immaginavo. birretta?
dagli al pelato.
oggi a vittorio veneto ci son delle manifestazioni di anarchici, di black block, di nazi. non so bene. che c’è il gi otto. quando me l’han detto, che a vittorio veneto fanno il gi otto non ci volevo credere, non c’è nemmeno il mecdonald, a vittorio veneto, fanno il gi otto. comunque, son dieci giorni, in autostrada tornando dal lavoro trovo cortei di tipo venti auto della polizia, non sto esagerando, le ho contate, che scortano auto blu coi vetri scuri.
gente pelata con i basettoni le bretelle e il bomber che gira per i bed and breakfast, ce l’ha il mio amico lele, il bed and breakfast, mica racconto palle, a pasqua ero da lui, c’era pieno di nazi pelati. oggi che è sabato mi han detto che c’eran le manifestazioni dei black block degli anarchici non so bene, mi han detto ieri che la banca intesa in centro stavan mettendo su le barricate di legno sulle vetrine per evitare danni. allora, niente, io oggi ero a fare un servizio fotografico al mare, dalle parti di jesolo, son partito stamattina presto, son tornato oggi pomeriggio, ero anche vestito bene, braghe nere, camicia nera, tutto elegante che volevo fare bella figura con la cliente. arrivo al casello dell’autostrada a vittorio, che volevo tornare a casa, prima magari andavo alla coop a comprare le birre che stasera arriva il ghera se ho capito bene suoniamo da qualche parte non so ha organizzato lui una jam session, suona lui forse suono pure io, non ci ho capito ancora niente di cosa succede stasera, che io stavo lavorando ha organizzato lui, esco dall’autostrada al casello di vittorio due pattuglie della polizia mi han fermato subito.
che mi han visto pelato, con la camicia nera, mi han fermato mi han fatto scendere mi han perquisito come nei film americani mani sul tetto della fiesta, gambe larghe cosa ci fa lei qui. eh, ci abito. è da stamattina che sono in giro vorrei andare a casa abito qui a un chilometro.
documenti.
gli passo la patente, sulla patente c’è ancora la residenza vecchia di bergamo scritta davanti, la residenza nuova è scritta dietro bisogna togliere la patente dalla custodia di plastica.
non è vero. lei non abita qui. e uno tira fuori le manette.
eh, diobono, guarda dietro la patente, c’è scritto che abito qui.
ah, ha ragione.
sì, grazie, lo so.
e perchè è vestito di nero?
eh, figa, ero a lavorare, mi son vestito di nero.
che lavoro fa?
il fotografo.
mi han fatto tirare fuori dal bagagliaio la borsa delle macchine fotografiche, l’han perquisita.
uno indica il treppiede, i cavalletti gli stativi, questi sono oggetti contundenti.
no che non son contundenti, son stativi.
cosa sono?
stativi, mi servono per fotografare. oh, guardate che non ho tanta pazienza, se volete portarmi in questura facciam presto che ho un sacco di cose da fare e entro settimana prossima vi faccio mandare tutti a dirigere il traffico, altrimenti lasciatemi andare che tra poco mi arriva qui il ghera e ieri ho finito le birre devo andare a comprarle.
vada, vada.
arrivo alla coop, prendo su un carrello, entro dentro, la gente mi guarda strano.
cazzo hanno da guardare?
una mamma con la bimba piccola si tira la bimba vicino mentre sto passando, a proteggerla.
la guardo, le vado vicino, signora, stia tranquilla, gli oggetti contundenti li ho lasciati in macchina.
sorrido alla bambina.
riempio il carrello di birra pedavena, ventiquattro bottiglie da mezzo litro. ne avrei prese di più ma sullo scaffale eran solo quelle, prendo su altre due cose, vado alla cassa.
faccio la fila, la cassiera mi guarda male anche lei. deve essere una nuova, le cassiere della coop ormai le conosco tutte, ci vado sempre, alla coop.
esco fuori, pattuglia dei carabinieri.
prima quando sono entrato non c’erano. ora son qui, mi fermano col carrello mentre vado verso la macchina.
dove va lei?
eh, di nuovo? vado a casa.
e tutte quelle bottiglie?
sono per uso personale. ma non le bevo tutte in una volta, promesso. tra l’altro se le può interessare guardi qui, ho preso pure un tramezzino con la porchetta, una bottiglia di cocacola e una confezione di actimel. al cocco. il tramezzino magari lo mangio subito in macchina. vuole un actimel che glielo offro volentieri? è ottimo per ripristinare la flora batterica.
faccia poco lo spiritoso e mi faccia vedere i documenti.
e che due maroni, ecco i documenti.
la carta d’identità l’ho rinnovata da poco, c’è scritto che son residente a vittorio veneto.
intanto intorno si è fermata gente a guardare cosa succede.
