il segno di una resa invincibile pt.XI

e poi dicono che non ci sono i soldi. dieci di sera, padova-dolo in sei minuti, incrociati otto suv e due porsche.

dolo-porto marghera, tre minuti. e mezzo minuto perso al semaforo di mira. corpi neri in offerta speciale che agitano gambe chilometriche dove le strade non hanno un nome e al bar una radiolina che gracchia canzoni, invadendo l’aria insieme all’aroma del caffè d’inizio turno, dove piccoli uomini si muovono verso l’orizzonte metallico illuminato al neon del petrolchimico.

supero due vecchi autobus lenti e vuoti, quelli arancioni dei viaggi verso la scuola, pieni di sogni scaduti, buoni allora per amplificare la solitudine e mitizzare il volto di una sconosciuta, perfetti per consumare l’adrenalina del primo appuntamento e trattenere le lacrime del primo addio.

I’m drivin’ a stolen car / down on the eldrige avenue.
mi sento come i  protagonisti  delle vecchie canzoni di springsteen, che neanche mi è mai piaciuto.
aspetto sempre che mi prendano / ma non accade mai.

allora, calma, ripartiamo daccapo. ho letto donna moderna, grazia, io donna e pure marie claire.
gli oroscopi non li guardo, ma i test per scoprire che genere d’uomo cercano le donne, quelli li ho fatti tutti.
bello, interessante ma umile, che dia sicurezza ma che sappia essere un bambinone, macho ma sensibile, lavoratore ambizioso e casalingo provetto, intellettuale ma anche selvaggio.

mi è venuto il sospetto che quest’uomo non esista. ma tenendo conto che nella vita ho compiuto un mare di errori, preferisco accettare il mio fallimento.
lui esiste, sono io che sbaglio, che continuo ad essere il mio autoritratto in bianco e nero.
e allora ci vuol pazienza.

 

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