il senso della vita.

sabato ero da solo senza la signorina che aveva le sue cose da fare, ho pulito casa poi sono andato a fare un giro in bici.

che tra una cosa e l’altra era un mese che non uscivo a pedalare, voi che siete miei lettori abituali sapete tutto sulle mie crisi dei quarantanni premature sulle mie bici sulle scemate mie varie non devo spiegarvi niente, quelli che invece son capitati qui per caso andate indietro a leggere se avete voglia se non avete voglia ve la faccio breve, è un annetto che mi son messo a pedalare faccio dei giri in bici.

e allora, visto che era un mese che non pedalavo, e col fatto che la vita è cattiva, nonostante sia un anno che ho smesso di fumare completamente, la vita ultimamente è stata un po’ cattiva, nelle ultime due settimane ho ceduto alle tentazioni ho fumato tre sigarette, devo dire che sabato fisicamente non ero proprio pronto preparato tonico in pieno allenamento.

ed erano dei mesi che pur avendo fatto fino ad ora dei giri anche molto lunghi molto impegnativi con dei dislivelli mica da ridere erano appunto dei mesi che dicevo alla signorina che prima o poi dovevo provare ad andare su in cansiglio partendo qua da vittorio. chi è di queste parti sa di cosa sto parlando, per gli altri basta sapere che è una strada in salita ma in salita di quelle cattive che in dieci chilometri va su di mille metri d’altitudione. che per uno bravo e allenato è fattibile, ma per me che sono un cialtrone trentaseienne grande bevitore di birra ex fumatore con qualche problemino di asma invece è una robetta non indifferente. insomma eran mesi che dicevo devo farlo ma mi era sempre mancato il coraggio. che quella salita lì è proprio tosta mi faceva paura.

sabato son partito in bici, ho fatto un rapido pensiero ho pensato bene è un mese che non mi muovo che bevo birre che ho rifumato delle sigarette dove posso andare a fare un giretto tranquillo oggi per rimettermi a posto? su in cansiglio partendo da vittorio. così crepo, e non se ne parla più.

e allora cosa dovevo fare, son partito in salita. sono arrivato su in cima, pensavo di non farcela, e invece sono andato su tutto d’un colpo non mi son dovuto fermare per riprendere fiato, evitare che mi scoppiasse il cuore, pensavo che dopo un mese fermo non ce l’avrei fatta, e invece sono arrivato in cima son stato bravo, son soddisfazioni.

solo che mentre andavo su, per non cedere alla tentazione di fermarmi, o addirittura di girar la bici e tornare indietro, che era dura davvero, tenevo impegnata la testa con riflessioni molto profonde. che sta arrivando l’autunno, lungo la strada ci son parecchi alberi di castagne, ad andare su in cansiglio, non le castagne normali, le castagne matte. lo sapete tutti, quelle grosse, non si è mai capito se si possono mangiare oppure no, nessuno ci ha mai provato, beh insomma pedalavo guardavo in basso per non guardare avanti, tutti quelli che vanno in montagna, a piedi, in bici, quel che è, la prima cosa che gli dicono è quando sei stanco non guardare avanti, non guardare la salita. cammina, pedala, fai quel che devi fare e guarda per terra. se no il cervello vede la salita e ti fa mollare, ti spaventa ti convince che non ce la fai e molli di sicuro.

e infatti io ad un certo punto pedalavo, guardavo per terra, vedevo le castagne matte che eran cadute in strada, le macchine che eran passate le avevano schiacciate. e c’erano tante di queste castagne matte sfrappolate per terra. e siccome aveva piovuto c’era bagnato, c’era anche pieno di slacai.

in italiano si chiamano limacce, son le lumache senza il guscio, qui in veneto le chiamano slacai, che evidentemente questi slacai a differenza di noi uomini che le castagne matte non le calcoliamo neanche nel nostro piano alimentare, loro le castagne matte invece le tengono in grande considerazione, era pieno di slacai che correvano sull’asfalto a mangiarsi queste castagne matte schiacciate. solo, bisogna dire, guardando per terra, un grandissimo numero di questi slacai giaceva a sua volta sfrappolato sempre dagli pneumatici delle macchine.

tutto questo pedalare guardando questo sfrappolamento generale di castagne e slacai sull’asfalto, tutta questa distruzione e morte, mi ha portato poi ieri, che era domenica, a interrogarmi in presenza della signorina davanti a una pizza su quale sia il senso della vita.

eran delle riflessioni che non facevo dai tempi delle superiori, chiedermi che senso abbia stare al mondo, ieri ho passato un paio d’orette a riflettere su cosa ci stiamo a fare qui.

un’altra cosa che col senso della vita non c’entra, ma c’entra col giro in bici, è uscito un disco nuovo dei black stone cherry, che sono un gruppo niente male a me piacciono molto ogni volta che fanno un album capitano a fagiolo in un periodo della mia vita un po’ così, anche quando era uscito tre anni fa il loro penultimo disco hanno in qualche modo contribuito ad evitare che la mia testa se ne andasse definitivamente allo sfacelo. adesso in questi giorni è uscito il loro disco nuovo e mentre andavo su per la salita pensando agli slacai sfrappolati mi girava in testa il ritornello di questa canzone loro nuova del disco appena uscito e andando su per la strada pedalando mi son ritrovato anche a cantarlo a voce molto alta questo ritornello. sapete quando vi entra in testa una canzone e non vi molla più continuate a cantarvela senza riuscire a mandarla via. e devo dire che anche questa volta il disco dei black stone cherry, pur sembrandomi così ai primi ascolti meno bello rispetto ai precedenti, avrà un ruolo nell’evitarmi un altro sfacelo mentale. la canzone di cui sto parlando ve la metto qui. che se non l’avete mai sentita potrebbe piacere anche a voi, se invece ve l’ho fatta ascoltare ieri in macchina ma magari eravate distratti da altre cose l’avete sentita un po’ male e non vi è piaciuta molto, ora potete darle una seconda possibilità, chi lo sa può essere che a riascoltarla con calma ora vi possa piacere un po’ di più. e se poi invece non vi piace proprio per niente, pazienza.

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