e adesso dove va?
a casaaaaaa. senta, lo dico anche a lei, mi fate ripetere le cose mille volte, se volete portarmi in questura facciam presto che o un sacco di cose da fare eccetera eccetera.
vada vada.
son partito con la fiesta, la pattuglia mi ha seguito fino a casa. sono entrato dal cancello automatico, la pattuglia è andata via dritta.
a pensare che tutte ste pattuglie piene di cervelloni le pagano coi soldi delle mie tasse, un po’ ci vado via di testa.
riunione di condominio.
stappando la prima bottiglia di rosso, il presidente prende la parola.
signor segretario, a nome di tutti i condomini volevo complimentarmi con lei per la quantità di figa che abbiam visto passare da casa sua negli ultimi mesi. a lei l’onore di affettare la sopressa.
casa.
son due settimane che casa è un disastro. il divano è diventato una succursale del cesto dei panni sporchi. lo stendino nel bagno piccolo del ghera è diventato una succursale dell’armadio. in cucina ci son piatti non lavati, bottiglie di birra vuote, bollette da pagare e corrispondenza varia sul tavolo, scarpe dappertutto tranne che nella scarpiera. la tuta della moto è ancora sul divano grande. anche le chitarre, ce ne son due sulla rastrelliera, un’altra l’ho trovata nel bagno rosa, un’altra che ci ho suonato sabato scorso è ancora ferma nell’ingresso, stanotte mi son girato nel letto, ho sentito una roba dura puntata su un fianco, la stratocaster bianca, nel letto insieme a me. si vede che si sentiva sola anche lei, cercava compagnia. dovrei anche cambiar le lenzuola, tra l’altro. il tavolo del computer, appunti sparsi in giro, cd, altre bottiglie vuote. l’amplificatore della chitarra è in mezzo alla stanza, ci sbatto contro ogni mattina, mica lo tiro in parte.
che quando vado a casa dei miei amici, delle mie amiche, mi stupisco sempre che le loro case rispetto alla mia sembran più vissute, son piene di cose, anche in disordine, son belle da vedere.
solo, nelle ultime due settimane qui sta andando veramente un po’ tutto allo sfascio. ogni sera che torno dal lavoro mi guardo intorno, mi viene un senso di straniamento, mi viene l’istinto di girare i tacchi trovare qualcosa da fare fuori, tornare poi più tardi. che poi in effetti il più delle volte è così, che per fortuna c’è altro da fare fuori, e allora sto un po’ con ozy e lemmy che scodinzolano, poi doccia, poi esco.
e quando non c’è altro da far fuori, sto qua, mi guardo intorno, non ce la faccio a tirarmi su e cominciare a mettere ordine, pulire un po’. magari poi domenica pulisco, penso.
allora, ci ho fatto caso, da due settimane la mia testa è uguale a casa mia. le cose che ci son dentro son sempre le stesse di prima, solo, son tutte sparse in giro. che quando entro dentro la mia testa, mi viene un senso di straniamento, mi viene l’istinto di girare i tacchi trovare qualcosa da fare fuori.
magari poi domenica pulisco, penso.
goditela.
questa sera ho portato su dalla cantina la tuta della moto. tre anni che stava lì appesa. in un paio di occasioni mi era quasi venuta la voglia di provare a venderla, mi veniva una tristezza, ogni volta, vederla lì appesa al muro.
che ora mi sono inventato questa crisi posticcia dei trent’anni, che per sopperire a delle mancanze umane ed emotive ho fatto la minchiata di ricomprarmi la moto, devo ancora portarla a casa, vado a prenderla domani sera, già ne ho pieni i maroni di sta faccenda della moto, che mi sembra una tale scemata placare certi mostri mentali spendendo un mare di soldi con questa consapevolezza lancinante. e allora, niente, ormai siam qua che dobbiam ballare, balliamo. ho portato in casa la tuta integrale, tutta rinsecchita dura, la pelle, in alcuni punti ha iniziato anche a fare un po’ di muffa. l’ho pulita un po’, poi ho iniziato a spalmarla di nivea. la crema per le mani.
che la crema nivea non serve solo per farsi venire le mani belle e per facilitare i rapporti anali con le signorine di turno. no, la crema nivea è perfetta anche per rimettere in sesto la pelle delle tute da moto rimaste per tre anni a far polvere e muffa in cantina.
e a spalmare una tuta di crema, ci vuole un po’, uno fa in tempo a farsi venire anche un po’ di pensieri.
che l’ultima volta che l’ho avuta addosso, è stata quando mi son schiantato tre anni fa, quando son venuti a raschiarmi dall’asfalto, mi han portato con l’ambulanza al prontosoccorso mi han steso su un letto uno degli infermieri ha detto ti dobbiam togliere la tuta.
