date loro dei croissant.

questa cosa ci ho messo un po’ a decidere se scriverla oppure no.

il motivo per non scriverla era questo: visto che si parlerà di una gita a venezia con la signorina, ma una gita non proprio nostra, una gita proposta e organizzata da degli amici suoi, che un po’ alla volta stanno diventando anche amici miei ma che tecnicamente sono appunto amici suoi, non vorrei che questi amici suoi che un po’ stanno diventando anche miei poi leggono queste mie riflessioni sulla gita a venezia e pensano anche giustamente madonna che pigna nel culo il moroso della nostra amica la prossima volta non lo invitiamo, che se ne stia a casa sua.

e allora avevo pensato di non scriver niente. poi però ho pensato anche beh mica è colpa degli amici della signorina se nel mondo succedono delle cose strane che mi danno da pensare e poi da scrivere. e quindi oh, amici della signorina, se capitate qui a leggere questa cosa per favore non prendetevela, io a voi vi voglio già bene come se eravate degli amici miei.

bon, la captatio benevolentiae l’ho scritta, adesso posso andare avanti.

dicevo, è andata così, dai che sabato pomeriggio andiamo tutti a venezia c’è l’art night.

volentieri, che cos’è l’art night?

è una cosa che dalle sei di sera fino a mezzanotte aprono tutti i musei, le fondazioni private, si entra gratis ne approfittiamo andiam giù andiamo a vedere la collezione peggy guggenheim, poi c’è il museo del vetro il museo del profumo poi andiam per bacari a bere e a mangiare poi prendiamo l’ultimo treno e si torna a casa.

bellissimo. va bene andiamo, ho detto. poi ho pensato, eh, di sabato con le entrate gratis a venezia, vedrai che troiaio. ma me lo son tenuto per me. che ho pensato anche dai su stai sereno.

siamo andati. un troiaio.

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(bello questo finale. quasi quasi questo post lo tronco qui, che fa un bell’effetto, anche se volevo andare avanti a scrivere e a raccontare il casino che c’era dentro al guggenheim, veder il popolo che transumava in massa davanti alle opere senza capire un tubo, la sensazione che a volerla descrivere è una sensazione così: le opere d’arte sono riservate agli intellettuali paganti, ma per una volta apriamo la porta anche a voi zotici poveracci ignoranti così vi facciam contenti, dai su entrate, guardate senza capire niente e fate presto che c’è la fila. ecco, magari cercate di non sporcare troppo, l’uscita è da quella parte, grazie)

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