eh, gli ho detto io, toglietemela.
sei fratturato, dobbiam tagliarla con le forbici.
io avevo appena mandato in mille pezzi la moto, l’infermiere voleva pure disintegrarmi la tuta con le forbici, mi sembrava francamente un po’ troppo, gli ho detto non ci pensare nemmeno metti via quei forbicioni, ora la tuta me la togliete di dosso così com’è.
e me l’hanno poi tolta così com’era, senza tagliarla. che me l’han detto dopo le lastre, avevo tre fratture al bacino, lì per lì ancora non si sapeva cosa mi ero rotto di preciso, mentre mi levavano la tuta son stato anche bravo ho bestemmiato solo un pochino e piano, che se esageravo poi magari tiravano di nuovo fuori le forbici, non ne venivamo più fuori.
che quando uno casca in moto e non si fa niente perchè aveva su la tuta, poi gli amici motociclisti che lo vedono gli dicono eh, ti è andata bene, la tuta ti ha salvato il culo.
gli amici che venivano a trovarmi in ospedale questa cosa non potevano neanche dirmela, la mia tuta mi ha salvato tutto tranne che il culo. che le tute da moto hanno le protezioni da tutte le parti ma non sul culo. io ho sbattuto da tutte le parti culo compreso, tre fratture al bacino, due mesi poi a guardare il soffitto steso immobile su un letto. e alla fine dei due mesi, imparare di nuovo a camminare, da zero, che non ero più capace. questa cosa che a quasi trent’anni ho dovuto imparare a camminare, ogni volta che ci penso mi si apre il cuore, che mi sembra una cosa bellissima, ma ora questo discorso non c’entra.
allora, spalmavo la nivea, mi venivano questi pensieri. poi, mentre ero lì, mi arriva un messaggio di un’amica, mi chiede ma allora sei contento della moto nuova?
eh, che domande del cazzo, no che non son contento. eppure mi sembrava ben chiaro fin da quando ho iniziato a tirare in piedi tutta sta tiritera in questi giorni, riguardo la moto, che non son contento per niente.
shopping.
oggi mi è venuta fortissima la voglia di aspettare le sei, uscire dal lavoro e correre dal concessionario a comprare una moto.
il caso ha voluto che sia poi riuscito a trascinarmi fuori dalla sala posa solo verso le sette. è un periodo un po’ intenso, c’è veramente tanta roba da fotografare, oggi è andata per le lunghe.
e allora, cosa vuoi, a quel punto era tardi, son tornato dritto a casa.
ma mi è rimasto quel prurito, forte, mi sa che domani aspetto le sei esco dal lavoro e corro dal concessionario a comprarmi una moto.
quando c’è da sopperire a una mancanza umana ed emotiva, l’ego tende a suggerire l’acquisto di oggetti. e via di corsa a comprare chitarre dischi impianti stereo ad altissima fedeltà computer efficienti televisori giganteschi moto molto veloci.
mi diceva una mia amica che in fondo è normale, basta che questa cosa non diventi veramente compulsiva, e rendersi appunto conto che lo si sta facendo per premiarsi, aver coscienza dei propri disastri mentali.
io i miei disastri mentali li conosco alla perfezione, e sono anche ben cosciente del fatto che mi sto premiando per sopperire a delle mancanze umane ed emotive ogni volta che torno a casa con un’altra chitarra elettrica.
ma questa volta mi dà un fastidio enorme sapere che domani entro quest’ora conoscerò esattamente il valore in euro, fino all’ultimo centesimo, del mio disagio.
anche se potrei farne a meno, pagherò la moto a rate. così per uno o due anni, vedendo l’estratto conto, potrò ricordarmi almeno una volta al mese che sono una compulsivissima testa di cazzo esattamente come tutti gli altri.
gibox in tushioland.
a casa mia nuova ho due bagni. i doppi servizi, si dice.
il bagno presidenziale rosa che è quello che uso sempre e poi uno più piccolo che oltre al lavandino e alla tazza del cesso c’è anche la lavatrice. lo uso solo per far le lavatrici, questo bagno più piccolo.
che le prime volte che veniva il ghera a trovarmi nella casa nuova ha detto questo bagno qui è il mio.
in pratica, è come se glielo avessi intestato dal notaio, è roba sua.
è da matti, tutte le volte che ci entro dentro per far le mie lavatrici mi viene sto pensiero, penso va’ il bagno del ghera.
più tardi arriva qui che c’è da combinare dei casini anche arretrati, è da un po’ che non ci si vede come si deve. ho appena dato una pulita veloce al suo bagno, lo pulisco solo quando sta per arrivare lui.
alle fighe si intestano le case al mare e le mercedes decappottabili e il range rover.
agli amicissimi si intestano i cessi piccoli.